Non è solo un luogo in cui si rifugiano e si riproducono specie di pipistrelli minacciate di estinzione, la Grotta Palombara è una cavità carsica interessante anche dal punto di vista geologico ed archeologico. Un luogo da tutelare, dunque. E in effetti dal 1998 è stata istituita la Riserva Integrale Grotta Palombara per proteggere la grotta nel suo complesso e la sua “fauna cavernicola”, in particolare la “folta colonia polispecifica di pipistrelli” che la utilizza per riprodursi e svezzare i piccoli.

A chi è stato dato l’incarico di vigilare su questa RNI (riserva naturale integrata) e salvaguardare i suoi pipistrelli, riconosciuti -da una direttiva comunitaria del 1992- come specie da tutelare? Al Cutgana, Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali e degli Agroecosistemi, un Ente universitario multidisciplinare, già sotto i riflettori dei media e sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica per storie poco chiare di nepotismo e di gestione di fondi pubblici.

Nel caso della Grotta Palombara il Cutgana è ‘sotto osservazione’ per altro, vale a dire per il modo in cui svolge il suo compito di gestione che dovrebbe esser caratterizzato, vista la natura dell’Ente, non solo dal monitoraggio dello stato della grotta e della conservazione della sua colonia di chirotteri, ma anche da studi che permettano di evidenziare tempestivamente eventuali problemi di conservazione delle specie.

Ad esprimere dubbi sul ruolo svolto dal Cutgana é la Federazione Speleologica Regionale Siciliana che, in un articolato Comunicato, evidenzia come il mancato monitoraggio sia particolarmente grave perchè non sono state verificate le conseguenze del posizionamento (fatto dal Cutgana nel 2004) di un cancello a sbarre orizzontali nell’unico ingresso della grotta.

Questa nuova struttura, secondo la FSRS, potrebbe avere avuto un impatto negativo sulla colonia di pipistrelli. Recenti studi sembrerebbero dimostrare, infatti, che cancelli di questo tipo, pur essendo conformi alle direttive di quel tempo, ostacolino il passaggio dei chirotteri appartenenti alla specie Miniopterus schreibersii, che tendono ad abbandonare il rifugio.

Proprio per questo gli speleologi hanno chiesto più volte all’Ente gestore di rimuovere il cancello, senza tuttavia nessun risultato.

La federazione Speleologica denuncia inoltre che non sia stata mai pubblicata la dettagliata relazione consegnata al Cutgana dallo studioso sardo Mauro Mucedda, che aveva effettuato, tra il 2004 e il 2005, dei rilevamenti sulle specie di chirotteri che frequentavano la grotta monitorando anche i comportamenti tenuti da questi esemplari durante le varie stagioni dell’anno.

C’è di più. Il Cutgana avrebbe pubblicato su varie testate cartacee e sul web l’annuncio di aver iniziato il monitoraggio della colonia di chirotteri alla Grotta Palombara e di averlo fatto in collaborazione con alcuni gruppi speleologici locali. Ma i gruppi speleologici chiamati in causa dichiarano “di non aver mai svolto alcun monitoraggio ed i risultati di tale studio non sono mai stati resi noti.”

Ritenendo che l’Ente gestore non eserciti adeguatamente il suo ruolo, la Federazione Speleologica ha chiesto di intraprendere un monitoraggio indipendente all’interno della Grotta Palombara, presentando un progetto al Cutgana e all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ed effettuando nel luglio 2011 il primo (poi rimasto unico) sopralluogo.

Dal sopralluogo è emersa, nella Sala del Guano, utilizzata dai piccoli mammiferi per la riproduzione e lo svezzamento dei piccoli, la presenza di 650 esemplari appartenenti al genere Myotis, mentre sarebbero risultati assenti i Miniotteri, un dato che potrebbe essere messo in relazione alla presenza del cancello all’ingresso della grotta.

Nessun altro sopralluogo è stato effettuato, data la difficoltà del Cutgana a reperire le somme necessarie al pagamento degli straordinari al personale dipendente che avrebbe dovuto accompagnare gli speleologi durante i fine settimana. Collaborazioni volontarie pare siano state scoraggiate.

Almeno due le questioni che si aprono

  • come mai il Cutgana ha diffuso, non in pubblicazioni scientifiche ma su giornali e siti web, che nella grotta è stata rilevata la presenza di 50 esemplari di chirotteri (del tipo Myotis myotis), considerando -per di più- questo dato positivo, sebbene sia nettamente inferiore a quelli rilevati in precedenza e successivamente?
  • se la specie Miniopterus schreibersii (Miniotteri) fosse scomparsa dalla riserva sarebbe una cosa molto grave. Che ci sta a fare l’Ente gestore, vale a dire il Cutgana? A che pro la Regione spende 140.000€ per gli stipendi di tre persone e la gestione ordinaria di questa riserva speleologica?

La Federazione Speleologica, nel denunciare l’assenza di un progetto di monitoraggio costante e scientificamente valido da parte del Cutgana, conclude così il suo Comunicato: “Il disinteresse nei confronti della colonia, costituita, ribadiamo, da specie ‘minacciate di estinzione e vulnerabili’ […], dovrebbe essere già da sola causa di revoca della convenzione di affidamento, secondo quanto previsto dall’art. 15 della convenzione stessa.

La FSRS chiede dunque che venga fatta luce su eventuali irregolarità ed inadempienze dell’Ente gestore. Chiede inoltre la rimozione del cancello che occlude l’ingresso della grotta, per consentire il passaggio dei Miniotteri. Infine chiede che, al fine di verificare lo stato di salute della colonia, un monitoraggio della colonia, effettuato da personale scientificamente e tecnicamente qualificato, venga inserito come obbligatorio nella nuova convenzione di affidamento”.

Il Gruppo Italiano per la Ricerca sui Chirotteri ha reagito prontamente alla denuncia della Federazione Speleologica, inviando una lettera in cui si chiede la pronta rimozione del cancello incriminato “anche perché non sussiste il problema di disturbo della colonia da parte della popolazione, in quanto situata in un punto della grotta inaccessibile se non con attrezzature specifiche per la speleologia”.

Ma il Cutgana non ci sta e ribadisce che l’installazione del cancello si è resa necessaria per limitare il grave disturbo arrecato alle colonie di pipistrelli dall’eccessiva frequentazione dell’ipogeo da parte di speleologici e studenti, non sempre mossi da finalità scientifiche. E invita a non diffondere informazioni lesive del buon operato dell’Ente.

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