Io sono il responsabile”. Parole pesanti come massi. Ancora più pesanti se pronunciate da un ragazzino del quartiere di Monte Po, dinanzi allo stand che Mani Tese ha allestito domenica in Piazza Mercato per la seconda edizione dei “Monte Podisti”.

Potrà avere 10 o 11 anni, ma in lui è già forte la convinzione che l’esperienza di Mani Tese all’interno del quartiere gli appartenga, che la Monte Po diversa, per cui l’associazione umanitaria si impegna da più di dieci anni, è anche quella che sogna lui. Loro, i giovani di Monte Po, sono responsabili del quartiere e della possibilità di un futuro diverso. E “se qualcosa non va, non chiedono niente a nessuno, né al politico né al boss di turno. Si rimboccano le maniche e si impegnano in concreto” – ci spiega Lorenzo, tra i volontari più attivi di Mani Tese – “Così i ragazzi crescono liberi e non schiavi del sistema”.

Come è avvenuto con il campetto pubblico, costruito dal Comune nel 2002 e trasformatosi presto in discarica e sede di attività illecite, a causa dell’assoluta assenza di manutenzione e controllo da parte dell’amministrazione comunale. A poco a poco, con l’aiuto di Lorenzo e del gruppo di Mani Tese, i ragazzi del quartiere l’hanno ripulito e ristrutturato, riconsegnandolo alla cittadinanza.

Il tutto è nato spontaneamente, dai ragazzi stessi, ed è diventato più grande di ciò che ci si aspettava. Questi giovani hanno superato anche il muro mafioso. “Quei volontari si fregano i soldi”, “quel campo è pieno di zecche”, “ne stiamo sistemando uno più bello a San Giorgio”, questi i leitmotiv mafiosi per spegnere l’impegno dei giovani di Monte Po. “Ma i ragazzi la verità la sanno”, ci spiega Tiziana, “perché la costruiscono loro ogni giorno”. E quindi, senza chiedere niente a nessuno, hanno continuato a lavorare.

Hanno riempito, con un gran senso di cittadinanza, il vuoto lasciato dal Comune. E la loro opera di civiltà (quella che, per intenderci, avrebbe dovuto compiere l’amministrazione comunale) non si è fermata qui. Con il contributo di Addio Pizzo hanno realizzato una fontanella nello spazio adiacente al campo e, la scorsa estate, vincendo un concorso promosso da Brico Center, dal titolo “Insieme per il nostro quartiere”, hanno ottenuto le risorse per procedere alla riparazione del manto erboso e del cancelletto d’ingresso, all’acquisto delle reti per le porte e dei colori per dipingere gli 81 blocchi di cemento che circondano il campo e realizzare un murales nella parete d’ingresso.

‘Picciriddi’, ‘carusi’ e ‘ranni’ hanno già cominciato a dipingere i blocchi. Ogni ragazzo ha colorato e poi firmato il proprio blocco. “Così cresce il senso di appartenenza dei luoghi pubblici e, con questo, il rispetto dei beni comuni” ci spiega Lorenzo. Sabato prossimo per la Giornata Mondiale dell’Infanzia, verrà realizzato il murales sulla parete d’ingresso, con l’aiuto di un writer.

A questo punto la domanda ovvia che ci si pone è: “Ma il Comune?”. Tutti si sono attivati per questo quartiere: i ragazzi, i genitori, Mani Tese, altre realtà associative, giornalisti, imprenditori. Tutti tranne l’ente che più degli altri avrebbe dovuto occuparsene: il Comune. Tutto questo lavoro è continuato nel silenzio delle vecchie amministrazioni comunali, cercate invano più volte dai volontari di Mani Tese.

Le esigenze più pressanti? L’illuminazione del campetto (i fari ci sono già, manca l’allaccio elettrico) e la concessione di uno spazio ai volontari di Mani Tese per portare avanti in maniera continua le varie attività, in particolare il doposcuola.

Con la Giunta Bianco sono già stati avviati i primi contatti e sembra (ripetiamo, sembra) che finalmente qualcosa si stia muovendo. Forse anche grazie all’impatto mediatico avuto dal lavoro dei ragazzi e di Mani Tese, che ha avvicinato l’opinione pubblica alle problematiche del quartiere. Era stata promessa l’illuminazione entro Agosto e la concessione di alcune stanze vuote del cosiddetto “centro di quartiere” (sede della municipalità). Questa prima promessa non è stata mantenuta nei tempi stabiliti, ma la settimana scorsa vi è stato un nuovo confronto.

La nuova promessa? Illuminazione e spazio nella sede del comitato di quartiere entro 30 giorni. Qualcosa in più c’è stato: i ragazzi e i volontari di Mani Tese, accompagnati da membri della Giunta, sono già andati a scegliere le stanze all’interno del Comitato. “Adesso sarà più difficile venir meno all’impegno assunto”, ci spiegano i volontari Lorenzo e Tiziana, fiduciosi.

Intanto il gruppo continua a lavorare. Domenica scorsa il “Montepodisti 2013”, una corsa attorno Piazza Mercato, aperta a tutti: “dai 6 ai 129 anni!”. Nonostante il maltempo e la corsa fissata per le 11, i bambini strepitanti erano già in attesa davanti allo stand ancor prima delle 10, chiedendo in continuazione “quando si corre? Quando iniziamo?”. Sono gli stessi genitori ad accompagnare i bambini. Qualcuno addirittura partecipa! E questa è un’altra delle grandi conquiste del lavoro decennale di Mani Tese. “Prima eravamo noi a cercare i bambini per le strade o nelle case” – ci spiega Lorenzo – “Adesso sono i genitori a riconoscere il nostro lavoro e ad accompagnare i bambini alle attività che organizziamo”.

Una donna di mezza età si ferma allo stand, pensando di poter acquistare una delle magliette della manifestazione (riservate invece ai “corridori”). Qualcuno dei ragazzi le chiede di correre e lei risponde, con malinconia: “La gara la affronto sempre, giorno e notte”. Partono le corse: quella dei “picciriddi”, quella dei “carusi” e quella dei “ranni”. Una gara che anche i giovani “affrontano tutti i giorni”, per realizzare e costruire un futuro diverso. Una gara che i ragazzi di Monte Po continuano a vincere tutti i giorni, contro il muro dell’indifferenza comunale e della stretta mafiosa che soffoca il quartiere.

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