La sfida si è appena conclusa, dopo una camminata ininterrotta di 24 ore, per un centinaio di chilometri. I protagonisti, il trekker catanese Rosario Catania e l’esperto, appassionato di montagna e docente di Scienze naturali Angelo Rapisarda sono partiti giovedì alle 6 del mattino dal sentiero natura Monte Nero degli Zappini.

Hanno inteso così celebrare l’inserimento di Mongibello nella World Heritage List dell’Unesco, con una sfida fatta di agonismo ma anche di ricerca medico-scientifica.

Ma basta un’impresa anche eroica, mission impossible per pigri e non sportivi, a celebrare l’Etna? Ci sono anche altri modi per onorare il vulcano attivo più alto d’Europa, con il rispetto e con l’amore che tutti noi dovremmo nutrire per questo ambiente naturale straordinario, per la varietà dei suoi paesaggi e la ricchezza degli organismi vegetali e animali che lo popolano.

Eppure persino la nascita dell’area protetta Parco dell’Etna è stata segnata da varie  e lunghe traversie, ed oggi il Parco non è certo tenuto in grande considerazione dai suoi frequentatori locali se, all’interno del suo territorio, sono state individuate ben 300 discariche abusive nelle quali si può trovare di tutto, dai copertoni di auto ai pannelli di amianto, dagli elettrodomestici a immondizie di ogni genere. A dispetto del cartello che all’ingresso invita perentorio a “Non abbandonare rifiuti”.

Per salvare il vulcano è, insomma, indispensabile creare e far crescere una vera, diffusa cultura ambientalista.

Loro, Catania e Rapisarda, però ” la montagna” , come chiamano il vulcano i catanesi, l’hanno voluta onorare così, con quella camminata da 100 chilometri  lungo il perimetro dell’Etna, in trekking e nordic walking, una scarpinata resa ancora più difficoltosa dalla componente di endurance, ovvero di resistenza.

«Volevamo celebrare questo momento importante che l’Etna vive a livello internazionale – spiega Rosario Catania – dedicando l’impresa a tutti quelli che amano il vulcano e il piacere della camminata».

Catania non è nuovo a tali imprese. L’anno scorso ha percorso, senza fermarsi, 219 chilometri in 48 ore. «Quello del vulcano è un percorso misto, difficile – dichiara – ma la mia esperienza di trekker è nata sull’Etna, mi sono formato qui».

Angelo Rapisarda, 63 anni, docente di Scienze naturali nel liceo scientifico Boggio Lera di Catania, membro del Club Alpino Italiano per diversi anni, gli ha fatto da guida.

Durante la performance, Catania è stato seguito altresì da un team di ricercatori delle università di Catania, Enna e Verona che, attraverso un holter metabolico e strumenti gps, hanno monitorato i parametri vitali di un soggetto sottoposto ad attività psico-fisica prolungata.

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