Cinema, teatro, incontri: per tre giorni,dal 27 al 29 maggio, a Catania, nell’ambito del progetto “Urban Cultural Maps”, si è discusso del quartiere di San Berillo. Andrea D’Urso, dottore in geografia, fra i promotori dell’iniziativa, ci propone un primo bilancio.

“Siamo diventati tutti proprietari di case ma siamo stati esiliati dalla città, privati dei suoi luoghi pubblici per eccellenza, la piazza e le chiese, presi dalla foga di urbanizzare, di costruire casa su casa” quello dell’architetto e urbanista Pierluigi Cervellati, in occasione della presentazione delle mappe di “Comunità di San Berillo” a Catania, è un vero e proprio appello a ripensare il significato della città e del suo governo.

La città è un bene comune, ricorda l’architetto bolognese, che a prescindere da chi detenga la proprietà delle sue parti, deve essere governata secondo i criteri di bellezza, amore e prosperità, come è scritto nello Statuto di Siena del 1309.

Oggi viviamo in una nuova dimensione dove, insieme allo spopolamento dei suoi centri storici, si sono recisi i legami di comunità e con essi le relazioni di solidarietà, si sono cancellate professionalità e saperi legati all’artigianato, si è negata l’accessibilità e la fruizione di molte sue parti, tutto ciò per fare posto ai grandi spazi di consumo e commerciali, alla nascita delle “villettopoli”, spazi che isolano le persone le une dalle altre e quest’ultime dalla città.

L’intervento di Cervellati coglie pienamente il significato e il senso politico e civile dalla manifestazione “Visioni di San Berillo” organizzata dall’Università di Catania, con la partecipazione di diverse associazioni e della prima municipalità.

Tre giorni di riflessione e dibattiti per ragionare sul quartiere, attraverso l’uso di diversi linguaggi e “strumenti di lavoro”: proiezione di documentari cinematografici, la messa in scena della “Ballata per San Berillo” rappresentata in una “straduzza” del vecchio San Berillo e magistralmente interpretata da Salvatore Zinna e, infine, la presentazione delle mappe durante l’incontro al Castello Ursino.

Le riflessioni di Cervellati sulla città esemplificano le ragioni profonde che hanno generato le mappe di comunità di San Berillo, un lavoro che ha visto l’impegno, per oltre un anno e mezzo, di un gruppo di giovani nel tentativo di definire e rappresentare in una cartografia creativa gli elementi caratterizzanti e strutturali del quartiere, passati e presenti, nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea.

Si tratta di uno strumento che vede nella partecipazione dei suoi attuali ed ex abitanti un elemento imprescindibile per la loro realizzazione. Un progetto che si colloca nel filone dell’Urbanistica Partecipata, realizzato da un gruppo di lavoro coordinato da ricercatori non architetti, e che proprio per questo si pone su un piano di lettura del territorio, né statico né meramente fisico ed euclideo, ma che si basa sull’identificazione della qualità e della natura delle relazioni tra i soggetti che vivono i luoghi e tra questi e il territorio stesso.

La mappa è composta di 3 layer o livelli a conferma che il territorio è la sedimentazione di elementi sociali, culturali ed economici stratificatisi nel corso della sua evoluzione storica. In essa è rappresentata la città di pietra del passato, delle sue case e strade strette, e quella vissuta oramai divenuta residuale e periferica, ma ricca di potenzialità e diversità.

I tre livelli danno una rappresentazione di ciò che è stato San Berillo e della sua organizzazione produttiva reticolare, che aveva goduto dei vantaggi della sua posizione geografica. Collocato al centro di un’area dove era presente un grande mercato, la fiera di Catania, il porto, la stazione e il centro monumentale, il quartiere di San Berillo era diventato un distretto industriale e artigianale i cui prodotti venivano smerciati nell’intera provincia di Catania.

Di tutto ciò non è rimasto nulla, definitivamente cancellato dallo sventramento iniziato nella seconda metà degli anni 50. Lo sventramento e la conseguente ricostruzione della city hanno riconsegnato alla città un area attraversata da forti diseguaglianze sociali tra il residuo del vecchio San Berillo e il Corso Sicilia, una nuova periferia, San Leone, priva di servizi e collegamenti con il centro e infine l’incompiuto Corso dei Martiri della Libertà.

La tre giorni ha visto una grande partecipazione di pubblico e la presentazione del libro “Urban Cultural Maps: condividere, partecipare, trasformare l’urbano” (Cuecm editore) nel quale sono presenti riflessioni, esperienze e approcci teorici che hanno accompagnato il lungo lavorio di mappatura del quartiere.

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  1. Quei fantasmi a San Berillo da: argo catania | ANPI CATANIA

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