Non una campagna elettorale di un mese e mezzo appena, in vista della conquista di palazzo degli Elefanti ma la nascita di una formazione di lunga durata, pungolo e stimolo al fianco dell’amministrazione che verrà.

Nel ribadire la sua rinuncia alla sindacatura, la magistrata Marisa Agagnino ha riproposto il “Non perdiamoci di vista” di morettiana memoria, per non abbandonare una città allo sbando, per tentare di risollevarne le sorti. Insieme.

Insieme a tutti coloro che l’hanno incoraggiata e che le sarebbero stati al fianco nell’ipotesi di una sua candidatura alla poltrona di sindaco di Catania. Insieme con un programma, quello della nascita di un Centro studi, da cui ripartire per portare avanti tanti piccoli-grandi progetti concreti, impianti sportivi, culturali, proposte per Catania.

Marisa Acagnino ha incontrato tutti coloro che l’hanno sostenuta e incoraggiata a tentare la conquista della poltrona di prima cittadina catanese, solo pochi giorni fa, nella saletta di un hotel del centro storico di Catania.

Ha ripercorso l’iter che l’aveva portata a pensare di candidarsi. Ha parlato delle sollecitazioni di persone vicine al presidente della Regione Crocetta, stimoli, inviti poi ritirati.

“Un’esperienza comunque positiva -ha detto- perché mi ha fatto conoscere tante belle persone”.

Sono coloro che fanno parte dei gruppi d’acquisto solidale che collega i produttori ai consumatori, i tanti che formano la rete del volontariato laico e cattolico, del mondo della cooperazione, di quello della cultura, del teatro, dello sport come i Briganti di Librino. Altri, cittadini senza sigle e targhe ma con tanta voglia di cambiare.

La Acagnino e i suoi sostenitori avevano individuato gli sprechi evidenti in questa città, il teatro Moncada di Librino, la struttura fatiscente dell’ex mercato ortofrutticolo, il Palanitta, solo per citarne alcuni.

“Ma -ha detto la magistrata- man mano che cresceva il numero di persone che si incontravano e si confrontavano sui problemi seri di Catania, i sostenitori politici si ritraevano, si ritiravano e ritiravano il loro appoggio. Non mi fu concesso nemmeno di partecipare alla primarie”.

Così le fu imposta la scelta tra due possibilità: candidarsi senza appoggi o non candidarsi. Marisa Acagnino ha scelto la seconda, continuando, però, a lavorare per non dispendere il patrimonio di energie e di speranze che la sua candidatura, appena ventilata, aveva fatto nascere.

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One Response to “Marisa Acagnino, un centro studi per Catania”

  1. vorrei suggerire alla magistrata che mostra di avere coraggio civico e interesse alla partecipazione pubblica di organizzare o provocare interventi di esperti in economia per offrire critiche sagge alle scelte politiche anche locali e per contribuire ad una svolta nella pratica giudiziaria che ha visto nell’uso alternativo del diritto , l’unico strumento per innovare e creare figure di reato al limite se non contro i dettati costituzionali. Un tema di studio potrebbe essere fondato sul silenzio di tanti cittadini che assistono impotenti alla rovina del territorio e che nulla fanno per sollecitare l’intervento riparatore di quanti sono capaci di suggerire le manovre giuste. Un esempio è presto fatto: si leggono di interventi promossi dall’ANCE per gli interventi di adeguamento sismico degli edifici. E’ chiaramente una mossa volta a procurare introiti sostanziosi alle casse di tante belle imprese edili. Senonchè sotto la proposta c’è un interrogativo legato alle leggi che regolano e prevedono l’adeguamento o il miglioramento sismico degli edifici.Bisogna sapere ,allora, quante liti vengono imbastite e quanta gente ci perde la vita per aver magari denunziato il pericolo di crollo di un edificio costituito da piani sovrapposti abusivi e poi aver ottenuto decisioni o provvedimenti inutili per non dire consolatori per chi ha eluso le norme antismiche? Intervenire su questo settore per svegliare le coscienze forse è un bene. Chissà.

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