Un libro può cambiare la testa e quindi la vita della gente. Può essere un saggio ma forse, soprattutto, un romanzo che arriva lontano e tocca la mente attraverso il cuore. Storia e Letteratura vanno, infatti, a braccetto.

Il 10 dicembre, nel dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania, i professori Federico Cresti e Daniela Melfa, del  Centro per gli studi sul Mondo Islamico Contemporaneo e Africa (CoSMICA), hanno presentato il testo ‘Modernità arabe‘, edito da Mesogea. Era presente Lorenzo Casini, uno degli autori di questo libro scritto a sei mani con Maria Elena Paniconi e Lucia Sorbera.

Un testo che si prospetta come un utile strumento formativo, non solo per chi studia arabo o per chi si interessa al percorso storico e politico del Medioriente, ma anche per gli appassionati di letteratura che possono rendersi conto di come la tradizione letteraria influenzi la società e possa avere importanti ripercussioni sulla vita politica di una nazione.

Il libro nasce dalla necessità, riconosciuta dagli autori, di fornire agli studenti uno strumento che risponda alle loro esigenze guidandoli attraverso un percorso di studio non proiettato unicamente sul fronte storico. Occorre infatti tener conto anche delle altre influenze culturali (sociali, letterarie, religiose…) che hanno determinato il quadro politico del Medioriente, e in particolare il processo di formazione dell’identità nazionale egiziana.

Già nell’Ottocento era incominciato, grazie a Muhammad Ali, il processo che avrebbe portato alla formazione di una classe dirigente fortemente occidentalizzata: le scuole furono soggette a riforme secondo il modello europeo, con l’inserimento di altri percorsi di studio che mettevano in primo piano le lingue e le scienze.

Ma è solo in seguito al protettorato imposto dall’Inghilterra nel 1914 che, sotto le spinte del partito nazionalista deciso a scacciare gli inglesi, inizia a formarsi un sentimento di appartenenza nazionale.

Sullo sfondo di queste vicende politiche i giovani appaiono, per la prima volta, come nuova categoria sociale.

“I giovani egiziani sentono di essere gli artefici del loro destino e del destino della loro nazione,” dice Lorenzo Casini, un sentimento che invece non è condiviso dalla gioventù (presente e passata) italiana.

Proprio ai giovani viene dedicato il primo capitolo di “Modernità arabe“, suddiviso in tre parti ognuna curata da uno degli autori.

All’apparenza una suddivisione di questo tipo potrebbe far pensare a un volume collettaneo, ovvero un testo in cui ogni parte, essendo scritta da un autore diverso, risulta indipendente dalle altre; ma di fatto questa è classificabile come un’opera unica, in quanto, come recita la prefazione di Hilary Kilpatrick, “Risulta chiaramente che gli autori sono stati in contatto tra loro durante l’intero processo di scrittura del libro. Pertanto esso non va considerato come una raccolta di saggi ma come una vera e propria monografia scritta a sei mani”.

A sostegno degli argomenti storici trattati, gli autori hanno inserito un gran numero di citazioni letterarie con il preciso intento di “far parlare i testi”. Questi estratti provengono da romanzi e autobiografie di scrittori e scrittrici che hanno contribuito al processo di canonizzazione del romanzo egiziano.

Come, quando guardiamo un arazzo, ci concentriamo sul lavoro compiuto, inconsapevoli degli intrecci della trama che hanno dato vita al disegno, così per comprendere a fondo la storia è necessario condurre uno studio comparativo di diverse discipline. Non è, infatti, possibile studiare un periodo storico senza tenere conto delle numerose influenze culturali cui è soggetta la società del tempo.

Nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento la rinascita politica e sociale è stata affiancata da un parallelo sviluppo della tradzione letteraria. E gli scrittori avevano coscienza dell’importanza che poteva assumere la letteratura nell’evoluzione della società egiziana, in quanto strumento fondamentale per la crescita individuale e per la formazione della pubblica opinione.

Per ottenere lo sviluppo di una letteratura nazionale che desse corpo e voce all’Egitto, scelsero il romanzo, una forma letteraria appartenente alla tradizione europea ma che permette di esprimere l’interiorità e la complessità dell’individuo.

Dopo la parte dedicata ai giovani egiziani, che sono  i protagonisti della lotta nazionale, si passa alla  seconda parte del libro, incentrata sulle rappresentazioni dell’Europa nell’immaginario arabo. Viene mostrato qui un parallelo tra la figura dell’Europa e quella della donna, che si sovrappongono: “Questa ragazza bionda che si chiama Europa, bella graziosa e intelligente.”

Alcuni restano affascinati da lei, altri la rigettano con rancore dopo esserne stati sedotti. Altri ancora si abbandonano completamente ad essa, subendo una metamorfosi, allontanandosi dalle proprie tradizioni e dalle proprie origini e precipitando infine nella follia. Questo è uno dei casi in cui la migrazione viene vista come perdita della propria identità.

La terza parte è invece dedicata alla soggettività femminile.

“Le donne non ascoltano passivamente quello che si dice di loro, ma scrivono e parlano,” dice Lorenzo Casini, e racconta di un episodio che ha come protagonista Nabawiyya Musa, la prima donna che riuscì a diplomarsi senza dover ripetere l’esame, che in risposta ad un giornalista che voleva che le donne indossassero “qualcosa in testa, qualcosa che non sia trasparente ma pesante, che abbia solo due fori intorno agli occhi”, rispose: “Anche io vorrei che tu, che sei proprio un bell’uomo, ti coprissi con una bella stoffa pesante.”

Un’altra scrittrice, Zaynab Fawwaz, scrive un dizionario di biografie femminili nel quale “viene rivendicata la presenza delle donne nella storia e nel presente: donne come soggetto e donne come fonte della narrazione storiografica”.

Daniela Melfa definisce “l’irruzione del privato nella sfera pubblica attraverso il genere autobiografico” come “un atto politico” e il fatto stesso che esistessero delle autobiografie indica la volontà delle donne di “prendere la penna e scrivere” senza delegare ad altri questo compito.

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