“C’è nel paese un’anomalia da interpretare e sciogliere: l’indignazione è schiacciante maggioranza (…) eppure non conta nulla a livello istituzionale o veicola movimenti populisti e pieni di contraddizioni. Così si corre il rischio che l’indignazione si chiuda in se stessa e produca rassegnazione. Sciogliere l’anomalia, superarla è la sfida dei prossimi mesi (…).

Per farlo serve mettere ordine nelle ragioni dell’indignazione e predisporre, settore per settore, una cassetta degli attrezzi utile a guidare il cambiamento: serve una grammatica sospesa tra analisi e proposta”.

Così scrivono nell’introduzione del libro “Grammatica dell’indignazione” Silvio Pepino, giurista ed ex magistrato e Marco Revelli, storico e sociologo, i quali hanno raccolto 23 contributi di esperti nelle varie discipline, spaziando dal tema dell’informazione (Oiviero Beha) a quello della corruzione (Donatella della Porta), della mafia e antimafia (Nando Dalla Chiesa), del mancato riconoscimento dei diritti (Stefano Rodotà), della cultura disastrata (Salvatore Settis), della giustizia (Livio Pepino), della politica in senso stretto (Marco Revelli).

Il libro fa parte della collana “Le staffette”, edizioni Gruppo Abele, ed è stato recentemente presentato al centro Zo di Catania.

Livio Pepino, uno dei curatori del libro, ha ricordato che la politica ormai non è più per noi un punto di riferimento, non sta al centro e solo i ‘barbari’, posti ai margini, conoscono la verità.

Ma chi sono i barbari? Sono tutti quei Movimenti che vanno affermandosi dal Nord al Sud d’Italia: i No TAV, i No MUOS, le Associazioni di Lampedusa, o quelle esperienze catanesi che sono state riferite al centro Zo:

Renato Camarda di Libera (comitato per la legalità della festa di S. Agata), Piero Mancuso (campo sportivo S. Teodoro e locali annessi), Maria Randazzo direttora del carcere minorile di Bicocca (esperienze lavorative, sportive culturali per i giovani ospiti ), Goffredo D’Antona dell’Associazione Diritti civili (difesa dei migranti, discriminati in modo anomalo e superficiale dalle istituzioni locali).

Secondo Pepino sono queste periferie che devono mettere in circolo anticorpi positivi, anche se ammette che sarà molto difficile farle divenire forza politica.

Scrive Marco Revelli, l’altro curatore del libro, che l’unica alternativa che abbiamo oggi è di coagulare l’indignazione, costruendo un fronte politico capace di creare un’altra politica. Ma per costruire questo fronte occorre ‘armare’ l’indignazione con una cultura politica che trovi le sue radici nel progetto di democrazia disegnato dai padri costituenti.

Infine Massimo Blandini di ALBA (Alleanza lavoro, beni comuni, ambiente) sostiene che tutti i Movimenti d’indignazione (dalla Spagna agli USA, all’Italia) aprono un cantiere di lavoro per il superamento del partito tradizionale, coinvolgendo soprattutto le sfere popolari.

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