Azienda agricola - Gelsari

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Prosciugamento dei pantani dei Gelsari e di Lentini con l’uso di pompe idrovore e conseguente distruzione di una zona umida di eccezionale valore naturalistico, sottoposta a tutela da parte della Regione Siciliana. Con questa accusa Legambiente Catania attacca ancora una volta il Consorzio di Bonifica 10 di Siracusa e dichiara di aver presentato un “dettagliato esposto alle Procure della Repubblica di Catania e di Siracusa”.

Non sono argomenti nuovi e Argo ne ha già parlato, facendo propria la tesi che la difesa dell’ambiente debba prevalere su ogni altro interesse.

Approfondendo il tema, sono emersi però alcuni elementi di dubbio, su cui vorremmo soffermarci.

Il 27 luglio scorso, al Consorzio viene assegnata la bandiera nera‘ dalla Goletta dei Laghi di Legambiente, il vessillo dei pirati dell’ambiente.

Questa volta Argo non diffonde la notizia, preferisce tacere, perplesso. Possiamo considerare davvero dei terreni allagati come dei laghi? La bonifica realizzata ai primi del novecento per combattere la malaria e rendere quelle terre coltivabili era stata davvero solo un errore? E, anche se così fosse, la bonifica non è ormai un dato acquisito di cui tenere conto anche in virtù delle colture presenti in loco?

E ancora, si tratta soltanto di agricoltura improduttiva e sovvenzionata, tale da far scrivere a Legambiente che “i costi di gestione delle attività di emungimento dell’acqua risultano superiori ai redditi dei terreni agricoli” e che alla collettività costerebbe meno “mantenere le zone umide concedendo congrui indennizzi ai proprietari dei terreni agricoli”?

Nel tentativo di fare chiarezza e rispondere a queste domande abbiamo effettuato una ricerca di dati e informazioni.

Da una nota inviata dal Consorzio 10 di Siracusa a Legambiente Sicilia e Legambiente Catania, ottenuta con richiesta di accesso agli atti, di cui Argo è entrato in possesso e che oggi pubblichiamo, si possono evincere alcuni di questi dati.

Si tratta di un documento inviato lo scorso 4 ottobre in risposta ad una diffida ricevuta dall’associazione ambientalista nel mese di agosto.

Non saremo certo noi a difendere ad occhi chiusi i consorzi, enti regionali spesso protagonisti di sprechi e pratiche clientelari, ma i fatti descritti nella nota vanno esaminati comunque.

I pantani dal 2006 ad oggi

Nel documento sono, innanzi tutto, rintracciabili gli elementi per ricostruire una ‘storia’ dei pantani relativa agli ultimi anni, che -per comodità di sintesi- dividiamo in tre tempi

  • Degli anni 2006-2011 vengono ricordati: i furti e gli atti di vandalismo che hanno azzerato gli impianti di pompaggio delle acque a partire dal 2006 (Gelsari), i mancati interventi della regione per sostituirli a causa della mancanza di fondi, gli straripamenti causati dalla rottura degli argini dei fiumi San Leonardo e San Damiano. E’ stato l’insieme di questi fattori, a cui si aggiungeranno le piogge eccezionali dell’inverno 2011-2012, a causare gli allagamenti dei pantani, la ricostituzione della vegetazione tipica delle zone umide e l’arrivo di uccelli migratori.
  • Gli allagamenti fanno scattare le proteste degli agricoltori per la distruzione dei raccolti e quelle dei residenti per l’inondazione delle abitazioni, proteste seguite da onerose richieste di risarcimento danni che inducono la Regione, nel novembre del 2011, a finanziare lavori di manutenzione e ripristino (Lentini) /acquisto (Gelsari) delle elettropompe. I lavori, resi per un certo periodo impossibili dall’allagamento del piazzale antistante l’edificio consortile, saranno effettuati nella primavera-estate del 2012, quando l’acqua sarà defluita anche grazie alla rottura dell’argine del San Leonardo, compiuta da ignoti e su cui si deve ancora fare luce.
  •  Sollecitata dagli ambientalisti, interviene la Regione con il DDG n.416 (decreto del dirigente generale-Assessorato Territorio e Ambiente) del 23 luglio 2012 che istituisce un vincolo biennale sui due pantani e induce il Consorzio a sospendere l’attività di pompaggio. Agricoltori e residenti fanno ricorso al Tar di Catania per chiederne l’annullamento e, nelle more, la sospensiva, che il Tar concede il 17 ottobre (e conferma l’8 novembre) disponendo un costante monitoraggio del livello delle acque anche mediante il mantenimento in funzione dei sistemi di pompaggio. Dal 20 ottobre riprende quindi il saltuario utilizzo delle pompe, in attesa che il Tar decida nel merito.

