Ogni tanto politici e sindacalisti di regime si svegliano dal torpore e scoprono, a proposito di trasporto ferroviario in Sicilia, che “c’è stata negli anni una grande distrazione di risorse da Mezzogiorno al Nord da parte di Ferrovie”, come ha affermato l’assessore regionale all’Economia Bianchi nel corso della presentazione del dossier della Fit-Cisl in cui viene evidenziato il degrado e l’incredibile arretratezza del servizio ferroviario in Sicilia.

Allora, per scacciare le tenebre dell’incubo, cominciano a scrivere una estemporanea lettera a Babbo Natale in cui elencano i regali che vorrebbero trovare sotto l’albero: la sottoscrizione del contratto di servizio fra Regione e Trenitalia; l’utilizzo dei 50 milioni di euro stanziati dalla Regione per l’acquisto di materiale rotabile; un’unica regia nella programmazione e utilizzo dei fondi disponibili nella logica di mobilità integrata con un Agenzia unica di mobilità regionale; l’ammodernamento e il rilancio degli impianti della manutenzione; la creazione di un polo industriale per la progettazione e costruzione dei rotabili; lo sviluppo del traffico merci, il potenziamento di tutte le tratte regionali, provvedendo ai collegamenti in zone del tutto abbandonate come Enna, Caltanissetta e Ragusa; la velocizzazione delle tratte; l’elettrificazione delle linee e la riduzione quindi dei tempi di percorrenza, l’acquisto di 10 minuetti elettrici, 5 minuetti diesel, 8 vetture Vivalto e 4 vetture media distanza.

E vai! Manca solo la nomina di mago Merlino alla presidenza di questa taumaturgica Agenzia unica di mobilità regionale.

Nel frattempo Dario Lo Bosco, presidente del consiglio di amministrazione Rfi, da parte sua, ha dato notizia della firma con la Regione di un marziano ‘Contratto interistituzionale di sviluppo’ per collegare -probabilmente utilizzando la forza del pensiero- le grandi aree industriali e metropolitane di Messina, Catania, Siracusa, Pozzallo, Comiso e Palermo, con l’alta velocità. Anche gli industriali hanno chiesto un potenziamento del servizio per rilanciare l’economia dell’Isola.

Il paradosso è che, come in una pièce di teatro dell’assurdo, quest’orgia di proposte a futura memoria e di mirabolanti realizzazioni si svolgeva mentre venivano snocciolati i misteri dolorosi che viaggiatori e pendolari ogni giorno sono costretti a recitare sui treni reali e nelle nostre stazioni ferroviarie.

Come piagnucola lo stesso dossier messo assieme da rappresentanti della Fit Cisl che, a bordo di un camper, per sei mesi hanno fatto tappa fra le principali stazioni dell’Isola per documentare le gravi conseguenze dei tagli al trasporto ferroviario regionale “da gennaio 2012 a ottobre 2013 sono stati circa 6 mila i treni soppressi per un corrispettivo di circa 300.000 km/treno, di questi appena 60.000 km/treno sono stati sostituiti da bus (solo 1.500 treni), 4.500 i treni programmati e quindi finanziati, che non hanno circolato. (…)

Analizzando nel dettaglio l’offerta commerciale di Trenitalia è facile capire che la metà del servizio offerto riguarda l’hinterland palermitano. I restanti 200 treni, che dovrebbero garantire i collegamenti nelle e tra le altre 8 province siciliane, sono risultati del tutto insufficienti, infatti su quasi tutte le tratte si sono riscontrati buchi anche di diverse ore tra un treno e l’altro. Fenomeni ai quali si aggiunge l’abbandono di diverse linee ferroviarie, quali la Trapani-Alcamo via Milo e la Caltagirone-Gela, andato avanti negli anni contrariamente a quanto previsto dal “Contratto di Programma 2012-2014” siglato tra Rfi e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.”

Per restare nell’ambito locale, la Stazione centrale di Catania dalle 9 alle 12.45 è praticamente inutilizzata; c’è un solo collegamento diretto fra Palermo e Catania; gli altri sono inframezzati da soste che allungano i tempi di percorrenza in modo insostenibile.

Per quanto poi la linea ferroviaria passi a un tiro di schioppo dall’aeroporto, tanto è vero che costituisce un ostacolo per il prolungamento della pista, non si riesce a realizzare un collegamento diretto con la stazione centrale che, a proposito di trasporto integrato, permetterebbe il collegamento con ben sette provincie.

Per non parlare di tutte le malversazioni che quotidianamente debbono subire i pendolari che utilizzano il trasporto pubblico su gomma, provinciale e interprovinciale.

Si tratta di informazioni e notizie già da anni sventolate sotto il naso di tutti, con molti più particolari e dettagli sui disagi quotidiani, da tanti comitati spontanei di pendolari e da noi regolarmente rilanciate, che ora vengono riprese e pubblicizzate come la scoperta dell’acqua calda, per cui è lecito chiedersi: ma questi signori ci sono o ci fanno? Quando la smetteranno di trastullarsi con il gioco dei quattro cantoni?

Leggi la recente lettera aperta del Comitato Pendolari al sindaco di Messina sulla ‘metroferrovia’ e i suoi disservizi

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