Una scuola che insegnava a dire ‘I care’, ovvero ‘mi sta a cuore’, e non ‘me ne frego’, educando quindi alla responsabilità. Un’aula, anzi una stanza, sulla cui parete stava scritto ‘la scuola sarà sempre meglio della merda’ perchè pulire le stalle era per i ragazzi l’unica alternativa. Era la scuola di Don Lorenzo Milani a Barbiana, una esperienza lontana nel tempo ma che ha ancora molto da dirci.

Per ricordarla e farla conoscere alle giovani generazioni, la Tecnica della Scuola e il Liceo Cutelli hanno organizzato, lo scorso 20 settembre, un convegno che ha avuto come relatore Davide Rossi, responsabile per la Lombardia e il Ticino del Centro don Milani e segretario generale del Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente (Sisa). Ce ne parla oggi Salvatore Distefano, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Cutelli e presidente dell’Associazione Etnea Studi storico-filosofici.

La scorsa settimana l’aula magna del liceo classico “M. Cutelli” di Catania ha ospitato un convegno di alto livello culturale e di forte impatto emotivo. Era palpabile, infatti, l’eccitazione che tutti i presenti hanno vissuto ricordando il pensiero e l’opera di don Lorenzo Milani, i suoi insegnamenti e il suo magistero a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

Il relatore e gli intervenuti hanno evidenziato l’ambito storico-culturale nel quale si mosse don Milani, una realtà oppressiva e oscurantista, bloccata dal bipolarismo che seguì alla seconda guerra mondiale, che in Italia vedeva duramente contrapposti la DC e il PCI e che costringeva l’Italia in una condizione di democrazia bloccata – la “conventio ad excludendum” –, impedendo la piena attuazione della Costituzione repubblicana.

Don Milani diventò il crocevia delle esperienze, delle idealità, delle aspirazioni di quella parte della società italiana che guardava al cambiamento, dando voce ai poveri, ai contadini, alla realtà più emarginate, agli ultimi e battendosi affinché questi esclusi diventassero protagonisti della profonda trasformazione che era in atto nella società del tempo.

Ecco da dove nasceva il suo impegno per sconfiggere la selezione di classe che contrassegnava la scuola italiana (“Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che ‘respingete’. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.”), poiché la scuola doveva rappresentare la principale istituzione della Repubblica per rendere possibile quell’uguaglianza affermata dalla Costituzione italiana, ma non ancora realizzata.

Il suo anticonformismo, così come la sua pedagogia libertaria e il suo antimilitarismo, si spiegano pertanto alla luce di un contesto fortemente conservatore, nonostante la caduta del fascismo e la vittoria della guerra di Liberazione; la sua “rivoluzione culturale”, anche se non pienamente realizzata, lasciò comunque riforme sostanziali nella società del tempo, soprattutto nella scuola.

Il contesto era quello del “boom economico (1958-1963)”, della distensione Est-Ovest, del Concilio Vaticano II e del centro-sinistra, contesto dal quale sarebbe poi scaturito il movimento degli studenti, che partito dagli Stati Uniti a metà degli anni Sessanta si diffuse prepotentemente in tutto il mondo, e quando diventò il “Sessantotto” rappresentò uno dei momenti epocali del Novecento.

I tanti studenti presenti sono rimasti colpiti da questa figura, che molti di loro non conoscevano ma che hanno potuto apprezzare attraverso gli interventi e la lettura di brani tratti dalle opere di don Milani, e si sono ripromessi di approfondire le tematiche sviscerate nel dibattito.

In particolare, molti giovani hanno assunto l’impegno di guardare la realtà secondo una maggiore visione critica perché l’esistente a loro non piace e la voglia carsica di cambiare presente nei giovani, anche se in questo momento la cifra delle nuove generazioni sembra essere quella dell’accettazione passiva, prima o poi verrà fuori prepotentemente eliminando ingiustizie e disuguaglianze, sempre più anacronistiche e insopportabili.

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