Che l’utilizzo delle pompe resti saltuario è possibile verificarlo sui registri del Consorzio in cui vengono annotati i tempi di uso e la quantità di acqua emunta.

Per il periodo che va dal 20 ottobre 2012 al 10 settembre 2013, i dati dichiarati sono i seguenti:

  • 123 ore nel pantano di Lentini (media giornaliera 22 minuti – sollevata acqua per complessivi 47 mm)
  • 57 ore nel pantano dei Gelsari (media giornaliera 11 minuti – sollevata acqua per 27, 73 mm)

Si tratta, come possiamo osservare, di ben poca cosa anche perchè l’inverno in questione è stato caratterizzato da scarse precipitazioni, come in genere accade in quest’area, in cui precipitazioni abbondanti si verificano solo occasionalmente.

Le nostre domande

Alla luce di questi dati, appare giustificata la reiterata accusa rivolta da Legambiente nei confronti del Consorzio di Bonifica 10 di Siracusa, aver cioè “prosciugato i pantani con azione continua degli impianti idrovori”?

Non sarebbe più opportuno individuare altre responsabilità del Consorzio, verificando -ad esempio – se  il Consorzio abbia compiuto la necessaria manutenzione dei canali di sgrondo realizzati al tempo della bonifica e tutt’ora necessari alla gestione delle acque?

Si potrebbero poi approfondire i motivi che hanno condotto all’acquisto delle motopompe carrellate usate per emungere l’acqua nel periodo in cui non erano state ancora ripristinate le elettropompe. E’ stata una spesa oculata l’acquisto di queste macchine costose e comunque non adeguate al compito che avrebbero dovuto svolgere?

 I costi

Siamo così entrati nel vivo della questione costi e quindi del potenziale spreco di soldi pubblici operato dal Consorzio. Legambiente insiste molto su questo tema e sui pesanti costi del sistema di pompaggio.

Esaminando i dati relativi alle pompe utilizzate, scopriamo che le pompe di cui si parla hanno rispettivamente la potenza di 250 cavalli (184 KW) per il pantano Lentini e di 190 cavalli per quello dei Gelsari.

Si tratta di elettropompe di modesta potenza, quella di un’auto o di un furgone tipo Ford 100, tanto per dare un’idea. Se proviamo poi a quantificare le spese sulla base di questi dati, abbiamo che

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Si tratta di una spesa abbastanza contenuta (6.000 euro circa per il pantano Gelsari e 13.000 euro per il pantano di Lentini, metà dei quali sono stipendi dei dipendenti del Consorzio), ma soprattutto è importante chiarire che questa spesa viene sostenuta in buona parte dagli agricoltori che beneficiano del sollevamento e che pagano la loro quota in proporzione all’estensione dell’appezzamento.

Negli anni in cui il pompaggio dell’acqua non è stato effettuato, essi non hanno pagato, ma -come apprendiamo dalla nota del consorzio- da quando l’attività delle pompe è ricominciata, i loro contributi sono già stati ‘messi a ruolo‘.

Per capire fino a che punto si tratti di agricoltura sovvenzionata, abbiamo chiesto ad alcuni produttori della zona di quantificare spese e guadagni e abbiamo ricevuto dei dati sintetizzabili in una scheda che alleghiamo e che dimostrerebbe che così non è.

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Questo non vuol dire che i produttori non ricevano alcun contributo, perchè possono accedere ai ‘premi comunitari‘, i contributi A.G.E.A. che quasi tutti gli agricoltori in Europa percepiscono attraverso la ‘domanda unica di aiuti comunitari’. Nessuna sovvenzione è legata in modo specifico al fatto che le loro aziende ricadano all’interno dei comprensori di bonifica.

Ciò detto, è vero che mantenere in vita il Consorzio rappresenta un costo per la Regione, la quale paga -ad esempio- lo stipendio ai dipendenti e sostiene le spese straordinarie, ma non dobbiamo dimenticare che queste spese ci sarebbero comunque poichè il Consorzio non si occupa solo dei pantani.

