Proprio in questi giorni ha destato un certo scalpore la notizia della demolizione di una delle tante villette costruite abusivamente a 30 metri dal mare e a pochi passi dalla martoriata Oasi del Simeto.

LIPU e WWF, nell’esprimere la loro soddisfazione, ricordano però, in un recente comunicato, che il Simeto non può essere considerato solo una questione di case abusive da demolire ma un bene naturalistico e un’opportunità di sviluppo turistico ecocompatibile a costo zero e a portata di bici, la cui fruizione è il modo migliore per preservarlo e difenderlo.

Meno impressione, circa un mese addietro, aveva destato la pubblicazione del rapporto sull’abusivismo in Sicilia curato dall’Assessorato regionale al territorio e all’ambiente, dal quale si ricavavano dati a dir poco impressionanti e che vedevano, una volta tanto, la nostra città primeggiare con (dis)onore.

Quasi 800mila l’anno le pratiche di sanatoria aperte in Sicilia fra il 2009 e il 2011 e, fra questi, ben 35mila edifici costruiti entro i 150 metri di distanza dalla costa. Un dato, quest’ultimo, che segnala in modo sensibile gli esiti disastrosi della politica delle sanatorie: il loro numero infatti si è più che raddoppiato a partire dal 1976.

Solo fra il 2011 e il 2012 scoperti 7000 nuovi abusi, la maggior parte dei quali, è questo è il dato più inquietante, più di un milione e mezzo di metri cubi, realizzati in zone sottoposte ai vincoli sismico e idrogeologico, paesaggistico e archeologico.

E in questa speciale classifica Catania è prima, con oltre mille abusi accertati per 250mila metri cubici: più esattamente 990 nel 2011 e 697 edifici nel 2012, mentre per l’anno in corso il dato parziale è già di 700.

Scarni, per contro, i numeri delle demolizioni: 1.200 le ordinanze di abbattimento nel 2012, ma solo 98 quelle eseguite.

Diverse le motivazioni. Una, inconfessata, appartiene all’ordine dell’opportunità politica: nelle cultura diffusa un’ordinanza di demolizione è considerata un disvalore e pochi sono i sindaci che hanno il coraggio di assumersi questa responsabilità. A ciò si aggiunge l’ostruzionismo messo in atto dai proprietari anche in presenza delle ordinanze di demolizione.

L’altra, più immediatamente concreta, è data dal costo non indifferente delle demolizioni e del conferimento a discarica dei materiali, “ma intanto è fondamentale che i Comuni acquisiscano quegli edifici da demolire”, ricorda l’assessore Mariella Lo Bello.

Gli amministratori locali, comunque, sono avvertiti: una recente circolare dell’assessorato ingiunge loro di accelerare le operazioni di acquisizione al demanio delle strutture abusive altrimenti saranno i competenti uffici regionali a denunciare omissioni e inadempimenti all’autorità giudiziaria e non si esclude nemmeno la possibilità di ricorrere al commissariamento per i Comuni che non rispettano le norme sulla tutela dell’ambiente.

Non è il caso di cantare vittoria, ma non rinunciamo alla speranza che si possa aprire una nuova pagina per la tutela del nostro ambiente e del nostro territorio.

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