Il 9 settembre del 2013 il Consiglio dei Ministri ha abrogato la norma che prevedeva il passaggio obbligatorio dei cosiddetti “docenti inidonei” nei ruoli amministrativi della scuola. Stiamo parlando di quei docenti che, per gravi motivi di salute, non essendo più in grado di insegnare sono utilizzati in compiti di supporto allo sviluppo dell’attività didattica (a Catania sono coinvolti circa 70 insegnanti).

Dal 2003 contro di loro era iniziata una vera e propria campagna di delegittimazione, come se si facessero scudo delle loro patologie pur di evitare il lavoro in classe. In effetti, pur ‘saltando’ le lezioni frontali, il loro orario di lavoro era stato prolungato significativamente (36 ore settimanali) e comprendeva anche i periodi festivi, quando la didattica è sospesa.

Come scrivono i Cobas (il sindacato che è stato alla testa della mobilitazione di questi ultimi due anni) “Con questa connotazione, diffusa quanto falsa, non è stato difficile per il governo Berlusconi sancire, con la finanziaria del 2003, che entro un quinquennio la ‘zavorra’, allora, 10.000, dei ‘ruba stipendio’ sarebbe stata eliminata dal bilancio del Miur”.

Con la finanziaria del luglio 2011 il governo Berlusconi disponeva la mobilità professionale e/o intercompartimentale del personale docente dichiarato permanentemente inidoneo alla propria funzione. Viene, conseguentemente, stabilito per i nuovi inidonei il demansionamento e il relativo collocamento tra il personale ATA (assistenti amministrativi e tecnici), con, tra l’altro, una sensibile riduzione degli stipendi.

La situazione, se possibile, peggiora ulteriormente con il governo Monti che rende obbligatorio il ‘transito’ degli inidonei e apre la strada al licenziamento di un numero considerevole di precari ATA.

Che questi tagli riducessero la cosiddetta offerta formativa delle scuole (meno personale per le biblioteche, i laboratori e, più in generale, i progetti scolastici), nel clima di immiserimento della scuola pubblica non sembrava degno di nota.

Così come nessuno sembrava indignarsi per la gravità di ciò che stava avvenendo, quasi fosse normale (moralmente accettabile) essere puniti perché malati.

In prima fila nella protesta il sindacato di base Cobas che, evitando l’ennesima “guerra fra poveri”, ha unito insieme nella mobilitazione docenti inidonei, ITP, precari amministrativi e tecnici in nome della difesa e del rilancio della scuola pubblica, che ha bisogno di risorse e investimenti, di professionalità correttamente collocate nei luoghi di lavoro, e non di tagli indiscriminati e licenziamenti.

Una lotta che, nonostante i problemi di salute dei protagonisti, è stata condotta senza soluzione di continuità (sit in e manifestazioni sono proseguite, a Roma, anche durante il mese di agosto), che ha fatto breccia nel mondo politico, ottenedo il consenso delle più alte cariche dello Stato.

Anna Grazia Stammati (esecutivo nazionale Cobas) sintetizza così ‘il senso’ dell’intera vicenda “La lotta dei docenti inidonei ha dimostrato che la mobilitazione e la capillare costruzione della partecipazione sono gli strumenti necessari per ottenere i giusti risultati e la loro lotta è stata e continua ad essere un modello per la saldatura tenace che ha creato tra lavoratori diversi, ma uniti nella difesa di una scuola di qualità, che sia garanzia di diritti e di professionalità”.

Ha susscitato qualche perplessità il fatto che il riferimento all’abrogazione della norma sia presente nel comunicato emanato dal Governo sul Decreto Legge per la scuola (“viene abrogata la norma che prevedeva il transito automatico dei docenti cosiddetti ‘inidonei’ -per motivi di salute- nei ruoli amministrativi), ma sia assente nei comunicati e nelle slides emesse dal Ministero (Miur), come osserva Marco Barone.

I docenti utilizzati in altri compiti aderenti al Coordinamento Nazionale Bibliotecari Scolastici hanno scritto una lettera aperta -ai Sindacati, alla Ministra dell’Istruzione, ad alcuni Parlamentari- che contiene non solo una riflessione di carattere generale, ma anche alcune osservazioni di carattere ‘tecnico’.

Dopo aver osservato che “l’annuncio ripetuto per giorni dell’abrogazione del transito obbligatorio nel ruolo Ata ha il sapore di una funambolica beffa da parte di governi che continuano a maltrattare la Scuola italiana, affidandola alle presunte competenze di persone che occupano ruoli senza una vera preparazione specifica”, entrano nel merito di alcuni nodi irrisolti.

Innanzi tutto “abrogati i commi della S.R. 2012, resta in vigore la L.111/2011 (di Gelmini e Brunetta), che prospetta il transito volontario nel ruolo ATA o in alternativa impone la mobilità intercompartimentale quale sbocco residuale obbligato” con conseguenze ancora incerte.

Il decreto contiene, inoltre, “l’indicazione che gli attuali docenti permanentemente inidonei saranno sottoposti a nuova visita e che a questa sarà presente un ‘membro Miur’.

Al riguardo le perplessità sono molteplici: da chi e fra chi sarà scelto costui? con quali competenze? e con quali funzioni e prerogative parteciperà alla Commissione MEDICA? Inoltre si pone il problema della riservatezza delle diagnosi (legata al segreto professionale dei medici componenti le Commissioni) e non si capisce come il ‘membro Miur’ possa affiancarle (a titolo consultivo? per pareri sul funzionamento delle varie mansioni?) senza presenziare ed accedere ai dati sensibili.”

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