L’ intervento inviatoci da Francesco Coniglione, ordinario di storia della Filosofia nella facoltà di Scienze della Formazione e, fino a qualche mese fa, coordinatore del circolo catanese di Libertà e Giustizia, si inserisce nel dibattito seguito alle critiche di Cicchitto al papa e alla decisa presa di posizione del direttore del settimanale ‘Famiglia Cristiana’ ai cattolici del Pdl.

La venuta di papa Francesco a Lampedusa è stato un evento che ha avuto scarsi precedenti; non perché sia la prima volta che un papa vada a visitare luoghi e zone in cui più viva è la sofferenza umana, quanto per il fatto che ciò è avvenuto senza la mediazione degli apparati e delle rappresentanze politiche che in tali occasioni sono soliti mostrarsi per lucrare sull’evento, salvo dimenticare il giorno dopo di dare seguito alle parole distrattamente ascoltate.

Ed è proprio l’enorme impatto simbolico di tale viaggio a dare disturbo a chi costantemente opta per la propria convenienza quando questa confligge con i valori cattolici professati; e professa questi ultimi, magari urlandoli ad alta voce, solo quando è sicuro che essi non intacchino i propri interessi di potere o economici, per il resto osservando un rispettoso silenzio.

Proprio contro questo silenzio sono indirizzate le dure parole di Famiglia Cristiana, in riferimento ai cattolici del Pdl e al loro mutismo nei confronti delle critiche mosse da loro colleghi a papa Francesco.

L’episodio è – insieme all’intera vicenda della visita a Lampedusa – significativo per varie ragioni. Innanzi tutto mette in luce come non basta solo un papa a smuovere le coscienze di certi cattolici o di certi ambienti, sempre pronti a porgere il petto quando è convenuto esibire il proprio cristianesimo: per quanto il papa sia monarca assoluto, per quanto sia potente, per quanto sia carismatico, le coscienze dei cattolici maturano lentamente, sono abbarbicate a pregiudizi che col cristianesimo hanno solo un vago legame e sono state corrotte da anni sventurati lungo i quali il cattolicesimo è stato inteso come esibizione di identità, rivendicazione di privilegi (economici, morali, educativi), sventolio di non negoziabili principi. Si percepisce come una lunga strada ci sia ancora da fare.

In secondo luogo dimostra quanto sia fragile e lasco il collante religioso che lega i cattolici nei partiti: la convenienza dell’appartenenza e la salvaguardia del proprio potere sono molto più forti della loro “identità” cattolica; così è più facile per i cattolici del Pdl sfidare il ridicolo e la decenza andando in soccorso all’immoralista loro padrone piuttosto che difendere chi dovrebbe costituire la fonte e la certificazione dei loro principi morali.

E questi ultimi dimostrano tutta la loro fragilità in coscienze intorpidite da una sorta mitridatismo etico che sembra essersi capillarmente diffuso in tutto il tessuto della società civile.

Infine la critica di Famiglia Cristiana sarebbe più efficace se non si limitasse ai politici, ma andasse più in profondità, ad es. sottolineando il fatto che questi ultimi non “hanno agito da soli” (gli si attribuirebbe troppa intelligenza e coraggio), ma hanno ricevuto sostegno, affettuoso incoraggiamento e complicità in molti settori della chiesa e della gerarchia, che dovrebbero ora fare anch’essi un po’ di mea culpa, senza dare semplicisticamente a credere che le parole del papa siano nella continuità di una tradizione che si vuole sempre la stessa, e che in fondo “nulla è cambiato”.

Certo, a voler fare i filologi e gli esegeti, è possibile ritrovare nelle parole dei papi passati frasi analoghe a quelle di papa Francesco; ma a fare la differenza è lo stile, il gesto simbolico, non la lettera di quello che si dice. Perché, come ogni buon cristiano dovrebbe sapere, la lettera uccide, lo spirito vivifica.

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One Response to “Dibattito Famiglia Cristiana-PDL, il contributo di un docente catanese”

  1. L’UOMO DELLE MERAVIGLIE E’ TRA NOI!
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    C’è un uomo tra noi che ci sta facendo vivere meraviglie che secondo me emozionano quasi come quelle che Cristo fece vivere ad altri popoli duemila e più anni fa. Un uomo che non veste mantelle di ermellino ma sotto l’apparente tunica bianca indossa il saio della povertà di San Francesco; che non riposa in un letto con baldacchino rivestito di oro zecchino e tendaggi pregiati ma è vicino ai derelitti; che non vive in sontuosi saloni affrescati ma sceglie una normale dimora; che non vuole amici altolocati ma cerca i suoi compagni tra gli immigrati, i miti, gli indifesi, gli “ultimi”. C’è un uomo tra noi che ricusa i sepolcri imbiancati e vive di verità; che scuote gli animi tramortiti dalla droga del denaro, dell’ipocrisia e dell’impudicizia e li riconduce sulla via di Damasco. C’è un uomo tra noi che penetra i cuori non con parole vuote e banali ma con raggi di luce così abbagliante da mutare una montagna di pietre in una sorgente d’amore. C’è un uomo tra noi che non cerca onori, magnificenze, privilegi, chiede soltanto che ogni essere umano “venga nel nome del Signore”, che “non faccia agli altri ciò che non vuole sia fatto a lui”, che “non guardi la pagliuzza nell’occhio del vicino ma guardi la trave che ha nei propri occhi”! Quell’Uomo è tra noi, e noi dobbiamo scegliere se sederci ai primi posti per poi essere tra gli ultimi o scegliere gli ultimi posti ed essere veri figli di Dio, se essere ricchi, potenti, presuntuosi, corrotti e corruttori per entrare nei “palazzi del potere” o se convertirci e diventare innocenti come i bambini e sperare nella misericordia divina. Quest’Uomo che è venuto “dalla fine del mondo” ci sta indicando la strada da scegliere, e non ci sono più né “se” né “ma”, né scuse né alibi. Il tempo della scelta è giunto! Chi vuole intendere, intenda!

    Raffaele Pisani – http://www.raffaelepisani.it

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