Da più di vent’anni giudice minorile, da due anni Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, la dott.ssa Maria Francesca Pricoco in un’intervista esclusiva ci presenta un quadro della situazione dei minori nel distretto di Catania che desta molta preoccupazione:

  • minori, che abbandonano anzitempo la scuola, avviati dalla criminalità organizzata in maniera stabile ad attività illecite, in special modo all’attività di spaccio di stupefacenti e a reati contro il patrimonio;
  •  servizi socialidepotenziati negli anni – che sempre meno segnalano casi di abbandono scolastico;
  • l’Osservatorio sulla dispersione scolastica non attivo da alcuni anni;
  • assenza di un ritorno di informazione delle segnalazioni all’Ispettorato del lavoro da parte del Tribunale per i minorenni per quei casi di sfruttamento eclatante di lavoro minorile;
  • disaffezione allo studio e scarsa importanza attribuita alla cultura alla base del precoce abbandono scolastico;
  • ricerca di un facile guadagno per soddisfare bisogni non essenziali ma importanti per esprimere uno status.

Contemporaneamente nell’intervista si sottolineano non solo le azioni che vengono intraprese per contrastare questi fenomeni, ma anche ciò che sarebbe auspicabile per rendere più efficace l’impegno da parte delle istituzioni.

Vi sono segnali di ripresa dell’attività dell’Osservatorio sulla dispersione scolastica; sono presenti nel territorio varie agenzie educative che si impegnano nel recupero dei minori che sono incorsi in procedimenti giudiziari; l’azione della Procura minorile a volte riesce a far rientrare nei confini della legalità situazioni che facilmente avrebbero prodotto comportamenti devianti di più grave entità.

Un accenno -in conclusione- al problema dello sbarco di minori stranieri non accompagnati, ai quali andrebbe garantito il diritto allo studio.

Ecco il testo integrale dell’intervista:

Nella ricerca nazionale di Save the Children si parla di circa 260.000 minori infrasedicenni che lavorano o hanno lavorato in Italia. Vi è un’attività istituzionale tendente a ridurre i fenomeni del lavoro minorile e dell’evasione scolastica?

A Catania è stato istituito diversi anni addietro l’Osservatorio sulla Dispersione Scolastica, che prevedeva la presenza di un funzionario dell’allora Ufficio del Provveditore agli studi, esponenti dei servizi sociali del Comune, giudici del Tribunale per i Minorenni e referenti di varie agenzie educative.

A seguito di efficace attività di coordinamento all’interno degli uffici minorili, avviata quando il tribunale per i minorenni di Catania era presieduto dal dott. Scidà e la procura minorile era retta del dott. Cortegiani, il fenomeno della Dispersione scolastica veniva affrontato mediante procedure per la tutela dei minori e per il controllo della potestà dei genitori sulla base di segnalazioni che provenivano dai Servizi sociali, i quali facevano un monitoraggio capillare del territorio e riferivano i casi di dispersione scolastica indicativi della trascuratezza dei genitori nella cura e nell’educazione dei figli.

Il meccanismo che riguarda gli uffici minorili ha avuto il massimo funzionamento fino a qualche anno fa; poi l’avvio del percorso giudiziario su questo tema della dispersione scolastica si è affievolito, l’Osservatorio ha continuato a svolgere funzione di monitoraggio e confronto, ma successivamente gli incontri si sono diradati ed al momento non esiste più né un osservatorio funzionante né un intervento efficace al fine di attenuare il fenomeno della dispersione scolastica.

Rispetto all’affievolimento della attività dell’Osservatorio non so indicare le ragioni ma posso anticipare che intorno alla metà di novembre prossimo è stata già convocata una nuova riunione. La riattivazione dell’iniziativa ha preso avvio da un incontro promosso alla fine della primavera scorsa presso una scuola media del quartiere Angeli Custodi di Catania, dove oltre ad un funzionario dell’Ufficio Scolastico erano presenti assistenti sociali, insegnanti e funzionari dell’U.S.P. e al quale incontro ho partecipato quale presidente del TM al fine di porgere un punto di vista operativo e di collaborazione per gli interventi più opportuni tenuto conto dell’esperienza acquisita nell’ ambito della nostra attività di giudici minorili.

