Riceviamo da un nostro lettore il resoconto di una esperienza poco edificante di rapporti con gli Uffici del Comune di Catania. Al di là delle lamentele da muro del pianto, ci sembrano molto interessanti soprattutto le sue riflessioni sulle pesanti conseguenze economiche del mal funzionamento di questi servizi e sullo scarso livello di responsabilità dei suoi dirigenti.

Una piccola esperienza personale potrebbe fornire un inedito contributo per la comprensione del mal funzionamento della macchina amministrativa del Comune di Catania.

Ricevo qualche giorno addietro una ingiunzione per il mancato pagamento di una rata ICI del 2011; vado subito a riscontrare con la relativa ricevuta che l’avevo regolarmente pagata mediante bollettino postale online sul sito Bancoposta.

Ringrazio mentalmente l’Amministrazione che si preoccupa di non far sentire inutili noi pensionati e ci obbliga a delle salutari passeggiate in Centro, e programmo per una delle successive mattinate.

Sospettoso come tutti i catanesi, immaginavo si trattasse di una delle solite furbate del Comune per cercare di raschiare il fondo del barile o, al massimo, di una ricevuta andata smarrita. Ma la realtà si rivelerà ben più tragicomica.

Mi arrampico per due piani abbondanti di scale (un accordo Comune/Asp per tenere in esercizio il nostro sistema cardiocircolatorio?) e mi ritrovo in un’angusta anticamera, come da norma priva di sedie, in allegra compagnia di altre decine di persone (serve a promuovere la socializzazione degli anziani soli) che avevano ricevuto analoghi minacciosi avvisi.

Faccio la mia regolare ora di attesa in compagnia di un buon libro e finalmente arriva il mio turno.

Nel più assoluto e ostile silenzio metto sotto il naso dell’incolpevole impiegata le carte accusatorie e quelle a mia discolpa; essa si limita a registrarne gli estremi sul suo computer e ad annotare manualmente sulle mie carte la data di annullamento dell’ingiunzione di pagamento per manifesta infondatezza.

Senza neanche darmi il tempo e la soddisfazione di snocciolare qualche moccolo appositamente preparato per la circostanza, quasi distrattamente, mi chiede: “Ha fatto altri pagamenti on-line? Stia attento che Le potrà arrivare qualche altro avviso come questo perché a noi le ricevute dei pagamenti effettuati con questo canale non arrivano mai! Abbiamo fatto un reclamo alle Poste, ma non è cambiato nulla”.

Resto interdetto, raccolgo le mie carte, mastico un qualche saluto e vado via, consapevole di aver sprecato per futili motivi una mattinata. Ma già sulle scale mi rendo conto invece di aver scoperto, senza volerlo, una delle infinite pietruzze che impediscono alla macchina amministrativa del Comune di funzionare in modo efficace ed efficiente.

Infatti, rimugino fra me e me facendo quattro conti, l’Assessore al ramo, invece di obbligare un suo dirigente a scollare il proprio fondoschiena dalla poltrona per andare a fare un mazzo così a qualche omologo funzionario delle Poste, preferisce pagare quanto segue:

  • 30 minuti (almeno) del lavoro di un impiegato perché riscontri il presunto mancato pagamento e istruisca la relativa pratica di contestazione
  • l’uso della stampante, la carta (sono ben quattro pagine per otto facciate) e l’inchiostro per stamparla
  • un messo che si rechi all’Ufficio postale per la sua spedizione
  • le spese di spedizione e notifica (almeno 8 euro)
  • uno stuolo di impiegati (ne ho contati una ventina circa) che trascorrono piacevolmente tre mattinate e un pomeriggio del loro orario di lavoro a prendere pesci in faccia
  • da 2 a 3 ore di un malcapitato che, per quanto pensionato, potrebbe preferire restare a casa a mettere in ordine la sua collezione di farfalle (non si sa mai, oggi domani, un imprevisto incontro galante).

A conti fatti, si tratta di diverse decine di euro che, moltiplicate per il numero di casi analoghi fanno somme significative, senza considerare il considerevole spreco di risorse umane e di tempo.

Credo che su tutto ciò influisca in modo determinante  l’assoluta mancanza di responsabilità e di iniziativa dei dirigenti pubblici che preferiscono affrontare le criticità dei servizi loro affidati solo con risposte burocratiche, comode ma assolutamente inefficaci oltre che antieconomiche.

Non potrebbero, in tempi di spending review, gli Assessori pro tempore alle finanze e al personale farci un pensierino e magari chiedere ai loro dirigenti di assumersi le loro responsabilità, anche per giustificare seriamente agli occhi dell’opinione pubblica il congruo stipendio che percepiscono?

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One Response to “Comune di Catania, disagi, disservizi e soprattutto sprechi”

  1. Salvatore Castro
    gennaio 27th, 2014 at 13:48

    Fra i ringraziamenti, dovuti, all’amministrazione comunale per l’attività fisico/ginnico e di socializzazione, non bisogna dimenticare il significativo apporto allo stimolo della fantasia, espressa così mirabilmente dal signore che ha immaginato alcune “elaborate soluzioni” ad una questione che, evidentemente, gli stava a cuore.
    L’ipotesi fantastica di una soluzione a “catena corta” mi ha stupito che manco un racconto di ASIMOV; poi osa ulteriormente parlando del massimo della fantascienza: Responsabilità dei funzionari! meno male che non ha parlato di rispetto per i cittadini, sarebbe stato inverosimile!

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