Sono passati giusto due anni da quando il nostro sindaco Raffaele Stancanelli è volato a Londra, per partecipare alla conferenza finale del progetto europeo GRABS (acronimo di Green and Blue Space Adaptation for Urban Areas and Eco Towns) sulle strategie di adattamento delle città al cambiamento climatico.

Come se lui fino ad allora (ma anche dopo) fosse vissuto su Marte, in quella sede Stancanelli, con sussiego accademico, aveva prima riconosciuto che “finora il verde urbano nella nostra città è stato considerato solo come una sorta di elemento di arredo e non come una necessaria pausa alla densità elevatissima degli insediamenti esistenti che garantisca la necessaria qualità ambientale al sistema urbano”.

Quindi aveva spiegato che la sua Amministrazione, nella revisione di quella tela di Penelope che è il Piano regolatore della città, “si era preoccupata di introdurre regole che impediscano la definitiva compromissione delle poche aree libere residue di verde destinato a controbilanciare gli effetti delle cosiddetta isola di calore ed a mantenere zone di elevata permeabilità per contrastare l’eccessivo scorrimento delle acque meteoriche.”

Ma, fra le proposte degli studiosi che erano state accolte nel Piano, aveva citato quella che prevede premi di cubatura che favoriscano la realizzazione di nuove alberature e di zone permeabili all’interno dei tessuti edilizi esistenti.

Non si accorgeva, il Nostro, che la cultura che sottostà a questa idea è quella di continuare a consumare suolo e premiare la speculazione in cambio di qualche albero spelacchiato, in una città che avrebbe da recuperare, soprattutto nei quartieri storici sia del centro che della periferia, un enorme patrimonio edilizio in stato di semi abbandono.

Una seconda proposta prevede l’introduzione di adeguate alberature stradali sia per quanto riguarda le strade di nuova realizzazione che il riassetto di quelle esistenti, soprattutto nel caso in cui se ne preveda la pedonalizzazione.

Ora, lasciando nel cassetto i discorsi in convegni inutilmente dispendiosi, vogliamo chiederci cosa è stato effettivamente messo in atto dall’attuale Amministrazione per incrementare in città gli spazi di verde e per gestire quelli che, in passato, erano stati già creati.

Uno su tutti si impone, il Parco Gioieni. Le foto che presentiamo descrivono lo stato dei fatti più di qualunque discorso.

Rinviamo poi ad un nostro recente intervento su quanto è stato fatto per trasformare quella che era una splendida terrazza sul mare, la piazza Europa, in un labirinto di cemento armato con un buco al centro (per l’accesso ai sottostanti parcheggi e spazi commerciali).

Per il resto, sembra che la strategia stancanelliana consista nella progressiva svendita ai privati, quasi sempre per fini commerciali, dei pochi spazi di verde che sopravvivono, come ha dimostrato la vicenda di piazza Lincoln

Un altro caso analogo ha riguardato, all’inizio di quest’anno, la villa Pacini con un accordo che ha concesso ad un privato “di provvedere alla manutenzione del verde e alla pulizia della Villa Pacini, in cambio della possibilità di ristrutturare il chiosco”. Il tutto per la durata di sei anni.

Ebbene, durante un nostro recente sopralluogo abbiamo dovuto constatare che, mentre il chiosco -situato in un punto strategico e quindi molto redditizio- è in piena funzione, gli unici interventi sul verde hanno riguardato la stesura di un fazzoletto di prato solo nel terreno immediatamente circostante lo stesso chiosco e la messa a dimora in modo casuale di qualche sparuta e spelacchiata yucca e palma nana. Per il resto, tutto come prima.

Commentava compiaciuta l’assessore Carmencita Santagati: “Un bene storico come Villa Pacini, oggetto in questi ultimi anni di continue incursioni vandaliche, grazie a questa iniziativa ritornerà all’antico splendore”.

Se avesse la bontà di andare a prendere in quel chiosco una spremuta di limone con sale, si renderebbe conto che forse non è proprio così.
E già si annuncia la prossima tappa: la concessione a privati del boschetto della Plaja per istallarvi un ‘parco avventura”.

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3 Responses to “Catania, verde pubblico e affare privato”

  1. Almeno il Parco Gioieni è abbandonato alla naturale incuria della natura. Ma che dire della villa Bellini, violentata e stuprata da una ristrutturazione che in altri tempi sarebbe stata premiata con la gogna per i suoi autori?

  2. comitato popolare anticocorso
    giugno 8th, 2013 at 18:23

    Potremmo sembrare dei fissati lamentosi, ma non è così. Siamo certi che a Catania, dopo ripetuti esperimenti, si è consolidata la certezza che la legalità è uno spreco di tempo (Ci fa ridere la edulcorata ed ossessiva pubblicità che gira sugli schermi dei Bus cittadini sull’argomento)alle cui parole non seguono i fatti.
    Il fatto vero è che, ammantandolo di terminologie ed acronimi in lingua Inglese, gli illeciti estremamente gravi (specie quando sono sostenuti dalle politiche dell’amministrazione) vengono perpetrati senza incontrare ostacolo politico all’interno della giunta (tutti compatti, pensiero unico)ne del consiglio comunale.
    nessun concorso di idee, nessuna apertura pubblica sui finanziamenti Fondo sociale Europeo (l’affare di Villa Bellini fece incazzare un paese membro). Non si può, ne si deve sperare che l’unico argine a questo tipo di gestione “privata” della cosa pubblica sia oggetto di costante attenzione della Magistratura della Repubblica (che si rischia l’accusa di uso strumentale della giustizia).Ma sperare che chi ha ottenuto l’onore e l’onere di amministrare il bene pubblico sia il primo ad essere tenuto al rispetto della legalità e non dedito allo Sfottò ed alla furberia di chiamare le cose con nomi diversi, è veramente il minimo.
    Anche Noi crediamo che la vicenda di Piazza Europa non possa concludersi con una desistenza così banale, così come crediamo che al di la delle sentenze (di diritto e tecniche) debba esistere una severa accusa nei confronti della vicenda “ex mulino S.Lucia”, che con tutto il rispetto è comunque una costruzione imperiosa che deturpa la vista della città dal lato mare(chi è entrato almeno una volta in nave ha potuto vedere!).
    tutte le grandi progettazioni iniziate negli anni ’90 si sono concretizzate con successivi interventi di speculazione che nulla hanno dato alla città (ne in termini di occupazione, ne in termini di incremento delle attività produttive) La città, così propensa a dichiarare che “sono tutti uguali”, dovrebbe in conseguenza arrabbiarsi e protestare energicamente, anzicchè appoggiare questo o quel candidato senza chiedere un rendiconto preciso della loro attività. Tutti i soldi impegnati nei progetti (concessione di suoli pubblici; devastazione di piazze e ville cittadine con gusti da veri cafoni) sono nostri e tutti i debiti che il comune contrae per fare un favore agli amici sono pure nostri e dei nostri figli; la gente non deve dimenticare che i grandi debiti, quelli delle PP.AA. vengono pagati con il maggior peso (a Catania le aliquote massime)di IMU; TARSU; IRAP; Addizionale sull’Energia; Ticket medici (ormai pari al costo intero); con la chiusura delle scuole; con gli asili che non vengono realizzati; con l’assistenza che non viene erogata, mentre i nuovi arricchiti si ingozzano all’inverosimile.

  3. i loculi di piazza Europa mi fanno solo ridere. Potremo destinarli a sede delle ossa degli uomini illustri che hanno rovinato le città. Ma dove vanno i nostri uomini del futuro a collocare le nuove iniziative? Sotto terra, come nei cimiteri.

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