Ritiene che negli ultimi 20 anni il fenomeno della evasione scolastica e del lavoro minorile nel nostro territorio si sia modificato? E se sì, in quale direzione, aumento o diminuzione?

Le segnalazioni da parte dei Servizi sociali dei casi di dispersione scolastica sono diminuite, ma non perché il fenomeno si sia ridotto. Ciò potrebbe dipendere, in primo luogo, dal fatto che a fronte di oltre 100 assistenti sociali in servizio presso il Comune di Catania assunte circa oltre 20 anni fa, allo stato, ne sono rimaste solo 60, le quali, pur sensibili alla questione, vista la riduzione del numero, non riescono a seguire in maniera puntuale anche questi fenomeni essendo impegnate in tante altre attività di assistenza.

Anche l’incidenza del lavoro minorile è diminuita, ma solo perché il lavoro manca sia per gli adulti che per i minori.

E fra i minori che entrano in contatto con il Tribunale da Lei presieduto?

I ragazzi che vengono in contatto con il T.M. hanno quasi sempre un livello d’istruzione molto basso, spesso al di sotto delle prescrizioni di legge, e una altrettanto insufficiente formazione professionale. In genere provengono da famiglie il cui livello d’istruzione non supera il diploma di scuola media di primo grado e dove esiste un forte tasso di disoccupazione, soprattutto femminile.

Ovviamente quando i minori devono seguire un percorso educativo, il conseguimento dell’obbligo scolastico e la formazione professionale sono obiettivi prioritari, sia presso l’Istituto Penale, ove sono stati attivati corsi di pasticceria, cucina, ecc.., sia sempre nell’ambito penale di attività educative esterne ovvero nel corso di procedure per la disciplina di rapporti civili e di integrazione sociale.

Preoccupante, correlato alla Dispersione scolastica, è l’avvio precoce alla devianza. Nel corso dei giudizi penali emerge che i ragazzi che non frequentano regolarmente la scuola sono spesso avviati in maniera stabile ad attività illecite, specie all’attività di spaccio di stupefacenti (soprattutto cocaina). In una realtà come quella di Catania, dove il tasso di criminalità minorile è elevato il problema della D.S. si riversa, quindi, nel mondo della criminalità.

Quando ricevete una segnalazione per evasione scolastica qual è il vostro intervento e i risultati che conseguite?

L’azione di contrasto prende avvio dalla Procura Minorile che, ricevuta la segnalazione da parte degli Organi dirigenti della scuola o dai Servizi sociali, può esercitare l’azione civile a tutela delle persone minorenni al fine di intervenire sul controllo della potestà genitoriale. In alcuni casi l’informazione all’Organo giudiziario requirente minorile (il Pubblico Ministero Minorile), che svolge anche funzioni di indagini preliminari in materia civile prima di formulare le richieste di intervento giurisdizionale al tribunale per i minorenni, consente di ottenere buoni risultati, nel senso che, avviate iniziative di approfondimento della situazione con l’ulteriore coinvolgimento dei servizi sociali, i genitori acquistano una maggiore consapevolezza dei bisogni dei figli e si preoccupano di recuperare le inadempienze e, quindi, può accadere che la procedura si arresti in tale fase e non venga ulteriormente proseguita presso l’organo giudicante (il Tribunale per i Minorenni). Altre volte, invece, il Pubblico Ministero Minorile richiede avviarsi la procedura per limitazione della potestà genitoriale con contestuale richiesta di affidamento del minore ai Servizi sociali a cui demanda compiti di vigilanza e sostegno.

Quando venite a conoscenza di attività lavorative irregolari svolte dai minori vi è un passaggio delle informazioni agli uffici dell’Ispettorato al lavoro? Se sì, quali risultati produce? Se no, perché?

Il T.M. ha più volte segnalato casi all’Ispettorato del lavoro, ma devo dire limitatamente a quei casi di sfruttamento eclatante e condizioni di lavoro preoccupanti. Ma non sono a conoscenza di quale sia stato l’esito delle nostre segnalazioni.

