L’intervento di Luciano Violante alla Scuola Superiore di Catania sul tema caldo della riforma costituzionale è approdato a Montecitorio. “Un feudo all’interno del quale l’establishment politico sponsorizza la propria ideologia”, così la deputata M5S Giulia Grillo definisce la SSC, la Scuola Superiore rea di non aver invitato il movimento. E annuncia inoltre un’interrogazione parlamentare “per verificare la correttezza del comportamento tenuto dalla dirigenza di una struttura che sembrerebbe essere pubblica” (qui il link dell’intervento integrale, minuto 1:25).

L’intervento nell’aula della Camera segue a ruota quello di un’altra grillina, Clementina Iuppa, che aveva preso la parola durante il dibattito tenutosi nella sede della Scuola: “Ci dispiace non essere stati invitati. Sarebbe stato politicamente più corretto prevedere la presenza di una voce contraria”.

Dai 5 stelle non sono arrivati alla relazione del prof. Violante interventi critici tecnici che invece sono venuti e circostanziati dagli studenti presenti. “A noi questa proposta non piace e sapete anche perché”, si è limitata ad affermare la cittadina a 5 stelle, preoccupata del possibile indottrinamento operato dal professore nei confronti degli studenti.

Questi – allievi della Scuola e non– dal canto loro indottrinati non devono essere stati poi tanto, visto che sono stati davvero critici sulla possibile riforma e sul ddl costituzionale 813-B (che, se approvato a Dicembre alla Camera, derogherebbe all’art.138).

“Questo è un seminario, non una manifestazione politica” ha risposto Violante, che ha poi ironizzato: “Sono ben disposto a partecipare ad un dibattito pubblico con voi su questo tema, anche se sarebbe la prima volta, visto che non siete molto avvezzi al dialogo”.

Il seminario, dal titolo “Riformare la Costituzione per difendere la Costituzione”, che ha visto Violante come ospite d’eccezione, si inserisce all’interno del filone “Costituzione, società e diritti” organizzato dalla SSC per quest’anno accademico.

Nella sua relazione, il professore ha motivato la necessità della riforma attraverso una ricostruzione storico-politica dell’Italia dal dopoguerra a oggi. L’esigenza all’indomani del secondo conflitto mondiale era quella di evitare che uno dei due blocchi politici (DC e PCI) prevalesse sull’altro. Nell’un caso ci sarebbe stata una virata sul fronte statunitense, nell’altro su quello sovietico.

La scelta della forma di governo parlamentare, del bicameralismo perfetto e del sistema proporzionale – ha spiegato il membro della Commissione per le Riforme Costituzionali – sono chiara risposta a questa necessità. Adesso, in un sistema di governi della durata media di un anno e mezzo, le esigenze sono altre: governabilità e stabilità. E’ doveroso quindi mettere mano alla seconda parte della Costituzione perché solo così è possibile difendere la bellissima prima parte della nostra Carta dedicata a diritti e libertà fondamentali.

Poi ha spiegato i punti salienti della riforma. Innanzitutto riduzione del numero dei parlamentari e bicameralismo imperfetto con un Senato federale ed una Camera che, da sola, accorda o revoca la fiducia al Primo Ministro. Questi, immediatamente individuabile all’indomani dalle elezioni, regge il Governo e ha il potere di nominare e revocare i vari ministri.

La sfiducia dovrà essere costruttiva: la Camera dovrà cioè indicare il nome del nuovo Primo Ministro, nel momento in cui sfiducia il precedente (tale sistema evita le così dette “crisi al buio”, tipiche della forma di governo parlamentare). Per quanto riguarda la legge elettorale, si tratterebbe di un maggioritario, con clausola di sbarramento al 4-5%, possibile voto di genere, premio di maggioranza al partito che ottenga il 45% delle preferenze, con eventuale ballottaggio nel caso in cui non si raggiunga questa soglia.

Poi ha preso il via il dibattito. Le domande sono state tantissime, soprattutto sul tema caldo della deroga all’articolo 138. “La riduzione dell’intervallo di tempo compreso tra le due deliberazioni delle camere (da 3 mesi, come previsto dall’attuale art.138, a 45 giorni, come prospetterebbe la deroga prevista dal ddl 813-B) non nuoce al dibattito politico e alla formazione dell’opinione pubblica. E’ una riforma di cui si parla da 30 anni!” spiega Violante.

Per quanto riguarda la previsione sine condicio del referendum finale sulla riforma, anche nel caso in cui questa venga approvata con maggioranza superiore ai 2/3 (l’attuale art.138 prevede invece che con questa maggioranza venga esclusa la possibilità di indire referendum), l’onorevole ha parlato di “un atto di generosità della politica, che rinuncia ad una propria prerogativa”.

“Forse un atto dovuto”, qualcuno lo corregge. Si potrebbe poi obiettare che l’atto di generosità, previsto alla fine dell’intero processo di riforma, sta mancando a monte dell’intero progetto, nell’approvazione del ddl che deroga all’art.138, il quale ha già superato lo scoglio del Senato con maggioranza dei 2/3 e che, se dovesse passare con la stessa maggioranza anche alla Camera, escluderebbe la possibilità di far passare dal vaglio popolare questa legge costituzionale tanto discussa, di cui Argo si è già occupato.

Sulla crisi dei partiti, l’ex Presidente della Commissione Nazionale Antimafia si concede una battuta: “In questo momento abbiamo un partito senza capo (PD), un partito con il capo ai servizi sociali (Forza Italia), un partito con due capi (Lega), un partito con un capo comico (M5S) ed un capo senza partito (Monti)”. Poi spiega: “I partiti debbono cominciare a costruire processi che possano dare fiducia. Attorno a questi processi la società costruisce legami, nessi, fiducia e se la società si ricompatta anche i partiti cominciano a ricompattarsi. E’ un processo lento, ma è questa la via”.

Le domande e le risposte si sono susseguite senza sosta in un dibattito ricco. Né nella forma, né nella sostanza, il seminario si è trasformato in una manifestazione politica. Ha rappresentato, aldilà degli schieramenti politici e dei meriti o demeriti del politico Violante, un momento importante di partecipazione civile e di confronto su una riforma che, se dovesse andare in porto, modificherebbe radicalmente l’assetto politico del nostro Paese mettendo a repentaglio il sistema di garanzie su cui si basa il nostro ordinamento.

Diretta streaming al seminario a questo link

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One Response to “Violante, la Costituzione e i grillini ‘esclusi’”

  1. ma chi ha ricordato a Violante il suo passato comunista e lo stile Beria importato in Italia per eliminare gli avversari politici ?

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