Visto anzi che i costi relativi al sollevamento dell’acqua dei pantani sono una piccola percentuale rispetto alla gestione complessiva dell’attività dell’ente, le critiche – che possono essere ampiamente giustificate – all’uso non accorto dei soldi pubblici vanno fatte a tutta l’opera del Consorzio e vanno motivate con dati concreti, da quelli degli stipendi dei dirigenti a quelli delle spese di acquisto dei materiali.

Quanto al documento che oggi pubblichiamo, ci auguriamo che Legambiente Catania, che ne è uno dei destinatari, avendolo ormai ricevuto -come ci risulta- per posta certificata, ne abbia preso visione. La raccomandata con ricevuta di ritorno, per motivi che non conosciamo, non risulta da loro ritirata e sarebbe invece, da più di un mese, in giacenza presso gli uffici postali.

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14 Responses to “Pantani, la lunga vertenza Legambiente/Consorzio”

  1. Ritengo di essere un ambientalista convinto, e non ho alcun interesse sui terreni dei Gelsari, ma anche a me l’articolo della sezione di Catania di Legambiente ha suscitato grosse perplessità e dubbi su . . . Legambiente.
    Non mi sembra un approccio corretto quello di campionare e valutare come un laghetto alpino un terreno agricolo allagato, in cui per anni si sono usati concimi e pesticidi. Devo aspettarmi che, con le prossime piogge, la sezione di Catania di Legambiente dia la bandierina nera ai canali di sgrondo dei terreni perchè non sono ruscelli di montagna ?
    Mi sembra pretestuoso, se non mistificante, addurre a giustificazione della creazione della palude il fatto che su quei terreni vi sia stato abusivismo edilizio.
    L’abusivismo edilizio va represso come tale, ma la bonifica non può essere soppressa per questo nè perchè l’amministrazione del Consorzio non è stata efficiente. Allora demoliamo la città di Catania perchè il Comune è in passivo.

  2. Riflettendo su questo articoo, mi è venuto un dubbio. Se lasciamo sopravvivere i pantani, dobbiamo temere il ritorno della malaria? Si tratta di un timore esagerato o realistico?
    Cosa ne dicono gli esperti?

  3. La carenza di manutenzione idrogeologica del territorio ha favorito nel tempo la riproliferazione delle zanzare anofeline un tempo debellate grazie all’impiego massiccio del DDT.

    Attualmente la specie Anopheles labranchiae, vettore principale della malaria in Sicilia, è assai diffuso nella regione.

    In Sicilia siamo nella condizione di “anofelismo senza malaria”. Un epidemia di malaria può così svilupparsi grazie a portatori di forme gametocitarie del plasmodio (turisti o immigrati) o soprattutto attraverso i “portatori sani” della malattia.

    Diventa tutto un gioco delle probabilità: Quando si ricostituisce una zona umida vicino a nuclei abitativi molto popolati come nel caso dei villaggi tra Vaccarizzo e Agnone la probabilità di un’epidemia di malaria non può che aumentare significativamente.

    Al giorno d’oggi di malaria non si dovrebbe morire più (in Grecia nel 2011 però c’è scappato il morto per un episodio analogo). Abbiamo i mezzi per contrastare questa come altre malattie (differenti specie di zanzare fanno da vettori ad altri tipi di patogeni!).

    L’aria che tira però da queste parti è di un dolce “ritorno al passato”. Forse quando scoppierà un’epidemia saremo già ritornati economicamente e culturalmente agli anni ’30.

  4. Stiamo forse scherzando col fuoco ?
    Proprio le bonifiche hanno fatto diventare per noi la malaria (la seconda causa di morte nei paesi tropicali) quasi solo una nozione “letteraria”.
    I rischi che una zona paludosa creerebbe adesso sono forse peggiori di quelli che, quasi un secolo fa fece effettuare la bonifica che ha reso coltivabile ed abitabile la Piana.
    Ma la Piana non è la fresca Camargue, nè l’Olanda, qui il clima e l’habitat si vanno rapidamente tropicalizzando. Le zanzare tigre si sono perfettamente ambientate, vi è una invasione di specie infestanti alloctone vegetali ed animali: barracuda e pesci scorpione sono ormai pesca normale nel Mediterraneo.
    La creazione di paludi e la tropicalizzazione del clima rendono il ritorno di questa malattia un pericolo tutt’altro che teorico. E non vi è solo la malaria. Come dimostra quel che succede nei civilissimi Stati Uniti: epidemie di dengue sono in corso in diversi paesi USA

  5. Finalmente…..un articolo-approfondimento che mette in dubio le tesi e l’operato di Legambiente!
    Copio & Incollo il mio ormai noto commento riassuntivo della situazione degli “ex” pantani di Gelsari & Lentini:-

