Parola d’ordine: “Fare rete”. Creare sinergie con altre associazioni culturali, fare opinione su cultura, informazione indipendente, temi sociali. Anche se non ci si guadagna, anche se ci si rimette, anche se ci si tassa per continuare a trasmettere. E’ la filosofia di Radio Lab di Catania, radio “libera per tutti”, ma libera davvero, on air dal 24 ottobre 2011.

Lab come laboratorio, centro di sperimentazione, fucina lontana dai criteri delle radio commerciali, tutte musica, “aria fritta” e pubblicità.

Il nucleo fondante proviene da radio Zammù, abbandonata questa, quando, con un colpo di mano, divenne l’emittente ufficiale dell’Ateneo. Quindici giovani che presto diventarono cinquanta e diedero vita all’Associazione Catania Lab, editore della radio insieme alla testata giornalistica Blu media. 

Non costano nulla i locali, concessi gratuitamente dal centro Zo e le frequenze, cedute, sempre senza compenso, da Radio Amore, banda 101. Nonostante ciò, però, ci sono da pagare i conti della Siae (diritti degli autori) e quelli della SCF (diritti dei produttori discografici), le licenze software; e ancora la gestione della regia, le bollette di acqua e luce, la pulizia dei locali. Le spese sono circa 4000, 5000 euro l’anno.

La pubblicità è poca -più che mai in tempi di crisi- qualche vinaio e qualche ristorante slow food, roba di nicchia. E allora? I soci si rimboccano le maniche, strizzano le tasche e… si tassano fino a raggiungere la somma delle uscite. Di stipendi, naturalmente non se ne parla. Si lavora per la gloria, tutti collaboratori a costo zero, ma con la soddisfazione di tenere in vita un esperimento riuscito e in pareggio il bilancio.

Servizio e cultura, informazione e approfondimento. Sono tante le rubriche di Radio Lab. Con Open, Giusi Palermo affronta temi sociali, come il femminicidio o l’emigrazione. Ospite fissa, una volta al mese, la sociologa della comunicazione Graziella Priulla, si occupa di questioni di genere.

Radio Strada tratta il tema del disagio sociale e a condurre la rubrica è qualcuno che di quelle difficoltà ha cognizione di causa, le vive da vicino, forse in prima persona. La fascia si avvale inoltre della collaborazione del mensile Scarp de tennis.

L’informazione è affidata il venerdì a Ctzen, portale nato anch’esso da una costola di Step one, il social network della facoltà di Lingue, “silenziato” poi dall’allora rettore Recca.

Maurizio Caserta, docente del dipartimento di Economia e Impresa elargisce “Pillole di economia“. Paolo Mei propone brani musicali con “Radio rocketta” .

E per quanto riguarda sempre la musica, Radio Lab si avvale della collaborazione dei migliori Dj di Catania come Antonio Vetrano (Trinacria Beat box), Renato Mancini (Judoboy), Florinda Ipocoana (Lady Flo), Adriano Patti, Salvo Guarnaccia (Dottor Save), lo stesso Paolo Mei, Elena Mascolino, Nicolò Floridia.

Spesso gli speaker fanno anche la regia. La redazione è poliedrica e giovane. E anche l’associazione. Tutti under 40 o giù di lì. Il presidente è Salvo Messina. Il segretario è Alberto Conti che si occupa del palinsesto, del settore tecnico ed è anche vicedirettore artistico mentre la direzione artistica è di Antonio Vetrano.

Ma non basta. Radio Lab si appresta ad organizzare tra maggio e giugno la terza edizione (nella foto la seconda edizione) di “Get on board, get on air“,  una giornata di workshop, incontri, concerti e dj set. E’ ancora un modo col quale questi giovani tentano di entrare in contatto con Catania e di fare rete con altre realtà simili alla loro. Nonsoloradio/Oltrelaradio, si potrebbe dire con uno slogan.

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