Un viaggio da Roma a Roma, attraverso Roma, durato due anni, dal 2009 al 2011, in tondo e in solitudine; un viaggio che è anche un sogno oltre che un’esperienza reale ed autentica. Ha cominciato bene il Circolo di lettura di Catania che il 15 ottobre scorso nella sala refettorio del palazzo della Cultura di Catania ha presentato lo scrittore e saggista Tommaso Giartosio e il suo libro “L’O di Roma. In tondo e senza fermarsi” (collana Contromano di Laterza).

L’incontro con il popolare conduttore di “Fahrenheit“, la trasmissione Rai di Radiotre che si occupa di letteratura e libri, è il primo di una serie di confronti con scrittori e con ‘lettori competenti’, organizzati da quello che una volta era l’assessorato alla Cultura del Comune di Catania e che adesso è diventato alla Bellezza ed ai Saperi condivisi e dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.

Lo scrittore segue una forma “come un poeta segue una rima”; ha puntato un compasso sulla mappa dell’urbe, la punta sulla pedana del vigile urbano al centro della piazza, piazza Venezia, la mina sulla sua camera da letto.

Ha disegnato un cerchio , un cerchio magico che lo scrittore ha percorso senza distaccarsene mai. Dal Testaccio alle Terme di Caracalla, passando per il Tevere, Monteverde, Villa Doria Pamphilj, i Prati, ancora il Tevere, Villa Borghese, Castro Pretorio e Porta San Giovanni.

Dopo aver attraversato campi di calcio e di sterpi, interni borghesi, giardini, palazzi e ministeri, caserme e teatri, cimiteri, cinema e conventi, persino il Vaticano. Dopo aver incontrato seminaristi e suore, poliziotte e carabinieri, addetti alla reception, segretari, geometri e tutta una varia umanità. Alla fine del viaggio tornerà a casa sua, una casa che sarà diversa da quella che ha lasciato all’inizio del viaggio.Leggiamo.

Tutto comincia con un sogno. Un bambino immagina di attraversare la sua città lungo una circonferenza disegnata col compasso sulla mappa. Punta l’ago sulla piazza centrale. Punta la mina su casa sua. Disegna un cerchio. Seguirà questo percorso dovunque vada. Parte di mattina presto. Ha tutto: la mappa, una corda per le arrampicate, una torcia, panini, acqua. L’impresa è ardua. Deve superare ostacoli di ogni tipo, scalare mura, intrufolarsi in appartamenti, uffici, musei. Incontrare sconosciuti, spiegare o non spiegare le sue intenzioni, vivere avventure e disavventure, e non staccarsi mai dalla sua curva. Di sera è stanchissimo, ma continua a andare. La mattina dopo è ancora sulla linea prescritta: lo ritrovano a cavallo di una statua equestre. Addormentato. Abbracciato all’eroe. Questo è il mito di fondazione. È una storia che ho letto moltissimi anni fa, oppure l’ho inventata, sognata. Sta sul confine tra memoria e fantasia. È una visione. Non si lascia cacciare via. Finalmente ho deciso di metterla in atto”.

Dietro questo libro c’è tanta altra letteratura, c’è Gianni Rodari e le sue storie per giocare – confessa Giartosio – ci sono altri scrittori che negli anni 90 hanno raccontato il territorio di questa Italia in modo nuovo, c’è l’esperienza della rivista “Accattone” con la scelta di un dispaccio Ansa per costruirvi sopra un racconto e quella di Stalker, inedito strumento di conoscenza e consapevolezza del territorio.

” L’O di Roma. In tondo e senza fermarsi” è anche “un libro con tante domande“, un esperimento sul rapporto tra esperienza e cultura, la manifestazione di un bisogno, il bisogno di appropriarsi del territorio. Roma. Perché Roma? Leggiamo ancora.

È semplicemente la mia città, l’unica in cui posso immaginare una peripezia simile. Poi è una città a anelli. Dall’interno all’esterno: le diverse cerchie di mura; la circolare, che è una staffetta di tram; la tangenziale, che non ha il coraggio di fare tutto il giro e dopo un semicerchio si sfibra in un’infilata di viali; l’anello ferroviario; la linea difensiva formata dai quindici forti ottocenteschi; il Grande raccordo.

Di Roma si è detto che fosse quadrata (nell’antichità) o a forma di leone (nel medioevo). Sisto V la pensava a stella, e Corrado Alvaro si era messo in testa che fosse fatta come una nave. Ma ovviamente è una città rotonda. Non perfettamente circolare come la Città del Sole e altre utopie, o come la Città di Dite e altre distopie. Tondeggiante, espansa a macchia d’olio attorno al Campidoglio. Globulare come la parola OliO. Come un’O, Roma ha un centro vuoto. Credo che lo sapessero i poeti, come Pasolini o Belli, e anche gli architetti. Lo sa chi entra al Pantheon o a Sant’Ignazio e guarda in alto. Io me sono accorto perdendomi per Roma da ragazzo, nei bruni anni Settanta, quando la città era più buia, trasandata, e sempre incolmabile.

Si calava verso il centro a cavalcioni dei motorini come per le pendici di un gorgo. Si costeggiava l’ombra dell’antico cuore della città. Il “Foro” in origine designava un “recinto”, un cerchio. Ora non si poteva non pensarlo come un vero foro, una profonda gola, un lago di pietre e pini fruscianti tra i palazzi del potere. Roma fa perno sul potere, si dice spesso, ed è vero: ma il potere qui è il Palazzo, non chi lo abita. E’ il vuoto del foro, è il vuoto di quei saloni da cui si affaccia al massimo la figuretta di un papa-larva o la testa a biglia di un dittatore. Oppure, più spesso, nessuno. Le piazze invece sono sempre più piene, tra notti bianche, parate, maratone, processioni, manifestazioni. Abissi barocchi da ingorgare di folla, un occhio da stipare di sguardi, una bocca da ingozzare di voci.

Io non so perché intraprendo questo viaggio. Seguo una calcolata ossessione, cioè vado alla cieca. Ma mi sembra che lungo l’O potrei comprendere questo gorgo, vuoto, foro, occhio, sogno. O almeno farne prova. (Lettore, lettrice: seguimi.)

Un ottimo inizio, dicevamo per il circolo di lettura di Catania, incentrato quest’anno sul tema “Figure di città” e un’iniziativa lodevole quella del Circolo che vuole avvicinare la gente alla letteratura in una città il cui territorio è spesso un deserto culturale.

Dopo Roma ci sarà Napoli con una lettura di Silvio Perrella e via via si snoderanno altri incontri, sempre nella sala “refettorio” di palazzo Platamone (via Vittorio Emanuele 121) alle ore 17,15, come da programma.

  • 26 novembre 2013 – Silvio Perrella – Silvio Perrella, Giùnapoli
  • 10 dicembre 2013 – Domenico Scarpa – Italo Calvino, Le città invisibili
  • 18 febbraio 2013 –  Attilio Scuderi – Orhan Pamuk, Il libro nero
  • 19 marzo 2014 – Carmelo Tramontana – Walter Benjamin, I passages di Parigi
  • 11 aprile 2014 – Salvatore Silvano Nigro – Giorgio Bassani, Il romanzo di Ferrara
  • 6 maggio 2014 – Rosa Maria Monastra – Vitaliano Brancati, Il bell’Antonio
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