Continua la saga di beni e spazi pubblici con potenzialità commerciali affidati a privati in cambio di opere di manutenzione vere o presunte.

Abbiamo già segnalato il caso del chiosco interno alla Villa Pacini; adesso siamo in grado di documentarlo in maniera più puntuale a partire dalla documentazione del bando di gara che ci siamo dovuti procurare ricorrendo alla procedura dell’accesso agli atti, non avendone trovato traccia sul sito del Comune di Catania (su cui avrebbe dovuto essere pubblicato).

Bandita nel maggio del 2012 sulla base di un capitolato che era stato definito dalla Direzione Ecologia, Ambiente, Servizio gestione e tutela del verde, metteva in gara la concessione per sei anni del chiosco all’interno della Villa Pacini, fermo restando il principio che la villa resta a disposizione di tutti i cittadini.

A fronte della concessione si chiedeva la ristrutturazione del chiosco e la manutenzione straordinaria delle piante e delle superfici prative (prestazioni valorizzate per € 15.500 complessivi); la manutenzione ordinaria dell’intera area a verde, la custodia e la pulizia quotidiana di tutta la villa, ad esclusione delle zone pavimentate, valorizzate per € 133.200 complessivi. Era inoltre previsto un canone complessivo di € 900 (150 annui) inteso come base d’asta.

Il concessionario, particolare, avrebbe dovuto provvedere alla risemina straordinaria e/o alla manutenzione ordinaria -secondo un piano annuale standard per tutte le aree verdi del Comune- di tutte le superfici prative e a verde esistenti nella villa.

Fino a qui sembra tutto normale; elementi di maggior interesse vengono a galla dal Verbale di aggiudicazione del 27 settembre (si presume del 2012, ma non è indicato).

Da esso risultano pervenute solo due offerte: la prima, della ditta Lentini di Acicatena, praticamente si autoesclude in quanto non presenta alcuni documenti essenziali come l’iscrizione alla Camera di Commercio per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e non produce la fideiussione provvisoria. Essa inoltre offre un rialzo sul canone annuo di soli 350 euro annui.

La seconda offerta della ditta La Spina di Catania, il cui legale rappresentante è presente alla seduta, risulta regolare nella documentazione e offre un rialzo di € 1350 (per un importo annuo complessivo di € 1500, 9000 nei sei anni).

Quali gli elementi rilevanti di tutta questa vicenda?

Sul piano tecnico la prima questione è quella delle superfici a prato, per cui bisognava essere certi che non ne esistessero prima della concessione, in modo da poter stabilire quali dovevano essere oggetto di risemina straordinaria e quali di manutenzione ordinaria.

Attualmente l’unica zona messa a prato, presumibilmente dopo la concessione, è quella intorno al chiosco, dove sono collocati dei tavolini di servizio. Nel resto della villa non sembra che esistano altre superfici a prato mentre non è stata prevista la messa a dimora di nuove piante.

La manutenzione ordinaria si riduce pertanto solo alla pulizia quotidiana, il cui valore di 133.200 per sei anni sembra in ogni caso esorbitante.

Se si passa al piano della conduzione del bando di gara, non sembra che ad esso sia stata data adeguata pubblicità e le modalità di esclusione della seconda offerta lasciano piuttosto perplessi.

Sul sito del Comune si trova solo un comunicato stampa dai toni piuttosto trionfalistici con cui si dava notizia dell’avvenuta concessione mentre, a differenza di altre analoghe iniziative, nulla si trova nella pagina degli ‘Avvisi’.

Alla fine, il canone annuo di concessione risulta di soli € 1500 l’anno, abbastanza ridicolo per un’attività commerciale ad alta resa, considerato che il chiosco, oltre che servire gli utenti della villa, è soprattutto al servizio delle persone che frequentano la stazione di autobus dell’attigua piazza Borsellino (ex Alcalà) ma anche dei turisti che si muovono dal vicino scalo marittimo.

Anche escludendo obiezioni di principio su queste forme di collaborazione fra pubblico e privato, soprattutto in questi tempi di vacche magre, una maggiore attenzione agli interessi (anche economici) del pubblico e una maggiore trasparenza nelle procedure si possono pretendere?

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2 Responses to “Villa Pacini, un affare privato”

  1. M Lucrezia Taormina
    luglio 11th, 2013 at 22:50

    SI!!!! dovremmo pretendere attenzione agli interessi della cosa pubblica…fondamentalmente TRASPARENZA…in tutto e per tutto…ma sembra che siamo veramante in pochi a cercarla e richiederla…i più sono troppo distratti dal loro solito modo di vivere,pensando solo al proprio orticello!!!…pensa pensa che anche io oggi…non credo più in nulla…eppuro speravo in una svolta per la ns città…ahahh..si la svolta…e volta…bah…cmq…grazie per il vs impegno,è bello sapere che non ero l’unica sognatrice…”ero” perchè oggi vedo tutto con un occhio diverso…che tristezza :/

  2. Il buon Orazio Licandro dovrebbe controllare e rispondere. Un caso analogo può sorgere per il Parco Gioieni , allo stato, una landa imporaticabile ma che può dare lavoro ad una cordata di amici dei maggiorenti, come direttore del parco, giardiniere in prima ed in seconda, vice giardiniere e via di seguito. Se si affida all’Istituto Eredia e si stabilisce che diviso in lotti viene affittato a diplomati dell’istituto che vogliono fare i florovivaisti con obbligo di tenerlo in ordine, pulito, praticabile alla cittadinanza e farlo diventare un vero e proprio mercato dei fiori e delle piante in genere, può costituire una comoda soluzione. C’ è solo da temere che faccia la fine della Villa Pacini cioè sede di un comodo chiosco per servire caffè e coni gelati a tutti mentre l’ambiente e cioè il verde pubblico non viene migliorato. E’ un grave problema.

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