“Chi scriverebbe in un blog al quale non può accedere? Nell’era dei social network una cosa simile ci sembra sconcertante. Per chi invece internet non è autorizzato ad usarlo, la possibilità di avere uno ‘spiraglio’ di comunicazione è più che allettante. Si chiama appunto ‘Spiragli’ l’associazione di volontari che, nella casa circondariale di Enna, ha preso l’iniziativa di far nascere il blog ‘Pensieri in libertà su cui scrivono i detenuti.

Non è la prima esperienza in Italia, ma di questa possiamo raccontare la storia, che comincia quando tre volontari decidono di dedicare parte del proprio tempo a chi, qualunque colpa abbia commesso, vive la difficile esperienza del carcere.

Noemi, Giuseppe e Loredana, tre amici trentenni, hanno proposto e avviato, durante lo scorso anno, due attività nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna: un corso di educazione alimentare, ‘Buoni dentro’, finalizzato all’acquisizione di una corretta cultura alimentare, e un corso di scrittura in cui i detenuti potessero provare a raccontare per iscritto il proprio vissuto su argomenti scelti e discussi tra loro e con i volontari.

All’interno del corso di scrittura, a cui hanno aderito una dozzina di detenuti, è nata l’idea del blog, accettata, dopo qualche iniziale perplessità, vista la delicatezza della situazione, dalla direttora Letizia Bellelli.

I detenuti scrivono in forma anonima, in genere scegliendo un nickname, e raccontano di sè: la privazione della libertà, la lontananza dagli affetti più cari, i sogni che coltivano, anche solo quello di tornare a condurre una vita tranquilla con la propria donna.

Raccontano la vita che si conduce nelle celle, a volte in modo ironico, come fa Pittbull che nel post ‘La mia suite’ scrive: “La mia suite è uno spazio di circa 25mq con un bagno di circa 2 metri di lunghezza per un metro di larghezza composto da un piccolo lavello e un water. Oltre agli arredi post moderni e comfort, la suite offre pure la compagnia, affinché tu non ti senta troppo solo, così io la divido con altre 6 persone. Naturalmente, per tenerci in movimento, le docce si trovano al di fuori della suite, le puoi raggiungere percorrendo un corridoio e arrivi in una stanza progettata come uno spogliatoio di un campo di calcio. All’interno della suite non abbiamo acqua calda e quindi ci laviamo con l’ acqua a temperatura ambiente: acqua tiepida d’ estate per evitare congestioni e acqua congelata d’ inverno per mantenerci tonici”.

Il blog ospita anche una categoria, denominata ‘Culinaria’, con le ricette dei detenuti, accompagnate dai suggerimenti per la preparazione… in carcere. All’assenza degli strumenti si sopperisce con la creatività, utilizzando -ad esempio- il fondo di una caffettiera come pestello per ottenere lo zucchero a velo o per schiacciare le patate all’interno di uno scolapasta. Altro che passaverdure!

E’ la stessa creatività messa in campo dai detenuti pasticcieri che abbiamo visto nel video pubblicato da Argo alcuni giorni fa con il titolo ‘Quei dolci dietro le sbarre‘, realizzato sempre nel carcere di Enna.

Gli scritti da postare sul blog ‘Pensieri in libertà’ vengono controllati dalla direzione e gli eventuali commenti vengono anch’essi filtrati. I detenuti possono prendere visone di quanto viene pubblicato solo nel momento in cui i volontari portano loro la versione stampata.

A scrivere possono essere tutti i reclusi (è quello che si augurano i promotori dell’attività) e non solo coloro che partecipano al corso di scrittura, che non sono comunque sempre gli stessi, non solo perchè alcuni si stancano e altri vogliono provare, ma perchè si tratta comunque di una struttura con un continuo ricambio di ospiti.

Il blog non permette uno scambio diretto con l’esterno e, sebbene sia previsto che anche i familiari possano servirsi del ‘sito’ per formulare richieste, esprimere motivi di disagio o altro, si tratta sempre di interventi ‘impersonali’, mentre l’interazione diretta tra reclusi e familiari resta affidata -oltre che ai colloqui- alla normale corrispondenza, regolata da apposite norme.

“Questa esperienza ci sta dando grandi soddisfazioni” ci dice Giuseppe, uno dei volontari e fondatori dell’associazione Spiragli. E in effetti questi giovani appaiono motivati ad intensificare la propria attività dentro il carcere.

Hanno organizzato una rassegna cinematografica per i detenuti ‘protetti’, cioè separati dagli altri a causa della tipologia di reati commessi, dal titolo “Andiamo al cinema”.

Coadiuvati dalla Confartigianato, che garantisce la certificazione, e da esperti (medico, nutrizionista, …) che forniscono gratuitamente alcune ore di docenza, tengono un corso HACCP per la manipolazione degli alimenti; un corso molto seguito dai detenuti perchè offre la qualifica necessaria a lavorare nelle cucine della stessa struttura ed è spendibile un domani anche all’esterno.

Hanno organizzato anche un corso di lingua spagnola, molto frequentato, tenuto da Maura, una ‘specialista’ che si è aggiunta al numero dei volontari che -spendendo tempo ed energie per chi sta pagando il suo debito con la giustizia- contribuiscono al recupero di persone che hanno spesso alle spalle vite difficili o esperienze di deprivazione e che possono trovare nelle attività proposte all’interno del carcere uno stimolo di crescita, utile per il loro reinserimento sociale.

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