Il 26 settembre del 1988, nel trapanese, la mafia uccide Mauro Rostagno. Tra i protagonisti del ’68 italiano e internazionale, laureato nella Facoltà di Sociologia di Trento, fu tra i fondatori di uno dei più importanti movimenti della cosiddetta sinistra extraparlamentare, Lotta Continua, di cui, nei primi anni settanta sarà, in Sicilia, uno dei responsabili.

Dopo lo scioglimento di Lotta Continua (1976), diede vita, a Milano, a un locale –Macondo– che divenne un importante punto di riferimento per la “cultura alternativa”. Si trasferì, quindi, a Poona (India) unendosi agli arancioni, prendendo il nome di Swami Anand Sanatano. Nel 1981, rientrato in Italia, fonda, vicino Trapani, la Comunità Saman, che si occuperà del recupero delle persone tossicodipendenti.

Dalla metà degli anni ottanta, lavora presso la televisione locale Radio Tele Cini, conducendo importanti battaglie civili e denunciando le pesanti collusioni fra politici locali, massoneria e mafia. Il processo per individuare mandanti e assassini è ancora in corso.

  • A 25 anni dalla morte, il periodico web Casablanca, in collaborazione con CGIL, Associazione Antimafie “Rita Atria”, Il Clandestino, Associazione Lotta Continua 41 anni dopo, ha organizzato a Catania “Ciao Mauro”, un convegno per ricordarne la figura e contribuire alla ricerca della verità.

Ne parliamo con Lillo Venezia, che ha coordinato i lavori.

  •  Dopo l’assassinio ci furono molti depistaggi, perché e da parte di chi?

I depistaggi sono state le costanti degli omicidi di mafia. Così fu per Peppino Impastato, per Giuseppe Fava e quindi per Mauro Rostagno, tanto per citare alcuni casi. Una volta la pista fu quella di una bomba che la stessa vittima avrebbe approntato, un’altra volta una storia di corna, un’altra ancora l’omicidio maturato all’interno della famiglia o della comunità di appartenenza.

Solo il coraggio del commissario di polizia, Germanà, prima, e del questore Linares, dopo, a Trapani, ha permesso di indirizzare le indagini sulla mafia del Trapanese, ed in particolare sul mandamento mafioso di Matteo Messina Denaro, latitante, ritenuto l’attuale capo della cupola mafiosa. D’altra parte i presunti killers arrestati ed ora sotto processo, Mazara e Virga, sono proprio del clan di Matteo Messina Denaro, specializzati in agguati mortali.

  • A che punto si è arrivati nel processo in corso, chi volesse seguirlo come può farlo?

Il processo che si svolge nell’aula Giovanni Falcone del Tribunale di Trapani, ha già avuto 55 udienze e molte altre saranno necessarie prima del verdetto. Un processo difficile, lungo, dove non si deve dare niente per scontato, con una difesa degli imputati molto agguerrita. Molti testimoni sono stati sentiti dalla corte, anche i familiari di Mauro, la moglie Chicca Roveri e la figlia Maddalena.

Ma incombe sempre il pericolo di cortine di nebbia ed in questo sono stati d’aiuto alcuni giornalisti cosiddetti antimafiosi e di sinistra che -con libri o articoli- hanno ancora una volta rimesso in gioco ipotesi di coinvolgimento o della moglie o di Lotta Continua, quando il processo è decisamente sulla strada della colpevolezza mafiosa e personale dei due presunti killer.

Il processo si può seguire sul gruppo Fb, “Il processo per l’omicidio di Mauro Rostagno”, dove dopo ogni seduta, grazie al lavoro assolutamente volontario di Rino Giacalone, reporter di Trapani, viene postata la cronaca della stessa udienza.

  •  Rispetto alle denunce di Rostagno, cosa è cambiato nel trapanese?

Dopo i primi momenti di dolore e di stupore per ciò che era successo, tanti giovani hanno cercato di ricordare le inchieste di Rostagno e di farle conoscere al di fuori di Trapani. Ed è nata l’associazione ‘Ciao Mauro’, che si è presa la briga di raccogliere i video delle trasmissioni di Mauro, i suoi scritti e tutto ciò che da lui era stato fatto o stava per essere fatto.

Ricordo che Rostagno aveva anche preparato un dossier che doveva consegnare a Paolo Borsellino, ma la mafia uccise il magistrato prima che ciò avvenisse.

Nel Trapanese non è cambiato niente. I politici hanno ripreso il malaffare con la mafia, la loggia massonica Scontrino ha continuato a tessere trame nascoste, il traffico d’armi e di droga non si è fermato. Ci sono stati altri omicidi, Matteo Messina Denaro è ancora latitante e tutti i tentativi di arrestarlo sono stati inutili.

  • Fare giornalismo in Sicilia è possibile?

Certo che è possibile. Quanti giornalisti ha ucciso la mafia in Sicilia? Tanti, perché soli, quasi all’avventura nelle loro importanti inchieste tese a squarciare il velo di omertà a tutti i livelli.

Proprio perchè l’informazione in Sicilia rappresenta il pensiero unico, ha senso e valore il giornalismo di inchiesta, che però, attenzione, non significa fare scoop o avere le esclusive, significa chiarire le situazioni torbide, di connivenza mafia-politica-affari, che è il vero danno non solo morale, ma anche economico della nostra terra.

E ciò significa mettere da parte egoismi, inutili egocentrismi, che sono la causa prima della debolezza di un giornalismo cosiddetto alternativo e di quella logica di movimento dove le varie associazioni sono ognuna un paese autonomo. Ma su questo è necessario fare una riflessione comune al più presto.

  •  Dopo questa iniziativa cosa farete?

Il nostro intento è quello di istituire con l’associazione ‘Ciao Mauro’ ed altre realtà associative un centro di documentazione “Mauro Rostagno” aperto a tutti, non privato, che possa diventare un punto di riferimento e per giornalisti, anche in erba, e per associazioni che vogliono lavorare sul territorio.

Ricordo che a Rostagno è bastato poco, una tv locale, nei pressi di Valderice, nel cui territorio, vi era anche la comunità Saman. Poi le sue capacità, la sua intelligenza, la sua umanità, la sua umiltà, hanno fatto il resto.

Mauro Rostagno era stato uno dei leader più prestigiosi di Lotta Continua, nella sua vita ha fatto l’operaio come lo studente, è venuto in Sicilia ed immediatamente si è immerso nei problemi della gente povera, i senza casa e gli operai dei Cantieri Navali di Palermo, supportato in quel faticoso lavoro politico da studenti di liceo o universitari, disoccupati, operai.

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