Ricostruire in Tunisia -dopo il crollo del regime- una memoria condivisa recuperando le tradizioni locali, come quelle che riguardano la vita e la cultura dei ‘fellaga’, combattenti ribelli del sud, ignorati dai libri della storia ufficiale.

E’ questa l’idea forte attorno a cui è nato il progetto, finanziato dall’Unione Europea e portato avanti, a Douz, da Arci Catania e CoSMICA (Centro per gli studi sul Mondo Islamico Contemporaneo e Africa) con l’associazione Marbed, come partner locale.

Della loro esperienza nel progetto hanno parlato, lo scorso 29 aprile, alla facoltà di Scienze Politiche di Catania, una docente, Daniela Melfa e due studenti, Federica Bonifacio e Giuseppe Belluardo.

Douz, cittadina di 35.000 abitanti, a 550 km da Tunisi, è nota oggi soprattutto come centro turistico da cui partono i ‘viaggi’ nel deserto, ma la ‘città reale’ vive soprattutto di agricoltura (produzione di datteri) e risente in modo pesante della crisi economica, tanto da avere una disoccupazione giovanile del 48%.

In questo difficile contesto, il progetto ha coinvolto alcuni giovani delle scuole superiori, di età compresa tra i 16 ai 18 anni, attorno a laboratori di video-documentazione su temi legati al recupero delle proprie tradizioni.

Una serie di interviste ad ex-combattenti, tra cui anche alcune donne, ha permesso ai giovani di riscoprire il ruolo svolto dai ‘fellaga‘, eroiche figure di militanti-ribelli di cui la storia ufficiale non parla. Si è così operato un risveglio della memoria e, contestualmente, l’acquisizione delle competenze necessarie all’utilizzo degli strumenti tecnici.

Guardata con occhi nostalgici, questa tribù turbolenta e coraggiosa, molto combattiva contro la dominazione francese e rimasta autonoma anche durante la seconda guerra mondiale, quando collaborò con l’Asse contro i Francesi, nonostante l’opposta linea del leader tunisino Bourghiba, viene vista anche come portatrice dei valori della tradizione seminomade.

C’è un monumento oggi a Douz, nella piazza dei Martiri (vedi foto nello slide-show), che ricorda i combattenti di diversi periodi e di varie lotte del passato. Per sanare la frattura interna alla Tunisia, con un sud che tende a voltare le spalle al nord del paese, bisognerebbe -come ha detto Daniela Melfa- ritornare sulla storia e provvedere a riconoscimenti, anche simbolici, di quei personaggi e di quei gruppi che sono stati cancellati dalle sue pagine ufficiali.

Un impegno culturale, quindi, non meno importante di quello della politica e dell’economia. Non a caso la cultura rientra nell’approccio multilaterale che caratterizza oggi la cooperazione, impegnata anche a coinvolgere la società civile del luogo.

Dopo gli aiuti a pioggia degli anni ’50-’60 e dopo il ‘modello imprese’ degli anni ’80, la UE ha infatti cambiato il suo approccio e privilegia oggi i progetti in cui gli ‘attori locali‘ divengono soggetti attivi della cooperazione, come in questo caso è avvenuto con l’associazione culturale tunisina Marbed.

Il progetto ha risposto anche ad altre esigenze molto sentite dai giovani, come quella di avere spazi di aggregazione diversi dai bar e dalle piazze, e occasioni di confronto.

Gli incontri hanno permesso ai ragazzi partecipanti di esprimere il proprio punto di vista spaziando dalla colonizzazione (valutata da alcuni anche in modo positivo) alla realtà politica attuale.

La rivoluzione, da cui si sentono delusi, è stata da loro definita “la conquista del Bla bla bla”, non avendo garantito né miglioramenti economici né la difesa della dignità del popolo tunisino che non è stato liberato dai condizionamenti degli attori internazionali (Banca Mondiale, Fondo monetario e la stessa UE, considerata ambigua nelle sue scelte).

SLIDESHOW (in sequenza: deserto, piazza dei Martiri a Douz, Suq di Duz, intervista ad ex-combattente, riprese Rakik Omrani e studentessa, anziani al Suq, )

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