Non c’erano solo le automobili ad utilizzare il ponte del Tondo Gioeni. Lo percorrevano anche parecchi pedoni, gente ‘originale’, parte di quel popolo che non ha paura di macinare chilometri a piedi, o per scelta o perchè costretti dalla stanchezza per  la lunga attesa di un autobus che non passa mai.

E adesso? Quali prospettive si aprono per loro? Se lo chiede un nostro lettore che ci ha inviato questa ‘lettera aperta‘ al sindaco e all’assessore alla viabilità.

Caro sindaco Bianco, caro assessore D’Agata,

adesso che il ponte del Tondo Gioeni è stato abbattuto e la circolazione delle auto è ripresa, tutto sommato con pochi disagi, vorrei sottoporvi il caso dei ‘pazzi’ che quel ponte utilizzavano per attraversare indenni la trappola mortale della cosiddetta ‘circonvallazione’.

Mi riferisco a chi ancora cammina a piedi e in particolare a chi aveva constatato che lo stretto e accidentato marciapiedi del ponte era la via più sicura per raggiungere Barriera del Bosco (anche se di boschi ormai non si vede -letteralmente- l’ombra) da via Etnea e viceversa.

Ho letto che il sindaco Bianco vuol bandire un concorso di idee per dare un nuovo volto al Tondo Gioeni, esteticamente valido. Ok, mi sembra giusto e interessante ma non perdiamo di vista l’aspetto pratico.

Come faremo, noi pedoni, a ‘scendere’ sulla via Etnea o a salire verso Nord?

Di certo non potremo farlo passando dal Parco Gioeni, perchè il nostro percorso in discesa è attualmente fermato dal baratro che si apre a pochi metri dal cancello sud dello stesso parco. Di quello in salita non parliamo nemmeno, le falesie sono belle solo sul mare…

Escludendo l’utilizzo di paracadute e la costosa realizzazione di ascensori, ci permettiamo di suggerire la possibilità di costruire una modesta scalinata, magari non eccessivamente ripida.

Per adesso le soluzioni praticabili sono entrambe piuttosto rischiose e comportano un allungamento del percorso.  Bisogna, infatti, aggirare il parco verso est, percorrendo la via Pietra dell’Ova fino all’incrocio con viale Odorico da Pordenone (la succitata ‘circonvallazione’), o verso ovest, là dove la via del Bosco incrocia viale Andrea Doria (sempre la ‘circonvallazione’…), per rischiare poi di essere arrotati dalle auto in corsa.

Perchè allora non prevedere, da subito, l’istallazione di un semaforo pedonale in questi incroci? Rimarrebbe il problema dell’allungamento del percorso, visto che nessuno di essi è allineato con la via Etnea o con altra importante arteria di transito, ma si attraverserebbe con maggiore tranquillità.

In un prossimo futuro (sottolineo prossimo), si potrebbe realizzare un più sicuro sovra passaggio.

Qualcuno obietterà che c’è già un semaforo pedonale davanti alla chiesa della Madonna di Lourdes, a pochi passi dalla sede de La Sicilia. Verissimo, ma il suo utilizzo comporterebbe un ulteriore allungamento del percorso, non indifferente per chi si accinge spesso a fare altri kilometri.

Signor sindaco, se nessuna delle indicazioni presenti in questa lettera la convince, individui lei altre vie d’uscita, ma non trascuri il problema.

Capisco che l’istallazione di altri semafori rallenterebbe la velocità dei bolidi cittadini, ma non è detto che sia un male. E non sarebbe comunque un rallentamento costante, perchè di ‘pazzi camminatori’ ce ne sono sì, ma non così tanti.

A meno che l’amministrazione preferisca condannare all’estinzione i camminatori e incoraggiare l’uso costante, indiscriminato e generale delle automobili, tanto a Catania di caos per le strade ce n’è poco!

(lettera firmata)

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One Response to “Ponte Gioeni, che ne è dei pedoni?”

  1. per il Tondo Gioieni si può ripetere la famosa frase del Pigno ai tempi di Micale sindaco: Il Tondo muore e Bianco se ne fotte.La città non vuole capire che la guida amministrativa non può essere affidata a chi ha dato in passato una pessima prova di gestione dell’interesse comune. Le strade e le piazze non possono essere affidate all’uso esclusivo dei predoni della città. Gli ambulanti siano essi abbusivi o meno devono pur vivere ed hanno diritto all’uso di spazi adeguati per svolgere la loto attività. Le aree del Rotolo vanno espropriate e sottratte all’uso spregiudicato dei palazzinari .Il nuovo piano regolatore dev’essere ridefinito e vanno individuate le aree pubbliche in misura sufficiente a garentire gli standard urbanistici. Avete visto lo scempio urbanistico di via della Galvana dove è stato edificato un mostro con balconi aggettanti sulla strada e con una densità di vani da raccapriccio. Non c’è aria occupata da un vecchio edificio che non sia stata recuperata per realizzare una prigione di stile Fuksass( mi riferisco al cubo di Etnapolis – autore Fukssass)

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