    Legambiente, assecondata dall’Assessorato Regionale Ambiente & Territorio, ha esercitato un “terrorismo” inaudito divulgando incredibili fantastorie che non fanno altro che aggiungere grande sofferenza alle famiglie residenti e/o proprietarie, agricoltori, allevatori ed operatori economici che da un cinquantennio abitano ed operano nel vasto comprensorio urbano ed agricolo che si estende da Vaccarizzo fino ad Agnone.
    Tra le inammissibili diffide e ricorsi di Legambiente, c’è che il Consorzio di Bonifica che, a detta del direttore di Legambiente Zanna, ha operato “nonostante i vincoli di protezione vigenti bla… bal… bla…” ma, è evidente che il direttore Zanna e chi con lui, disconosce la situazione reale o mente spudoratamente. Infatti, il Consorzio di Bonifica ha operato ed opera “in osservanza delle Leggi Regionali(PAI) e dei Decreti Cautelativi nn. 965/12, 966/12, 968/12 969/12 che ordinano la tutela cautelare interinale ex art.56 c.p.a. disponendo il mantenimento in funzione dei sistemi di pompaggio a tutela della incolumità delle persone e dei beni privati, decreti successivamente confermati dallo stesso TAR con le Ordinanze Cautelari nn. 1003/12, 1004/12, 1005/12 & 1006/12.
    -NON E’ QUNDI VERO CHE I RICORSI AL T.A.R. DEI RESIDENTI E PROPRIETARI SONO STATI RESPINTI come scritto e detto da Legambiente & Company, il T.A.R. ha anche fissato una “Udienza Pubblica” per la trattazione del merito il giorno 18.12.2013.
    -Legambiente continua a divulgare e pubblicare “falsi scenari” che poco hanno a che fare con la evidente reale situazione nei cosiddetti Comprensori di Gelsari e Lentini (altrimenti detta Piana di Gelsari), territori dei comuni di Augusta, Carlentini e Catania. I riferimenti fotografici ed i commenti che da tempo Legambiente fa circolare su alcuni mass media e WEB non hanno riscontro, anche il video-servizio realizzato durante il “dibattito” indetto da Legambiente Catania e Goletta dei Laghi è vuoto e privo di argomentazioni provate e riscontrabili.
    -Legambiente ha fotografato e diffuso come presenze “palustri” le drammatiche immagini delle terre allagate dagli eventi calamitosi quali le piogge alluvionali dal 9 al 12 marzo 2012, del Ciclone Athos e della conseguente esondazione, per rottura degli argini, del torrente San Damiano che sono state le cause del prolungato allagamento delle contrade da Vaccarizzo ad Agnone costringendo gli abitanti ed i lavoratori della zona ad evacuare le loro case e proprietà e ad accollarsi i danni!
    -Legambiente omette di raccontare e pubblicare storia ed immagini di ottanta (80) anni di bonifica e di antropizzazione del territorio ingannando la buona fede di ignari ambientalisti e dei lettori in genere.

    Noi tutti pensiamo che Legambiente e l’Assessorato che ne accoglie le richieste senza riscontro ne verecondia, dovrebbero invece concentrare i loro sforzi più verso la salvaguardia della Salute Pubblica invece che verso la modificazione artificiosa e forzata delle caratteristiche dei luoghi già da tempo mitigati ad habitat umano per farne, a qualsiasi costo e a sacrificio degli abitanti del luogo, “ambiente innaturale” per la fauna rendendo così all’originale stato asfittico e malarico il territorio, vanificando 80 anni di progresso ambientale, civile e sociale.

    Francesco Sorge
    Presidente Comitato “Gelsari-San Leonardo & S.Demetrio-Vaccarizzo”

  6. Sono un agrumicoltore del Pantano Gelsari. I prolungati allagamenti degli ultimi anni hanno distrutto il mio agrumeto. Durante quei periodi ci si poteva andare in barca!!! Ora che l’impianto idrovoro è stato ripristinato e gli argini a monte sono stati riparati ho cominciato i lavori di reimpianto.
    Sono seriamente preoccupato. Come pensano i dirigenti dell’Assessorato ed i responsabili di Legambiente di ricostituire una zona umida mantenendo allagati i terreni accanto ai miei senza danneggiare i miei agrumeti e quelli degli altri agrumicoltori ?
    La Piana di Gelsari è estremamente pianeggiante ed il sottosuolo sabbioso non consente l’accumulo di acqua su una sola porzione del territorio.
    Ciò è idrogeologicamente impossibile!