L’abbandono scolastico motivato dalla impossibilità di comprare i libri di scuola o con la necessità di contribuire al bilancio familiare è una realtà ancora presente o è una solo una motivazione di facciata per mascherare altre ragioni: la disaffezione allo studio, la consapevolezza che il titolo di studio non sia un buon investimento per il proprio futuro, la voglia di avere un guadagno immediato anche per soddisfare bisogni non essenziali (cellulare, moto, abbigliamento, ecc.)?

L’abbandono scolastico spesso è correlato a precarie condizioni economiche, ma è più strettamente legato alla cultura della famiglia di quel minore, in quanto accade anche che molte famiglie, pur con scarse risorse economiche, si adoperino per far studiare i figli, mentre le famiglie che non ne curano gli studi sono quelle che non danno importanza alla cultura e non investono su di essa. Credo, come ho detto, che spesso sia più un problema culturale che economico se pure vi sono situazioni in cui la mancanza di mezzi di sussistenza può incidere . Tuttavia, per la mia esperienza, se la famiglia è recettiva ed il caso è conosciuto o promosso dalle agenzie educative, esistono valide espressioni solidaristiche in grado di offrire aiuto a questi minori e alle loro famiglie.

Alla base della commissione di un reato ad opera di un minore, esiste -a suo avviso- un rapporto tra guadagno inadeguato e desiderio di soddisfare bisogni altrimenti non realizzabili?

Certamente sì. La vita sociale dei ragazzi e il confronto con il mondo cittadino li porta a voler soddisfare alcuni bisogni materiali di un livello a loro inaccessibile ma con alto valore di status. Devo altresì dire che questo fenomeno è presente anche in contesti familiari dove vi è agiatezza, al fine di raggiungere un livello sempre più alto di soddisfazioni di bisogni materiali.

Vent’anni addietro il Presidente Scidà denunciava casi di omicidio ad opera di minori per 500.000 lire (attuali 250 euro). Esiste questo fenomeno anche oggi?

Allo stato non ho esperienza diretta di queste circostanze. Posso dire che, pur in assenza di una imputazione penale per associazione a delinquere, nel nostro distretto può ritenersi presente il fenomeno della aggregazione dei minori alla criminalità organizzata, anche di stampo mafioso, osservando il sistema della devianza minorile in cui emerge l’assegnazione di compiti e finalità che , intuitivamente, fanno parte di una più ampia organizzazione, come ad esempio quella che gestisce la detenzione illegale e lo spaccio delle sostanze stupefacenti ove si rilevano anche comportamenti di prevaricazione o di controllo del territorio.

Anche la trattazione di processi per omicidio commessi da imputati minorenni, legati al fenomeno della criminalità organizzata di tipo mafioso, fa parte dell’esperienza del tribunale per i minorenni di Catania e, in linea con l’esperienza della giustizia penale ordinaria, ha avuto il periodo di maggiore affluenza negli anni del pentitismo. Nell’ultimo periodo questi processi sono diminuiti ma il fenomeno dell’aggregazione dei minorenni a giri di malavita organizzata è costante e rilevabile, come già detto, particolarmente nella commissione di reati relativi a sostanze stupefacenti ovvero, in alcuni casi, anche di reati contro il patrimonio.

Qualche anno fa abbiamo trattato processi penali per il reato di omicidio a carico di minori, soprattutto della zona di Siracusa, che facevano parte di un microgruppo criminale, il cui capo era un minorenne, che se pure appartenente alla più vasta organizzazione delle “famiglie” del territorio, aveva compiti di predisposizione ed esecuzione di “regolamento di conti”. In questi casi, è chiaro, che la difficoltà del giudice minorile riguarda l’applicazione degli istituti tipici del processo penale per i minori introdotti dal d.p.r. 448 del 1988.

Cosa chiederebbe il Tribunale per i minorenni all’Amministrazione comunale e agli altri Enti pubblici territoriali per ridurre l’evasione scolastica e il lavoro irregolare minorile?

