Quasi quotidianamente i giornali c’informano sulle azioni che mafia, ‘ndrangheta, camorra o sacra corona unita svolgono sul suolo italiano; raramente invece riceviamo informazioni sulle cosiddette mafie internazionali presenti sul nostro territorio. Talvolta in lotta con la criminalità locale, ma spesso svolgendo nei suoi confronti un ruolo di supremazia, agiscono in Italia i Cinesi delle “Triadi”, Russi e Ucraini della “Organizacija”, le Confraternite nigeriane della Black Axe e dei Buccaneers, i Sudamericani delle gang Pandillas e i Cartelli albanesi, romeni, macedoni e bulgari. Operano soprattutto nelle regioni più ricche, sono spesso alleati con la camorra, raramente con le altre mafie italiane.

La criminalità russa in Italia ha già comprato, ad esempio, varie strutture alberghiere a Montecatini. I Cinesi lavorano con altri Cinesi, ai quali tagliano le dita delle mani in caso di mancato rispetto dei patti. I Nigeriani, per piegare le ragazze alla prostituzione, usano i metodi voodoo e le maledizioni. Gli Albanesi e i Romeni tatuano le “loro” ragazze con tatuaggi differenti da un gruppo all’altro, per renderle riconoscibili…. Il tutto fattura a queste mafie circa 200 miliardi di euro l’anno.

Abbiamo appreso queste notizie alla presentazione del libro “Mafie, la criminalità straniera alla conquista dell’Italia” del magistrato Giovanni Conzo e del giornalista Giuseppe Crimaldi (edizioni CentoAutori), recentemente svoltasi alla libreria Cavallotto di Catania.

Il libro offre un’analisi del fenomeno mafioso internazionale molto documentata perchè costruita attingendo ai fascicoli della DIA, di polizia, carabinieri, commissioni antimafia e processi in corso, come ha sottolineato il procuratore Sebastiano Ardita, che ha coordinato il dibattito.

Nello stesso incontro, è stato presentato anche il libro “L’ultimo bunker” del sostituto procuratore Catello Maresca e del giornalista Francesco Neri (edizione Garzanti).

“L’ultimo bunker” ricostruisce la vera storia di Michele Zagaria, il più feroce e potente boss dei Casalesi. Il libro è nato con l’intento di lasciare traccia della professionalià maturata con la lotta ai Casalesi, in particolare con la cattura di Zagaria, avvenuta dopo 16 anni di latitanza.

Si parla delle procedure tecniche, dell’aiuto avuto dalle “fonti confidenziali”, degli aerei-spia usati per controllare dall’alto le abitudini di chi proteggeva il boss, delle avventure affrontate per penetrare nel bunker di Zagaria, ma anche di semplici astuzie e accorgimenti usati per ottenere la confessione di altri boss dei Casalesi.

E se -nel libro- Maresca ci rende parteci della vita quotidiana dei magistrati, della loro abilità nel servirsi anche di indizi minimi pur di far cadere in trappola un mafioso, il giornalista Neri ha cercato di calarsi nella mentalità dei boss, facendoci scoprire come ragionano, come si difendono e dove si nascondono, ora che i loro rifugi sotterranei sono realizzati con sistemi sofisticati e comfort d’ogni tipo.

Entrambi i libri, come ha fatto notare Ardita, hanno in comune l’esperienza professionale di due magistrati, Conzo e Maresca, che operano nella Procura di Napoli.

La presentazione è stata particolarmente brillante grazie all’humor e alla leggerezza con cui gli autori, soprattutto Maresca, hanno raccontato episodi ed esperienze, quasi non si trattasse di fatti complessi e comunque intrisi di omicidi e azioni pericolose.

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2 Responses to “Mafie straniere in casa nostra”

  1. Mi dispiace di non avere saputo tempestivamente della presentazione di detti due libri, sicuramente interessanti ed importanti, ma che, a mio avviso, lasciano ancora un vuoto in questo tipo di letteratura. Vi e’ infatti un altro tipo di mafia, nostrana, di cui nessuno parla: La mafia di un allevatore al quale da oltre 30 anni e’ impossibile togliere 21 ettari di nostra proprieta’ (di un fondo indiviso di 34 ettari) dei quali si e’ appropriato senza avere alcuna paura, presentando contratti falsi accettati dai CAA, dall’IPA, dall’AGEA e riceve consistenti contributi comunitari. Un figlio e’ riuscito anche a fare stipulare ad un notaio, figlia di un magistrato della Cassazione, un atto di compravendita di 15 ettari di detto terreno, anziche’ di 6 ettari, che e’ stato corretto, anziche’annullato, dopo molte difficolta’. Ed il Tribunale di Nicosia ? Alla nostra richiesta di risarcimento Danni per la detenzione del fondo e per la documentata truffa alla Comunita’ Europea, ha ritenuto inutili le nostre richieste di ulteriori accertamenti ed ordine di esibizione presso presso gli enti di cui sopra, nonche’ le prove orali e l’interrogatorio del convenuto; ha disposto l’estromissione di una nostra istanza di integrazione del mandato, prevista dall’art. 177 c.p.c., definendola “Note defensionali”; ha disposto l’espunzione della nostra giurata, che dimostrava la incompetenza e/o malafede della consulente tecnica di ufficio e ci ha formalmente censurato per violazione del dovere di probita’ ex art. 88 c.p.c. soltanto per avere depositato detta consulenza oltre i termini (almeno 7 consulenti tecnici tempestivamente contattati evavano rinunciato, o rifiutato, il mandato ); ha ignorato la nostra istanza di sostituzione della consulente tecnica di ufficio ex art. 196 c.p.c. sottoscritta con firma autografa da una di noi,come la legge consente, e regolarmente depositata con una ulteriore relazione tecnica; ha dichiarato inesistenti le istanze di sostituzione della consulente d’ufficio e di sostituzione degli esperti agrari perche’ , mentre erano, e sono, legali a tutti gli effetti di legge in quanto sottoscritte con firma non autografa dalla titolare della casella pec. @postacertificata.gov.it mediante la quale sono state inviate. Ha ignorato la truffa alla comunita’ europea commessa utilizzando illecitamente i nostri terreni nonostante gli atti depositati e le autentiche violazioni degli artt. 88 c.p.c. e 14 e codice deontologico forense commesse dal convenuto, ed ha emesso due sentenze con le quali ci ha negate l’indennizzo ed i Danni dovutici, ha dichiarato che questo essere puo’ continuare a detenerli senza che noi possiamo agire nei suoi confronti per il rilascio, e senza doverci pagare nulla. Duulcis in fundo ci ha condannato pagare oltre 10.000 euro ( diecimila, cioe’ 2/3) per spese legali e lla meta’ delle spese di una CTU esosissima, oltre che documentatamente non veritiera. Poiche’ io non posso pensare , e credere, che i giudici di Nicosia siano incompetenti, ed ignoranti ( non conoscono nemmeno la differenza tra la “sottoscrizione” effettuata riportando il nome in calce e la firma “autenticata” che e’ la firma scritta a mano?), se non altro per gli stipendi che ricevono, o che siano corrotti e /o collusi, dette sentenze, e quelle precedenti, mi fanno pensare che vi sia dietro “qualcosa”, o “qualcuno”, che va al di la’ dei giudici. E quel “qualcosa”/”qualcuno” puo’ sicuramente insegnare alle mafie straniere qualcosa di piu’:<Come fare diventare leciti e legali, tramite la Giustizia, atti illeciti ed illegali.

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