Finalmente da qualche giorno l’elettore catanese sa per chi potrà votare alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, anche se dovrà destreggiarsi in mezzo ad un esercito di oltre 600 candidati. Molto più arduo sarà per lui capire per cosa darà il suo eventuale appoggio, dato che si perpetua il malcostume di azzuffarsi sui nomi e non sulle cose da fare.

Un aiuto gli viene da alcune delle più importanti associazioni ambientaliste locali –Legambiente, WWF e Lipu– che hanno sottoposto ai futuri amministratori della città degli articolati promemoria, ricchi di proposte molto concrete.

Tralasciamo, rinviando al testo dei comunicati, gli argomenti che ci sembrano più ‘scontati’ anche se stentano a far parte dell’ordinaria amministrazione dei nostri enti locali, ad esempio la necessità di accrescere le aree verdi e di curare quelle poche già esistenti oppure di liberare le piazze dai parcheggi, di controllare gli scarichi a mare, di opporsi al progetto di raddoppio ferroviario che dovrebbe attraversare in galleria una zona del centro storico rilevante dal punto di vista archeologico e architettonico.

Preferiamo soffermarci su quelli che ci sembrano avere un valore più strategico: non è un caso, infatti, che alcune idee si ritrovino in entrambi i documenti.

Primo, fra tutti, è l’appello per la tutela e la valorizzazione dell’Oasi del Simeto, piccola perla naturalistica alle porte della città, già in passato deturpata da insediamenti edilizi abusivi mai seriamente repressi, sempre gestita ai limiti della sopravvivenza e oggi minacciata dalle nuove speculazioni pseudoturistiche previste, ai suoi margini, dal PUA, che andrebbe comunque drasticamente ridimensionato, destinando gran parte delle aree non edificate a parco urbano, “la cui realizzazione può essere consentita anche a privati, prevedendo limitate edificazioni per finalità ricreative, sportive, culturali.”

Troviamo ancora un gruppo di temi che riguardano la gestione del territorio urbano. Fra questi vogliamo sottolineare in particolare l’esigenza condivisa di limitare al massimo il consumo del suolo, risorsa limitata che si sta allegramente intaccando.

A questo fine si avanzano due richieste convergenti: da un canto, limitare allo stretto essenziale “ulteriori interventi edilizi in aree libere per qualunque attività (residenziale, turistica, sportiva, artigianale, industriale)”, respingendo in particolare la malsana idea-paravento del PRG che prevede “la parziale edificazione per uso residenziale di tutte le aree libere della città, in cambio della realizzazione di aree verdi di limitata estensione.” Dall’altro lato si sottolinea invece l’opportunità di individuare “gli ambiti caratterizzati da degrado delle aree e dei tessuti urbani da assoggettare ad interventi di rigenerazione urbana, ambientale e sociale”.

In altre parole, ci sembra che si suggerisca l’elementare idea di recuperare tutto ciò che è recuperabile come alternativa alla costruzione di nuovi edifici.

Discorso analogo riguarda il Piano regolatore del porto, per il quale si auspica una valorizzazione in senso prevalentemente turistico, mantenendo al suo interno solo gli edifici indispensabili alla funzionalità della darsena traghetti e lasciando fuori dal suo ambito gli edifici destinati ad attività alberghiere e/o commerciali.

Sempre nella sfera del PRG particolarmente rilevante è la richiesta di sottoporre “le aree costiere situate al di fuori del centro abitato (…) a vincolo di inedificabilità in una fascia della profondità di 1000 metri dalla linea di costa.”

Un altro tema condiviso e che ha senz’altro valore strategico è la necessità di moltiplicare gli interventi a favore di una mobilità alternativa e sostenibile, ampliando il più possibile e rendendo sicura, in particolare, la rete delle piste ciclabili.

Due temi compaiono infine solo nel documento WWF-LIPU. Innanzitutto la richiesta di rimettere mano alla questione della raccolta differenziata dei rifiuti, sia per quanto riguarda la loro piena tracciabilità e i maggiori controlli necessari su chi gestisce la filiera sia per il parziale fallimento dell’ipotesi di rendere economicamente più conveniente differenziare piuttosto che non differenziare.

Ma tenendo conto -aggiungiamo noi- anche dell’insuccesso della raccolta generalizzata della frazione umida. A questo proposito è il caso di ricordare che il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi della differenziazione potrebbe rendere ancora più pesante l’onerosa tassa che i cittadini già sono costretti a pagare.

L’ultimo punto degno di nota è la richiesta di dare maggiore trasparenza e diffusione agli atti amministrativi, tenendo conto che il Comune è già dotato di un sito internet con sezioni appositamente previste per la pubblicazione dei suoi atti.

Chi segue Argo sa che abbiamo potuto pubblicare in esclusiva molti documenti, relativi a concessione a privati di spazi pubblici, ottenuti usufruendo dello strumento di ‘accesso agli atti’. E’ vero che si tratta di un diritto previsto e disciplinato dalla legge ma, per poterne usufruire, abbiamo sperimentato che occorre armarsi di santa pazienza, essere provvisti di faccia tosta e avere a disposizione quantità industriali tempo.

Per quale motivo, se tutto potrebbe risolversi con un semplice click?

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2 Responses to “Amministrative a Catania, le richieste degli ambientalisti”

  1. Comitato Cittadino Porto del Sole
    maggio 21st, 2013 at 09:46

    Dopo lunghi anni di battaglie iniziate e tuttora combattute dal Comitato Cittadino Porto del Sole, finalmente Catania comincia a liberarsi dalle nebbie del malaffare di entrambe le due fazioni politiche di destra e sinistra che ne hanno impedito lo sviluppo sostenibile turistico quale città di mare, al centro del Mediterraneo, sotto il vulcano più alto d’Europa, con porto ed aeroporto attaccati. Diamo atto anche agli altri concittadini iscritti alle associzioni ambientaliste e di società civile di avere partecipato e partecipare ancora con coraggio e determinazione, ad una azione di riscatto che non riguarda solo il porto.
    Dobbiamo tutti noi ancora vigilare ed impedire che le pubbliche banchine portuali vengano lungamente privatizzate e snaturate in gratuite aree edificabli ad alto indice di cubatura.
    La avvenuta snaturazione-privatizzazione di Piazza Europa ne è eloquente primo esempio.
    L’attuale commissario del porto, già funzionario regionale addetto alla vendita del patrimonio immobiliare Siciliano contestualmente ripreso in affitto, ne è la triste conferma da impedire questa volta subito e con fermezza .

  2. Rimane inascoltata e senza risposta una delle questioni più importanti che riguardano gli STANDARD URBANISTICI. pURTROPPO, INGEGNERI ED ARCHITETTI, ANCHE I PIù IMPEGNATI, SONO BRAVI SOLO A GLISSARE SULL’ARGOMENTO . E’ un fatto ignobile che semina lo sconforto. Non c’è nessuno disposto ad intervenire per dare consigli ed aiutare le azioni di annullamento detti più gravi che hanno messo in pericolo e che impediscono la fruizione degli spazi pubblici. La corruttela è lo strumento più adatto per mettere la museruola ai tecnici. Siamo in un limbo e non so come faremo ad uscirne fuori. Tutti dicono di voler intervenire per salvare i beni pubblici ma nessuno dice una parola appropriata che non sia la solita giaculatoria. Bisogna creare i comitati di ribellione pubblica. A quando ?

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