  7. Giuseppe Ferrante
    novembre 21st, 2013 at 12:45

    Sono il titolare dell’agriturismo “”Il Giardino del Sole” situato accanto all’area della istituenda riserva dei pantani di Lentini e Gelsari. Nonostante le numerose difficoltà economiche e tecniche dovute agli allagamenti, siamo riusciti a realizzare e mantenere in attivo questa azienda a gestione familiare. Abbiamo ricevuto in aiuto contributi dalla comunità europea per sviluppare la zona e far progredire il territorio ed incentivare il turismo e la diversificazione delle attività agricole.
    Se i pantani venissero nuovamente allagati in maniera definitiva, nessun turista, nemmeno il più fanatico dei birdwatcher, verrebbe più a soggiornare presso la nostra struttura. Le zanzare durante lo sciagurato periodo degli allagamenti ci hanno distrutto la stagione turistica, facendo scappare i nostri clienti.
    Come si fa a finanziare dei progetti per sviluppare una zona e poi allagarla per farla diventare una palude ?

    Noi che abitiamo e lavoriamo nella zona, investendo tutto in questo territorio, da chi verremo risarciti ?

  8. Sono un abitante del Pantano Gelsari. Tempo fa ho comprato regolarmente con atto notarile la casa di cui sono proprietario. Per farlo ho stipulato un mutuo con la banca che ha acceso un’ipoteca sulla casa. La mia casa è regolarmente catastata ed il terreno su cui è stata costruita più di trent’anni fa non è sottoposto ad alcun vincolo idraulico o idrogeologico. Ciò nonostante ho scoperto che l’Assessorato Territorio Ambiente mi ha inserito all’interno della nuova riserva e ha individuato come zona da allagare i terreni accanto a me.
    Non riesco a capire come, quando i dirigenti dell’Assessorato sono venuti a fare il sopralluogo prima di vincolare la zona, non si sono accorti che noi avevamo le case allagate con oltre un metro d’acqua dentro. Non vedevano i residenti entrare ed uscire dalle case coi canotti?
    Non solo la Regione non ci risarcisce per i danni subiti dovuti esclusivamente a sue colpe, ma si applica a procurarne di nuovi!!!

  9. SONO UNA PERSONA CHE AMA E RISPETTA L’AMBIENTE IL TERRITORI, L’AGRICOLTURA,GLI ANIMALI SEVATICI E DOMESTICHE: MI DOMANDO PERCHE’ NESSUNO ANCORA DI QUESTI SIGNORI AMBIENTALISTI A SCOPO DI LUCRO NON SI OPPONGONO CON DURA FORZA A TUTTE QUESTE CENTRALI EOLICI E A PANNELLI FOTOVOLTAICI,CHE STANNO NASCENDO A MACCHIA D’OLIO, DISTRUGGENTO MIGLIAIA DI ETTARI DI TERRITORIO IN TUTTA LA PENISOLA,E CHE SONO SICURO CHE NON SEVIRANNO A NIENTE,ELIMINANDO COSI’ DEFINITIVAMENTE L’ABITAT NATURALE DEGLI ANIMALI SELVATICI E DISTRUGGENTO LE SPECIE A RISCHIO ESTINZIONE , CREANDO DANNI,E INQUINAMENTO ALL’AMBIENTE.RICORDO A QUESTI SIGNORI AMBIENTALISTI CHE L’AGRICOLTURA E’ LA RICCHEZZA DI UN PAESE,DIFENDERE L’AMBIENTE DI TUTTO QUESTO MASSACRO EOLICO, FOTOVOLTAICO E TAV, E’ DOVERE DI TUTTI. PERCHE’ A TUTTO QUESTO NON VI OPPORETE? PER QUANDO RIGUARDA L’ IDROVERO DI GELSARI,E’ STATO COSTRUITO PER BONIFICARE DEL TERRITORIO PALUDOSO E INFESTATO DA MALATTIE E INSETTI PERICOLOSI SALVAGUARDANTO, COSI’L’ABITAT DOVE L’UOMO E ANIMALI POSSONO VIVERE SERENAMENTE.NON ROMPETE L’EQUILIBRIO CHE NEGLI ANNI SI E’ VENUTO A CREARE!!!!!

