Se il verde a Catania non sembra essere ancora una priorità, può un gruppetto di cittadini armati di zappa e piantine risollevare il capoluogo etneo dalle ultime posizioni nelle classifiche in fatto di ambiente urbano? E armati sembra proprio il termine adatto, perché di Guerrilla Gardening stiamo parlando. Secondo l’indagine Istat, relativa all’anno 2012, “Qualità dell’ambiente urbano”, Catania offre superfici verdi “mediamente contenute”, cioè “densità inferiori ai dati medi”. Insomma, bollino rosso nella cartina del verde urbano italiano.

 

Ed ecco allora che i “guerriglieri verdi” seminano fiori e piante in spazi di terra pubblici per ridare decoro ad angoli invisibili della città. Una volta individuata l’aiuola da sistemare, ci si da appuntamento per ripulirla da erbacce e rifiuti, sostituiti da piante acquistate a spese degli stessi volontari. Accade poi che passanti e residenti, dopo aver osservato incuriositi per qualche minuto la scena, decidano di partecipare in prima persona: sensibilizzazione è la parola d’ordine. Dopo il primo intervento, il nuovo angolo verde restituito alla città non viene dimenticato e i volontari regolarmente ne curano la manutenzione.

Il Guerrilla Gardening nasce negli anni ’70 a New York, originariamente condotto mediante attacchi clandestini e notturni. Non dimentichiamo infatti che si tratta in genere di azioni non autorizzate, volte a modificare uno spazio pubblico. Oggi la maggior parte dei gruppi attivi in Italia “attacca” in modo palese, cercando di coinvolgere i residenti della zona in cui si interviene.  Le amministrazioni cittadine lasciano fare, dando spesso il loro benestare, vuoi per fini elettorali o per semplice buon senso. D’altronde i cittadini dal pollice verde arrivano lì dove le casse comunali non riuscirebbero.

Conquistato quindi il supporto di molti concittadini e amministratori locali, anche Catania ha i suoi guerriglieri verdi. Obiettivi? Oggi il sottopasso Fleming, domani un ritaglio di terra abbandonato antistante la Stazione Centrale (qui la mappa di tutti gli interventi realizzati). Come in tutte le rivoluzioni di questi anni, anche i volontari del Guerrilla Gardening scambiano informazioni e si danno appuntamento tramite la rete e i social network. Da dove provengono i volontari etnei? Molti di loro sono membri della pagina Catania su Facebook e del forum Skyscrapercity. L’attenzione degli internauti non è rivolta però soltanto al giardinaggio d’assalto. La lotta contro il degrado e la mancanza di verde costituisce piuttosto l’approdo di un interesse a 360° gradi verso le vicende urbanistiche catanesi. Nei threads (“discussioni”) su Catania si discute di nuovi progetti, come la riqualificazione di San Berillo, di trasporti pubblici e di un’area metropolitana che conta ormai più di 700.000 abitanti. Tra progetti futuri e  problemi attuali, non manca poi uno sguardo nostalgico alla Catania “com’era”, attraverso foto e filmati recuperati online.

Ma quando discussioni e critiche sono portate avanti in modo costruttivo, lo schermo del computer non basta più: bisogna, letteralmente, sporcarsi le mani. Chi non può farlo, perché ad esempio ormai lontano dalla città natale, può comunque partecipare effettuando donazioni al gruppo di Guerrilla Gardening catanese, destinate a venire investite nelle prossime piantine da regalare alla città.

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