Non foss’altro, una cosa rende gradevole la visione de I ragazzi di Pippo Fava, in anteprima, solo qualche giorno fa, al Massimo Bellini di Catania e in programmazione su Rai3 il 5 gennaio: i frequenti e talora inediti interventi filmati che riprendono il giornalista e scrittore di Palazzolo Acreide assassinato dalla mafia 30 anni fa. Il docufilm di Franza Di Rosa ci ha permesso di rivederlo e di riascoltarne la voce, sempre pacata anche quando diceva cose che scoppiavano come bombe nel silenzio mediatico di allora. Senza prosopopea né retorica, compiacimento o vanagloria. Con semplicità. Doti sempre più rare in un epoca in cui, al contrario, si adottano toni epici per condire e dire m…stupidaggini.

Ne “I ragazzi di Pippo Fava” la narrazione va avanti su tre bande di linguaggi, filmati, fiction e testimonianze.

I video di repertorio di Pippo Fava restituiti principalmente dalle teche Rai, più un filmato amatoriale, inedito e prezioso, che riporta l’intervento di Fava in una scuola di Palazzolo Acreide.

La fiction che segue i canali propri di questo genere, obbediente a suggestioni, a invenzioni e a fantasie.

Infine, due testimonianze, quella di due redattori de I siciliani, Claudio Fava, figlio di Pippo e l’altra, di Antonio Roccuzzo dal cui libro “Mentre l’orchestrina suonava Gelosia è stato tratto il film, del quale il giornalista ha curato, insieme a Gualtiero Peirce, la sceneggiatura.

E’ una storia esile quella del film, raccontata con smisurato orgoglio, con fiero senso di appartenenza ad una piccola élite, guidata da un grande, il direttore Pippo Fava.

Fanno parte della redazione del mensile “I siciliani i “carusi” di allora, Riccardo (Orioles), Rosario (Lanza), Claudio (Fava), Michele, Miki (Gambino), Elena (Brancati), Giusy , Antonio(Roccuzzo) e Carolin, giornalista tedesca e moglie di quest’ultimo nella realtà, e nella realtà apparsa solo una decina di anni dopo.

A dar loro volti e voci sono giovani attori siciliani tranne una, Karoline Comarella, una bolzanina che interpreta il ruolo di Carolin.

Il film si avvale anche della partecipazione di attori più consumati come Leo Gullotta, lo zio di Antonio, suadente e accomodante con mafia e potere, e la bravissima Alessandra Costanzo nel ruolo della mamma di Antonio, la mitica, generosa signora Roccuzzo.

C’è molta vita di redazione, fino a notte e oltre; le notizie, le foto e l’invocazione e l’ostentazione della Verità quella con la V maiuscola. Amici più che redattori: niente contrasti, tantomeno scontri, in un’armonia magnifica e ….irreale. E poi, dopo il lavoro, ancora insieme, per una partita a Risiko, una bevuta o una spaghettata.

Meno presente nella fiction Pippo Fava. Nessun attore a impersonare lui che non c’è se non attraverso le parole dei ragazzi che lo citano, ne commentano gli interventi televisivi e lo adorano.

Ad assistere alla proiezione non c’era Claudio Fava. C’era, invece, Riccardo Orioles, felice di essere riuscito a dire “Si stampi” e a portare al Bellini la sera della prima, un nuovo numero de ‘I siciliani giovani‘, quasi 100 pagine , bianco-nero e colore, con le firme di molti dei carusi di Fava, più quelle di Caselli, di Dalla Chiesa e tante altre.

Lui Orioles, Pippo Fava lo chiama ancora e lo chiamerà sempre il direttore. E scrive in copertina “Ricordiamo Giuseppe Fava lavorando”. Oggi come allora, per lui “la rivoluzione si fa con le notizie”.

Guarda il trailer del film

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One Response to “In un docufilm i “carusi” di Pippo Fava”

  1. Io l’ho visto e mi è piaciuto molto. Mi ha colpito molto la figura di Pippo Fava e penso che persone come lui,con quello spirito dovrebbero essercene di più nella società di oggi:
    Bravi Ragazzi di Fava!!!! Siete stati grandi!

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