Non poteva mancare, all’interno del convegno “La scuola senza qualità, promosso dal Cesp (Centro Studi per la Scuola Pubblica) e dai Cobas Scuola, un’attenzione particolare al tema del Sostegno, su cui è intervenuto Didier Pavone, docente della scuola secondaria superiore di secondo grado e componente della Rete Precari Scuola Sicilia.

L’intervento educativo rispetto agli allievi diversamente abili, in questi ultimi anni, ha fortemente risentito dei pesanti tagli delle risorse destinate alla pubblica istruzione e ciò ha determinato, secondo il relatore, un drammatico passo indietro rispetto ai diritti degli allievi e delle loro famiglie rendendo complessivamente più povero l’intero processo educativo.

Se, nel passato (1987) l’intervento della Corte Costituzionale aveva ‘imposto’ il diritto al sostegno nelle scuole italiane di ogni ordine e grado (dal 1971 tale diritto era garantito solo nella scuola dell’obbligo e solo nel 1977 erano state abolite le classi differenziate) nel 1992, con la legge 104, si è determinata una svolta decisamente positiva.

Nella scuola, infatti, come previsto nella nostra Costituzione, c’era stata una rinnovata attenzione per i diritti della persona, in primo luogo per quello all’integrazione.

Gli alunni diversamente abili dovevano quindi essere seguiti da docenti specializzati nel loro lavoro quotidiano all’interno delle classi. L’insegnante di sostegno diventava, in quest’ottica, una risorsa per l’intero gruppo classe, non il ‘custode’ dell’allievo ‘diverso’.

Questa esigenza d’integrazione si è, però, sin dall’inizio scontrata con l’effettivo ammontare delle risorse disponibili, al punto di fissare parametri di funzionamento (1 allievo diversamente abile per ogni 138 allievi ‘normali) che non avevano, e non hanno alcun senso.

In sostanza, si rinunciava, come suggerisce il buon senso prima ancora della ricerca pedagogica, a valutare, in rapporto alla concreta situazione di ciascun alunno, quale fosse l’intervento migliore.

Nel 2010, ancora una volta, era la Corte Costituzionale a intervenire per ribadire che il diritto al sostegno non può essere limitato. In questo modo, grazie al ricorso alla magistratura da parte delle famiglie, per gli allievi più gravi si è riusciti ad ottenere una presenza stabile del docente di sostegno (24 o 18 ore settimanali, secondo la scuola frequentata).

Il MIUR è, però, subito ‘corso ai ripari’ riducendo le ore di sostegno per gli alunni meno gravi. In molti casi, oggi, questi ultimi sono seguiti dal docente di sostegno per poche ore settimanali (anche meno di cinque).

Nella provincia di Catania se a tutti gli alunni più gravi venisse garantito quanto ribadito dalla Corte, ogni quattro alunni meno gravi (in tutti gli ordini di scuola) ci sarebbe un solo insegnante di sostegno.

Una situazione che rende evidentemente irrealizzabile la progettazione e la pratica di credibili percorsi di integrazione e/o inclusione.

Di fronte a tutto ciò Cobas Scuola e Rete Precari Scuola Sicilia si impegnano, in collaborazione con le famiglie e le Associazioni dei ragazzi diversamente abili, ad iniziare nei prossimi giorni un confronto con l’Ufficio Scolastico Provinciale con l’obiettivo finale di garantire a tutti il diritto allo studio.

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