“È sempre più probabile che sarà il porto siciliano di Augusta a ricevere entro la metà di gennaio la nave mercantile in cui saranno stipate le centinaia di tonnellate di gas nervini che l’Opac, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la distruzione delle armi chimiche, ha sequestrato in Siria”.

Lo scrive nel suo blog il giornalista Antonio Mazzeo, informandoci che l’Italia ha dato la sua disponibilità “per le operazioni logistiche dell’unità che trasporterà il materiale proveniente dalla Siria, che però non toccherà il territorio italiano”, come ha affermato la ministra degli Esteri, Emma Bonino. Se non fosse il porto di Augusta, che offre il ‘vantaggio’ di essere già utilizzato “per le operazioni di rifornimento di sistemi d’arma, munizioni e carburanti delle unità navali della VI Flotta USA e della NATO”, potrebbe trattarsi di Santo Stefano, Oristano o Arbatax in Sardegna o di Brindisi in Puglia.

Non si tratta di un’operazione indolore -scrive Mazzeo- tanto che “per la pericolosità delle operazioni di trasferimento delle armi chimiche, tutti i paesi che in un primo momento avevano dato la propria disponibilità ad ospitarle sino alla distruzione finale (Albania, Croazia, Danimarca, Germania e Norvegia), si sono poi ritirate. Da Bruxelles, il premier Pieter De Crem nell’offrire la disponibilità belga a “neutralizzare” i gas nervini, ha invitato però i partner internazionali a operare “vicino alla Siria” dal momento che “solo il trasporto di queste armi é già una missione difficile”.

Rimane infatti alto il rischio di danni ambientali in caso di incidenti, per tacere dei costi elevatissimi necessari ad allestire “un apparato galleggiante per lo smaltimento dei composti chimici”.

L’Opac ha infatti previsto -racconta ancora Mazzeo- che i “precursori chimici” per la produzione dei gas nervini, “relativamente innocui se separati e letali solo dopo essere stati miscelati”, siano prima trasportati via terra al porto di Latakia, per essere poi caricati su due mercantili, rispettivamente di nazionalità danese e norvegese, oggi fermi in acque cipriote. Si tratterebbe complessivamente di 500 tonnellate di armi chimiche”.

Di queste, 155 tonnellate dovrebbero essere trasferite in un porto britannico e da lì, fino ad un impianto di incenerimento. Le restanti 345 tonnellate dovrebbero essere invece trasportate nel porto italiano dove avverrà il trasbordo del carico su un’unità militare statunitense che dovrebbe “neutralizzare” le molecole tossiche “grazie a un particolare sistema di idrolisi all’interno di un reattore chimico di titanio messo a disposizione dall’esercito USA”. L’operazione richiederebbe 80 giorni e avverrebbe in acque internazionali.

Al termine del trattamento, le scorie con “basso livello di tossicità” dovrebbero essere consegnate a società private specializzate nell’eliminazione dei prodotti chimici, sempre che l’Opac reperisca le necessarie risorse finanziarie.

Secondo il programma, i mercantili verrebbero scortati nella loro rotta attraverso il Mediterraneo da un imponente schieramento militare, con unità fornite da Norvegia, Danimarca e Regno Unito, oltre che dal Pentagono che “mobiliterà la propria flotta nel Mediterraneo, più un centinaio di dipendenti civili del Dipartimento della difesa che assisteranno al procedimento di distruzione delle armi e dei precursori chimici”.

Anche la Russia fornirà uomini e mezzi sia per trasportare le armi chimiche dai siti di produzione e stoccaggio siriani sino a Latakia (previsto l’utilizzo di 75 veicoli militari di cui 25 corazzati) sia per scortare le navi cargo.

Sebbene l’Opac sostenga che la soluzione adottata sia “tecnicamente possibile” e che possa essere considerata “sicura se fatta in maniera appropriata”, i tecnici norvegesi che parteciperanno al trasbordo delle armi chimiche in Italia ritengono che ci sia un elemento di rischio soprattutto “quando saranno aperti i container e i fusti con i composti chimici a bordo dell’unità militare statunitense in mezzo al Mediterraneo.

Ma anche il trasbordo che dovrebbe avvenire nel porto italiano è un’operazione di per sé molto rischiosa, “non fosse altro -scrive Mazzeo- per la tipologia (e la quantità) delle armi chimiche presenti nei container.

I gas trovati negli arsenali siriani, sarin, iprite e VX, sono infatti agenti chimici in grado di causare la morte anche in dosi minime.

Il sarin o GB è un gas nervino della famiglia degli organofosfati; a temperatura ambiente è un liquido di aspetto incolore ed inodore, estremamente volatile e porta alla paralisi del sistema nervoso se inalato per via respiratoria.

L’iprite, noto come gas mostarda per il suo particolare odore, è liposolubile e penetra in profondità nella cute causando devastanti piaghe. A secondo delle concentrazioni, può causare la morte in meno di dieci minuti o in qualche ora, con un’agonia dolorosa.

Il gas nervino VX può essere utilizzato come arma chimica in forma liquida pura, in miscela con agenti di ispessimento e sotto forma di aerosol. L’esposizione può avvenire per inalazione, ingestione e contatto con la pelle o con gli occhi, causando in pochi minuti la paralisi dei muscoli del corpo, compreso il diaframma con conseguente morte per asfissia.

Le armi chimiche siriane dovrebbero giungere in Italia “probabilmente nella seconda metà di gennaio”, ma la data non è certa e non è chiaro quanto durerà la sosta in porto.

La distruzione dell’arsenale dovrebbe essere completata entro la metà del 2014.

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