Grande impressione ha destato in tutto il mondo la visita a Lampedusa con cui lo scorso 8 luglio papa Francesco ha dato inizio ai suoi viaggi apostolici.

I mass-media hanno sottolineato la forza delle parole con cui il papa ha condannato i trafficanti che sfruttano la povertà e la disperazione di chi scappa dai propri paesi, la ‘globalizzazione dell’indifferenza’ con la quale il sazio mondo occidentale guarda a questa tragedia quotidiana, le legislazioni che contribuiscono a rendere questo fenomeno, se possibile, ancora più drammatico.

“Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, -ha detto il papa- sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi e in coloro che, con l’anonimato, prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”.

Meno è stato messo in rilievo lo stile penitenziale e di preghiera con cui papa Francesco ha voluto caratterizzare questo viaggio (il pellegrinaggio sui luoghi dei naufragi, i paramenti viola della celebrazione) e il ringraziamento, per nulla formale, ai lampedusani, testimoni di solidarietà e tenerezza nei confronti degli ultimi.

Noi vorremmo richiamare l’attenzione su una coincidenza, probabilmente non cercata, con le letture che sono state proclamate nelle messe della domenica immediatamente precedente.

Da esse emerge che l’annuncio del Vangelo riguarda soprattutto gli uomini a cui sembra impossibile un futuro, coloro che non hanno speranza.

Così il profeta Isaia (Is 66,10-14)  invita alla gioia gli ebrei, tornati dall’esilio e posti davanti alla desolazione della distruzione di Gerusalemme, perché in essa il Signore farà scorrere “come un fiume, la pace” e consolerà i suoi abitanti.

E questo annuncio vale per tutti gli uomini, senza che sia necessaria alcuna prestazione religiosa (Paolo ai Galati  6, 14-18), nemmeno la circoncisione, considerata invece necessaria dagli Ebrei.

Questo, e non altro, è andato a testimoniare papa Francesco ai migranti (per la maggior parte musulmani) e ai lampedusani: credere nella speranza di una vita diversa per tutti gli uomini, a cominciare da chi soffre e da chi è capace di com-pianto e di com-passione.

Bene ha fatto papa Francesco a tenere lontani quegli  esponenti del mondo politico che volevano essere accanto a lui in questa occasione per farsi belli.

Sono essi, infatti, i responsabili delle leggi che hanno fatto respingere, votandoli quasi sempre a morte sicura, questi nostri fratelli martoriati e che, ancor oggi, li  rendono ‘clandestini’ e li segnalano all’opinione pubblica come minacce da cui difendersi. Una visione davvero evangelica…

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3 Responses to “Papa Francesco a Lampedusa, il Vangelo della speranza”

  1. E’ già tanto che è sbarcato a Lampedusa usando un linguaggio mai adopperato da un prete o da un politico. Mi duole solo constatare che di soldi non si è parlato. Perchè il Papa non sposta la sede dello IOR a Lampedusa? Il tanto deprecato denaro è necessario per far vivere tanta gente e farla lavorare. L’Africa e l’Asia sono due continenti ignobilmente gestiti ed è inutile fare discorsi di pace e di fratellanza. Sono i discorsi dei missionari che da sempre hanno operato per fare chiudere gli occhi a chi poteva intervenire per una più onesta gestione delle ricchezze di quei territori. Perchè il Papa non va in Namibia?Perchè non va a vedere dove vanno a finire le ricchezze immense di quei territori? Il Litio che viene trovato in quelle viscere quali Capitali incrementa? IL PAPA LO DEVE E LO PUò SAPERE. IL suo silenzio su questi punti è sintomo di connivenza o di strana e sospetta ignoranza.

  2. Esempio inimitabile ,PER IL MONDO, gia’ SANTO PAPA FRANCESCO.

  3. IL SUO DISCORSO DI COSCIENZA VERSO IL MONDO PORTA AD UNA RIFLESSIONE CHE GIUSTAMENTE PRENDE IL CUORE E L’ANIMO UMANO QUINDI L’EMOZIONE NON MANCA DI CERTO .

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