“No grazie. Non mi serve niente: sono così felice di andare a cucinare la verdura che ho raccolto io stesso e poi coricarmi in un vero letto, sotto un tetto, sapendo che nessuno mi assalirà e mi riempirà di botte durante la notte per rubarmi quel poco che possiedo o semplicemente per prendere il mio posto.”

E’ la sera della vigilia di Natale e risponde così il ragazzo del Mali, rifugiato politico, che dorme insieme ad un altro in via Delpino 12, nel quartiere di Zia Lisa. E’ casa Don Pino Puglisi che quanto prima diventerà -a dispetto dei vandali e dopo vari intoppi burocratici- un centro per tanti rifugiati e richiedenti asilo.

L’immobile, sequestrato alla mafia nel 2002 e affidato al Centro Astalli nel 2006 dal Comune di Catania, che ne è proprietario, ha ospitato per 2 anni centinaia di migranti fin quando nel 2008 venne chiuso perchè non a norma.

Il Comune con un finanziamento della Regione è riuscito a farlo mettere a norma e, per la seconda volta, dopo 5 anni di abbandono, burocrazia e mancanze, finalmente lo ha riaffidato al Centro Astalli in comodato.

La firma tanto attesa però è stata resa inutile da una nuova recentissima azione vandalica: rubati i rubinetti, divelto l’impianto elettrico, asportati gli infissi e le porte interne, quasi distrutto, insomma.

Ma con l’approssimarsi del Natale è arrivato subito un magnifico regalo: il Consorzio Sviluppo e Legalità (che monitora i beni confiscati) si è offerto generosamente di fare fronte alle spese!

E intanto Mamadou ed Aladin provvisoriamente dormono già là, contentissimi, ed entro giorno 7 gennaio, che è il giorno di Natale per i cristiani copti, li raggiungerà, al secondo piano, una famiglia di egiziani composta da madre, padre, un bimbo di 2 anni ed un altro  in arrivo, che sperano di potere fare celebrare là al loro Pope, dalla lunghissima barba e dalla tonaca nera ricamata, la Messa di Natale per i pochi egiziani cristiani copti presenti a Catania.

Nel frattempo al Centro Astalli (che al momento è chiuso ma riaprirà giorno 7) fioccano telefonate e mail per regalare materassi, coperte, suppellettili, lettino per il bimbo, ecc.

E’ davvero ostinatamente Natale e tutte le perplessità, le paure, le riserve (“come faremo, dove troveremo i soldi, le forze, i volontari…?”) scompaiono nel vedere la gioia infinita di questi amici sfortunati e di questo bimbo che non sarà deposto in una mangiatoia.

Il progetto su questa casa intitolata a padre Pino Puglisi è infatti quello di farne un dormitorio per richiedenti asilo anche se non ci sono ancora i soldi che rendano economicamente sostenibile questo progetto.

Partecipare a qualche bando di finanziamento mirato potrebbe essere la soluzione e darebbe la possibilità ai volontari del Centro di continuare a fare anche di notte quello che già fanno da 14 anni durante il giorno con una naturale “prosecuzione” notturna dei servizi e dei laboratori. Senza dover più, la sera, abbassare la saracinesca sapendo che la maggioranza delle persone che hanno seguito i corsi d’italiano, usufruito dello sportello legale, dell’ambulatorio medico, del centro di ascolto, passeranno un’altra notte in strada.

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One Response to “Casa don Puglisi, presto rifugio per i rifugiati”

  1. non so se è giá scaduto ma c era un bando del ministero dell Interno

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