Anzitutto ripristinare efficacemente l’attività dell’Osservatorio sulla Dispersione scolastica, coinvolgendo i dirigenti scolastici del territorio di tutto il distretto giudiziario (coincidente con le province di Catania, Siracusa e Ragusa, oltre due comuni della provincia di Messina), nonché i Servizi sociali territorialmente competenti e le Equipe pluridisciplinari all’interno delle scuole. L’Osservatorio potrebbe avere la funzione di potenziare l’intervento dei dirigenti scolastici e degli insegnanti e costituire un collegamento con gli Uffici minorili.

A tal proposito potremmo avviare incontri con tutti i referenti scolastici che si occupano di dispersione scolastica per definire assieme le modalità di intervento e di eventuale segnalazione alle autorità giudiziarie. Ovviamente il primo tentativo dei Servizi sociali deve essere quello di intervento diretto, senza coinvolgere in prima istanza gli uffici giudiziari, attraverso un’azione di sostegno.

Quanto al lavoro minorile, la questione è molto complessa: può accadere, ad esempio, che nel corso del processo penale, ricorrendo le condizioni di legge per la sospensione del processo per messa alla prova dell’imputato, la formulazione dei progetti in collaborazione con i servizi sociali ministeriali preveda l’impegno per il minore di svolgere un’attività lavorativa, attesa la sua rilevante valenza educativa, ma molte volte vi sono difficoltà a proporre un’attività lavorativa regolare con conseguente pericolo di contraddittorietà dei messaggi indirizzati al minore riguardo al rispetto del principio di legalità nelle modalità di svolgimento della convivenza civile.

Se, infatti, da un lato la prescrizione di impegnarsi nell’attività lavorativa lo accompagna nell’assunzione di precise e costruttive responsabilità, dall’altro lato è necessario ricercare soluzioni nel rispetto delle regole e quindi della necessità che l’attività lavorativa sia improntata sulla disciplina di legge, particolarmente se riguarda lavoratori minorenni, con conseguente opportunità di non accettare situazioni ove siano configurabili ipotesi di sfruttamento.

Tuttavia bisogna anche constatare come la crisi economica stia incidendo su tante questioni e i giudici che si occupano di minori si confrontano con una società che offre scarse risorse anche al fine di avviare efficaci azioni educative. I problemi di dispersione scolastica e ancor più quelli di sfruttamento minorile, dunque, oggi assumono aspetti di ulteriore gravosità che non avevano in precedenza. Vi è una commistione di tante questioni e difficoltà che non è facile affrontare e risolvere.

Tra queste si aggiunge anche la questione della tutela ed integrazione sociale dei minori stranieri che arrivano in Italia sia con i genitori ma moltissimi non accompagnati, come può evincersi dai recenti fatti di cronaca: queste persone minori di età, ad esempio, hanno diritto all’istruzione ma le nostre scuole non sono attrezzate e non sono presenti le figure dei mediatori culturali ed anche degli interpreti che conoscano i vari idiomi, spesso anche dialettali.

Credo che nel momento attuale bisogna lavorare ancora più intensamente “per una cultura dell’infanzia e l’adolescenza”, come auspicava Carlo Alfredo Moro, maestro per i giudici minorili quando i tempi ed i problemi erano diversi.

A fronte di coloro che ritengono che la giustizia minorile “non abbia più niente da fare”, tanto che, come taluni affermano, sia superfluo mantenere una istituzione come il tribunale per i minorenni, sono convinta che non sia, invece, più procrastinabile l’attuazione dell’obbligo morale e dei doveri di attenta responsabilità alle questioni della giustizia ed al riconoscimento dei diritti delle persone minorenni in un’ottica necessariamente specializzata e con un tribunale adatto allo svolgimento di questa delicata funzione non “appiattito” nelle forme di conoscenza della giustizia ordinaria , ed una preparazione dei giudici aperta ai nuovi temi dell’infanzia e volta, con lo sguardo lungo ed in rapporto di rete con le altre istituzioni ed amministrazioni, ad affrontare problemi che riguardano la crescita e l’educazione dei minori nei quartieri, nelle città, nella nazione, nella loro condizione attuale di cittadini europei proiettati nel mondo.

 

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