Un autobus che a Catania passa con cadenze fisse e dichiarate è più che un miraggio, eppure da qualche mese esiste: è il Bus Rapid Transit (BRT) che collega il parcheggio scambiatore di Barriera con il centro della città.

Il miracolo è stato possibile trasformando il bus in una sorta di tram che viaggia su una corsia assolutamente riservata.

Gli abitanti dei quartieri a nord della città ne hanno tratto grande vantaggio, così come gli studenti che salgono alla Cittadella universitaria o al Policlinico, ma questo sembra essere l’unico risultato positivo di questo primo esperimento e forse è giunto il momento di fare un bilancio più approfondito.

Rispetto alle aspettative per cui era stato varato questo progetto ci sembra che non solo non sia stato raggiunto l’obiettivo strategico principale ma che siano intervenuti nuovi problemi che controbilanciano i pochi risultati positivi finora ottenuti.

Non bisogna infatti dimenticare che l’obiettivo prioritario era quello di intercettare, almeno in parte, il traffico in entrata proveniente dai paesi etnei, localizzando il capolinea all’interno del grande parcheggio scambiatore di Barriera, di modo che, con una modica spesa si potesse lasciare l’auto e prendere il bus per scendere al centro della città.

Ebbene, questo obiettivo primario è rimasto solo un pio desiderio dato che il parcheggio è visibilmente sottoutilizzato, un po’ perché i catanesi vorrebbero entrare nel negozio o nell’ufficio di cui hanno bisogno con tutta la loro macchina, ma anche perché, una volta giunti in piazza Stesicoro, ricomincia la pena per gli ulteriori spostamenti con i mezzi pubblici.

Per gli studenti universitari che arrivano in città con il treno o con gli autobus extraurbani, inoltre, sarebbe utile quanto meno un prolungamento della linea fino alla Stazione ferroviaria.

E qui siamo al secondo problema: questa linea BRT è figlia unica di madre vedova e non è integrata con altre linee simili (il BRT dal parcheggio di Nesima è annunciato da mesi, ma ancora non se ne vede l’ombra), meno ancora con gli autobus ordinari.

Questi hanno dovuto subire un’ulteriore penalizzazione perché, invece di comprare, come era stato annunciato, degli automezzi nuovi da dedicare a queste linee, sono stati tolti dalla circolazione ordinaria (e ridipinti) i pochi mezzi buoni ancora capaci di circolare, diminuendo ulteriormente la dotazione già ampiamente deficitaria.

Diventano sempre più lunghi, pertanto, gli intervalli fra un passaggio e l’altro, come paradossalmente documentano quotidianamente quelle inutili e sbeffeggianti paline elettroniche, certamente costose, che stanno continuando a montare in giro per la città e che spesso o non funzionano o si limitano solo a dare i numeri per il lotto.

Non essendo noti, inoltre, i tempi dei passaggi, l’unica utilità che hanno è quella di fare spalmare proporzionalmente lungo il tempo dell’attesa le imprecazioni e le bestemmie che si era deciso di spendere per quella occasione.

All’interno degli scassatissimi bus che continuano a circolare si sta realizzando un’altra nefandezza: stanno progressivamente smontando i display montati ai tempi di Scapagnini e che non sono serviti ad altro che a pubblicizzare l’indecente progetto vuoto a perdere di “Catania cambia Catania”, i cui esiti e costi sono sotto gli occhi di tutti e, al loro posto stanno, montando altri display che, come accade nel mondo civilizzato, dovrebbero annunciare -anche con un messaggio verbale- il nome della fermata a cui si è arrivati e quello della successiva.

Naturalmente questi monitor presuppongono un sistema elettronico di gestione del traffico che non esiste, ammesso che, dopo che sarà certamente acquistato, entri in funzione e sia regolarmente gestito.

Come appunto non è successo per tutti gli altri cervellotici e fantasiosi investimenti di questo tipo (ricordate il sistema di radiolocalizzazione?) fatti dai sedicenti manager che hanno contribuito in maniera egregia a dissestare le casse dell’AMT, mentre appunto il servizio ordinario è andato progressivamente alla malora e non si acquistano mezzi nuovi da tempo ormai immemorabile.

Per adesso questi nuovi display si limitano a segnalare in maniera inutilmente assertiva: “PROSSIMA FERMATA”.

Ma qualche magistrato di buona volontà e modeste pretese di carriera, o almeno qualche onesto revisore dei conti, troverà mai il tempo di mettere il naso in queste faccende?

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One Response to “Il buio oltre i BRT”

  1. Comitato Cittadino Porto del Sole
    agosto 19th, 2013 at 07:46

    Il primato delle porcherie portuali sembra vacillare, di fronte alle altre che oggi si scoprono grazie al giornalismo on line.
    Quest’ ultima sul trasporto cittadino e sui “consulenti” addetti e non, è veramente una grossa porcheria.

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