Idee e progetti chiari, espressi senza “peli sulla lingua”. Matteo Iannitti, candidato sindaco di Catania Bene Comune, nell’ultimo incontro sulle elezioni tenutosi a CittàInsieme, non si è smentito, confermando di appartenere a uno schieramento che ha messo al centro della propria proposta politica una radicale e rigorosa difesa dei diritti.

Innanzitutto il diritto/dovere di difendere il territorio dalla speculazione e dalla cementificazione, che a Catania, secondo il giovane candidato, si deve tradurre in un’intransigente opposizione alle mire del duo Ciancio-Virlinzi.

No, senza se e senza ma, al PUA, vera e propria pietra tombale di ogni possibile sviluppo ecocompatibile della Plaia; alla cementificazione del porto e alla sua definitiva separazione dalla Città; allo stravolgimento del lungomare e di San Giovanni Li Cuti in particolare; al consumo definitivo delle aree di Corso Martiri; alla devastazione di piazza Europa.

Un no che nasce in primo luogo dalla contestazione dell’ipotesi di una significativa crescita della popolazione, che sta alla base della proposta del Nuovo Piano Regolatore. Al contrario, le risorse e le energie dovrebbero essere indirizzate al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, tenendo –anche- nel giusto conto le esigenze legate alla prevenzione rispetto al rischio sismico.

Il tutto in un’ottica capace di valorizzare e rendere fruibili le ‘bellezze’ presenti. Avendo queste idee sul futuro della Città, Catania Bene Comune si sente oltremodo distante da tutti gli altri schieramenti che, come dimostrano la composizione delle liste e i tantissimi “cambi di casacca”, sono tra loro, al di là delle contingenti polemiche elettorali, piuttosto omogenee.

Iannitti le ha sinteticamente definite le liste di Maurizio Biancanelli. Alle quali viene contrapposta l’inflessibile difesa dei beni comuni. Che si fa rimettendo in discussione le privatizzazioni e ricostruendo una rete di enti di diritto pubblico ai quali affidare la gestione dei servizi fondamentali, dall’acqua alla nettezza urbana.

Perché, per fare un solo esempio, la raccolta differenziata non potrà mai crescere se continuerà ad essere affidata a chi si trova in un evidente conflitto di interessi, essendo proprietario di una discarica.

Altrettanto netti i giudizi e le denunce contro la mafia, tanto che Iannitti ha chiesto agli esponenti di Libera di aggiungere, nell’appello che hanno proposto ai candidati, una chiara denuncia rispetto alle infiltrazioni criminali nella gestione della festa di Sant’Agata.

Ma ciò che ha maggiormente colpito il pubblico presente è stata l’affermazione che Catania Bene Comune, qualora dovesse governare la Città, non si farebbe carico del debito accumulato negli ultimi venti anni (ben oltre un miliardo di euro).

Secondo il candidato sindaco il Comune dovrebbe onorare solo la ‘fetta non tossica’ del debito, mentre dovrebbe essere ricontrattata quella parte del passivo frutto di scelte e/o opzioni sbagliate, subordinate, comunque, alle logiche speculative.

Scelte che dovrebbero essere sviluppate (tutelando sempre e comunque i legittimi interessi dei lavoratori) contemporaneamente ad una rinnovata capacità di individuare nuove forme di entrate, anche grazie alla gestione pubblica dei servizi.

In ogni caso, Catania Bene Comune invita tutti a “non perdersi di vista”, perché, dopo le elezioni, qualunque sarà l’esito, occorrerà proseguire, con tutti quelli che hanno a cuore la Città, nell’elaborazione di contenuti condivisi.

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3 Responses to “Iannitti, il vostro debito non lo paghiamo”

  1. condivido le preoccupazioni del giovane Iannitti sul destino della città affidata o cacciata o legata alle mani di un duo di predatori di beni pubblici .La Procura della Repubblica non basta. E’ retta da personaggi che non capiscono a fondo il male che si annida nelle operazioni amministrative coordinate e manovrate da politici di accatto e da miliardari di bassa lega. Spero e sono certa che anche Caserta si associ al grido di Iannitti. Il PUA è un programma delinquenziale che financo l’ENAC ha criticato e rifiutato. Bisogna organizzare forma di lotta più incisive.

  2. bene Iannitti.
    Ti voterò, sei un ragazzo bravissimo e distante dalla vecchia politica e dagli imprenditori locali!

  3. Comitato Cittadino Porto del Sole
    giugno 7th, 2013 at 17:42

    Il giovane Iannitti che con coraggio ha elencato le peggiori malefatte della attuale casta politico-affaristica a danno di Catania, non ha potuto descriverle a fondo e non ha potuto specificare , sul porto in particolare, la edificazione predisposta sulle banchine. Lo facciamo noi: oltre unmilione e mezzo di metri cubi di edifici il cui uso che risulti legittimo in quanto portuale non è mai finora dichiarato dall’attuale commissario portuale e neppure dal Sindaco oggi in uscita. Tanta edificazione spropositata alla reale domanda del mercato immobiliare della provincia se non della intera regione, non può che risultare al servizio di operazioni finanziarie immobiliari come quella che consentì ai governi regionali Cuffaro-Lombardo la vendita di beni immobili siciliani e la loro conduzione in affitto a canoni salati che tutti noi siamo costretti a pagare alle compagnie bancarie-finanziarie acquirenti .
    Lo dimostra la consegna del porto da parte del ministro-banchiere-finanziere Passera, nelle mani dell’attuale commissario portuale al pari del ministro esperto in materia finanziaria e già alto dirigente regionale coautore di detta vendita-affitto di beni pubblici siciliani.
    Se poi si riflette che sotto lo stesso ministro-tecnico l’aeroporto di Catania, nonostante sia stato sempre terzo di nome e di fatto in Italia, è stato declassato come fosse l’ aeroporto di Comiso, già di fatto prossimo in mani private, il quadro è completo ma niente affatto divertente.
    La intermodalità unica in Europa di un aeroporto attaccato ad un porto entrambi internazionali come a Catania, è stata finora disconosciuta a bella posta dalla attuale classe politico-affaristica che ha predisposto il declassamento del primo ed il commissariamento del secondo pubblico bene, al fine di sfruttare privatisticamente tale intermodalità ed il conseguente sviluppo economico ed occupazionale così sottratto al godimento ed al controllo della collettività.

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