Il sentimento di impotenza del cittadino davanti alle istituzioni, lontane anche quando sono geograficamente vicine, il pressappochismo degli amministratori che spesso hanno accaparrato posti di governo locale solo per perseguire i propri interessi, senza avere le competenze e le capacità per gestire la cosa pubblica, sono purtroppo caratteristiche diffuse sul nostro territorio.

Vengono evidenziate da avvenimenti di rilievo ma anche da piccoli episodi che feriscono i cittadini nella loro dignità e li ostacolano, piuttosto che aiutarli, nella vita di tutti i giorni.

Ne è un esempio ‘l’avventura’ vissuta da una famiglia catanese che ha tentato di trascorrere al mare una delle ultime domeniche, forse l’ultima, di una stagione che declina.

Il racconto è stato inviato ala redazione di Argo e lo pubblichiamo, consapevoli che si tratta di un episodio di rilevanza minore se confrontato con ben altre carenze e inadeguatezze della pubblica amministrazione, perchè ci sembra comunque che dica qualcosa sulla disorganizzazione che diventa colpevole quando ignora i bisogni degli utenti e copre le responsabilità degli ‘addetti’.

Parlare di sviluppo del turismo appare, inoltre, una chimera se chi ha responsabilità di governo pone intralci piuttosto che facilitare la fruizione dei beni naturali e culturali che caratterizzano la nostra isola.

Vorrei raccontare un’assurda esperienza vissuta ieri a Marzamemi. Era l’ultima domenica di vacanza ed io con la mia famiglia avevamo appuntamento con degli amici in questa bellissima località di mare. Quando siamo arrivati, verso le undici e trenta, abbiamo trovato una insolita folla e molte strade chiuse. Abbiamo pensato che, facendo un percorso più lungo. Saremmo riusciti comunque a raggiungere la casa dei nostri amici. No. La zona di villette turistiche di fronte al porticciolo è chiusa.

C’è una corsa d’auto che passa sulla strada che unisce il paese a Portopalo, e che quindi lo blocca. In una brevissima pausa siamo riusciti ad entrare nella zona e ci viene assicurato che si tratta di una mezz’oretta di disagio, finché passeranno tutte le auto in gara. Così ci tratteniamo un po’ con i nostri amici, prima di recarci in spiaggia.

Quando usciamo di nuovo, però, la strada è ancora bloccata, non possiamo più muoverci, siamo incredibilmente rimasti prigionieri. Fino alle 14, ci viene detto. Facciamo buon viso a cattivo gioco e decidiamo di pranzare, rimandando il bagno in mare. Alle due, quando ritorniamo sulla strada in questione, però, la troviamo ancora bloccata.

Ci viene detto che si tratta solo di dieci minuti, ma ancora una volta è una informazione fuorviante. Ci intratteniamo ancora un po’, e alle 15 e un quarto ci rimettiamo davanti al posto di blocco ad attendere di poter uscire in qualche modo, decisi quasi, persa ormai la pazienza, a ritornare a casa.

Ci viene detto – ebbene sì – che si tratta ancora di dieci minuti. Non siamo soli ad aspettare, c’è gente che aspetta dalle sette di stamattina, c’è gente che ha anziani in casa e si interroga su un’eventuale emergenza, ci sono bambini irrequieti. Ma i dieci minuti passano invano.

Non si tratta di dieci ma di quarantacinque minuti. Protestiamo, chiediamo chi ha autorizzato questa manifestazione così disorganizzata, ma ogni rappresentante delle istituzioni lì presente dice che non ne sa niente.

Alla fine passiamo, anche se ancora non è stato dato il permesso definitivo e ce ne torniamo a casa, ripercorrendo delusi i centoventicinque chilometri che avevamo percorso di mattina con la speranza di una bella giornata al mare, l’ultima.

Ci chiediamo: si può sequestrare una intera zona residenziale per una giornata intera? Ammesso che sia indispensabile, lo si può fare senza dare una preventiva, capillare e corretta informazione? Possibile che una corsa d’auto, cui sembravano interessati pochi abitanti del paese, non si possa fare su un circuito meno ‘impegnativo’ per il resto della popolazione? Perché dare informazioni fuorvianti? Perché non rendere pubblici i nomi delle persone responsabili di un tale assurdo disservizio in modo che ne possano rendere conto?

Firmato: una che crede ancora nel riscatto della Sicilia, bellissima terra in mano a gente che non ne se ne dimostra degna.

16 settembre ’13

(lettera firmata)

 

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