Una volta, dopo “la maturità”, ci si iscriveva liberamente all’Università, si frequentavano le lezioni (non obbligatoriamente) e si affrontavano gli esami. Alla fine del primo anno, talvolta anche dopo pochi mesi, chi scopriva di non essere “tagliato” per quella facoltà cambiava indirizzo o si orientava verso il mondo del lavoro. In questo modo tutti avevano una chance e potevano verificare la congruenza delle loro scelte. Quanto all’eventuale sovraffollamento, in breve tempo non era più tale.

Oggi la maturità si chiama esame di stato e, per iscriversi all’Università, bisogna superare una selezione preliminare. Numero chiuso, si chiama così il meccanismo che avrebbe dovuto garantire una migliore qualità dello studio. I test a risposta multipla lo strumento per operare tale selezione.

Sulla validità dei test, oggi, sono in pochi a scommetterci, e tra questi le varie società che fanno buoni affari per preparare gli studenti (per un corso di preparazione biennale si possono spendere sino a quattromila euro). In tutto il mondo, a partire da quello anglosassone che più diffusamente (dalla scuola all’università) ha utilizzato una tale modalità di selezione, oggi questo strumento è fortemente contestato.

Come scrive Luciano Canfora, riferendosi alle prove Invalsi, ma il giudizio vale per tutti i tipi di quiz, “[essi] sono una mostruosità che può servire a premiare chi è dotato di buona memoria, non chi ha spirito critico. E’ il trionfo postumo di Mike Bongiorno in nome del cretinismo universale. Se tolgo allo studente che si sta formando l’abito alla critica, alla capacità di comprendere e di studiare storicamente, lo trasformo in un pappagallo dotato di memoria e nulla più, un suddito, non un soggetto politico. La cosa migliore sarebbe eliminare l’Invalsi e tutta la quizzologia di cui siamo circondati”.

Inoltre, dopo tanti anni di numero chiuso non sarebbe il caso di prendere atto che tale presunta programmazione non ha prodotto nessuno dei frutti sperati? La disoccupazione intellettuale e le difficili prospettive dei nostri laureati non fotografano il fallimento di un’intera politica culturale?

La riduzione del numero di alunni iscritti al primo anno è venuta solo incontro alle esigenze determinate dai tagli di spesa imposti agli Atenei, che oggi non hanno più personale docente sufficiente e sono costretti a contare sulle quote di iscrizione ai test per rimpinguare i loro bilanci sempre più magri.

Infine, quante volte, dopo la selezione, sono ‘passati’ ragazzi che ben presto avrebbero rinunciato, mentre persone motivate, ma poco inclini al quiz, sono state tagliate inesorabilmente fuori, rendendoci tutti più poveri?

Una nostra giovane lettrice ci racconta la sua esperienza negativa e l’inevitabile, e conseguente, senso di frustrazione.

Una vita di sogni e speranze stroncata da un test a risposta multipla, questa è la mia condizione, ma anche quella di tanti ragazzi che come me, dopo il liceo,hanno provato ad entrare all’Università.

Si sa che la vita è fatta di sfide e solo superandole o confrontandoci con esse si cresce, ma bisognerebbe dare la possibilità a noi ragazzi di affrontare sfide nuove, non tagliandoci le ali con un’ora di domande alla rinfusa dopo ore ed ore di attesa sotto il sole.

Sin dall’infanzia ho sempre adorato confrontarmi con gli altri e con me stessa e questo mi ha sempre spinto a superare ogni difficoltà perchè sono una ragazza molto determinata. Quando si parla dei test di ammissione la determinazione non basta (direi proprio che non conta affatto) e la componente “fortuna” diventa fondamentale per poter avere successo.

All’inizio di settembre sono stata coinvolta in uno di questi test e, sfortunatamente, non è andata bene. Dopo un mese di attesa per i risultati scopro di dover attendere per un’altra settimana per verificare se le liste di scorrimento mi daranno un’altra opportunità. Se nemmeno queste daranno i risultati sperati, ci saranno altre due settimane per il ripescaggio.

In questa attesa davvero snervante mi sento bloccata in una sorta di ‘limbo‘. Non riesco ad impostare una vita da ‘non universitaria’ perchè rimane aperta la piccolissima speranza di essere ammessa e non riesco a tranquillizzarmi perché sono tanti i ragazzi che, come me, sperano di essere ammessi.

Così tra bonus della maturità annullati e corsi privati a prezzi esorbitanti l’unica cosa che resta da fare ad una ragazza che non ha avuto la possibilità di spendere un capitale per un corso privato , è stare a casa ad aspettare che mi sia data la possibilità di continuare ad andare avanti, la possibilità di evolvermi e di fare nuove esperienze.

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3 Responses to “Le speranze dei giovani uccise dai quiz”

  1. Mi fa piacere leggere oggi ciò che da anni contesto duramente. Se ai miei tempi, per entrare all’università, fossi stato costretto a una simile umiliazione (un vero oltraggio alla dignità della persona), avrei rinunciato senza esitare un solo istante. Ogni anno, per andare a lavorare, mi ritrovo a passare dalle Ciminiere nei giorni dei test (di caz…): a vedere tutti quei giovani in fila, intruppati, per essere sottoposti a una prova atta a misurare unicamente l’infame sciocchezza di dover misurare nient’altro che l’imbecillità pelosa di chi ha progettato questa sadica umiliazione di migliaia di giovani ai quali dovrebbe essere garantita la libertà di scegliere cosa cazzo fare nella vita, senza che i soliti tecnici esperti di niente ti misurino qualcosa… insomma davanti a una realtà da cui mi sento ferito, sento una rabbia e una indignazione che mi fa pensare (a me non violento) ad azioni estreme… e penso alle ultime parole di Monicelli, quando rimproverava i giovani di non fare una bella rivoluzione!

  2. E’ una sospensione del diritto allo studio…

  3. Mario, condivido quello che dici, anch’io sono stupita che i giovani non abbiano ancora fatto la rivoluzione, in questi ultimi 20/30 anni il potere politico ha cancellato tanti diritti acquisiti e cercato di rendere i cittadini sempre più schiavi,…..e imbecilli,….è ora di cambiare!!!

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