  10. Giuseppe Caramma, oggi è tecnicamente possibile bloccare la risalita dell’acqua nei terreni vicini al pantano. Si chiama “underground water barrier”: una sottile diga interrata in cemento armato, larga meno di 30 cm e profonda anche 15-20 m. Si usa per isolare fonti di nquinamento della falda, per esempio attorno ad una raffineria di petrolio. Un investimento molto produttivo !

    Rimane ancora un problema: d’estate secca tutto . Ma il rimedio è semplice: il Consorzio di bonifica, anzichè usare l’acqua per irrigare i campi di grano e gli agrumeti, potrà “irrigare” le paludi e mantere le zone umide anche in estate. Perderemo le sovvenzioni europee all’agricoltura, pazienza, ma Il turismo ne trarrà grandi benefici: oltre a migliaia di birdwatcher, può darsi arrivino da tutto il mondo anche frotte di economisti (o di psichiatri) per studiare come a Catania si trovi vantaggioso, dopo aver fatto una costosa bonifica per eliminare la malaria e creare terreno agricolo, ritrasformare le aziende agrcole in paludi malaricne.

  11. Sono un allevatore, i terreni della mia azienda e la mia abitazione ricadono interamente nei pantani di Lentini e più precisamente nella zona ”A” ( ALLAGABILE) della costituenda ”Oasi”.
    Negli ultimi anni con i continui allagamenti e conseguente perdita dei raccolti, dovuti al mancato sollevamento delle acque da parte del consorzio di bonifica N. 10 di Lentini, ho avuto non pochi problemi a svolgere la mia attività. Con il ripristino delle Idrovore, quando il problema sembrava risolto ecco Legambiente con la proposta dell’ ”OASI” e apposizione del vincolo.
    La costituzione dell’ ”OASI” per me significherebbe non solo la fine della mia azienda ( costituita da mio padre da oltre 50 anni) ma anche l’ impossibilità di vivere in casa mia per la proliferazione di insetti pericolosi per la mia salute e per quella dei miei familiari, pericolo che il ripristino delle zone umide comporterebbe. Ci tengo a precisare che la mia azienda, ex masseria Cassarino esistente da oltre 100 anni, non è ABUSIVA!
    Legambiente insieme alla proposta per costituire l’ ”OASI” immagino avrà anche prospettato che tipo di attività potrò svolgere dopo che avrà distrutto la mia azienda trasformandola in una palude malarica, ma anche ” in quale nido potrò migrare” !
    Come può Legambiente e l’Assessorato Regionale pensare di distruggere con tanta facilità e tante menzogne il lavoro e il futuro di onesti lavoratori?

  12. Filippo Gimmillaro
    novembre 30th, 2013 at 12:53

    Oasi per me significa luogo incontaminato in cui l’ uomo non ha mai interferito con l’ intero Ecosistema. E’ inspiegabile quindi come mai Legambiente vuole realizzare l’Oasi in un ambiente ormai Antropizzato da oltre 100 anni. Basandosi sullo stesso principio ” che Legambiente spera di portare avanti” qualsiasi luogo della Terra può diventare una Oasi,anche quella parte di Sardegna colpita duramente dall’alluvione aumentando le sofferenze della popolazione. In futuro dovrò acquistare un motoscafo per raggiungere la mia abitazione oppure ci penserà Legambiente ad acquistarlo per me e per tutti??? E poi si parla di investimenti sull’ agricoltura.. Mah!

  13. Magari un giorno leggeremo su qualche quotidiano come notizia principale: ”Questa epidemia (Malaria) si sarebbe potuta evitare??
    e le solite interrogazioni su chi è il responsabile della tragedia se si poteva evitare, ect… Magari finiremo alla vita in diretta???
    Suggerirei a Legambiente e all’ Assesorato Regionale di pensarci bene.

  14. Giacoma Marzullo
    dicembre 6th, 2013 at 16:13

    Progresso o regresso? Con “questa palude dei nostri giorni” sembrerà di tornare indietro di cento anni quando la zona era infestata da zanzare e la malaria mieteva molte vittime. A che è valso investire per bonificare, quando ora si vuole tornare indietro? Alterando gli equilibri che faticosamente si sono consolidati, la zootecnia qui praticata che fine farà? Gli allevatori e gli agricoltori che con tanta pazienza e dedizione da decenni lavorano quei terreni cosa faranno? Andranno a popolare la già numerosa schiera dei nostri disoccupati? Invece di creare lavoro si crea disoccupazione? Penso che i veri ambientalisti siano coloro che, lavorando quei terreni, sono attenti alla salvaguardia dell’ambiente.

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