Si ritiene “l’eventuale approvazione della variante lesiva degli interessi collettivi e rischiosa per l’incolumità pubblica”. Queste le conclusioni delle note inviate da Comitato No Pua e Legambiente all’ Assessorato Regionale al Territorio e all’Ambiente della Regione Siciliana, in cui viene sottoposto all’Assessorato e ai componenti del Consiglio Regionale dell’Urbanistica un articolato insieme di osservazioni.

Il riferimento è al P.U.A. (Piano Urbanistico Attuativo Catania Sud) che, nei piani dell’ Amministrazione comunale catanese, dovrebbe proseguire il progetto di riqualificazione della Plaia iniziato con il Patto Territoriale per l’Occupazione Catania Sud (P.T.O.) della fine degli anni ’90, che non ha comunque ottenuto i risultati previsti in termini di riqualificazione e decementificazione del territorio.

Il rischio maggiore è legato al processo di liquefazione delle sabbie che mette in grave pericolo gli edifici in caso di terremoto, come emerge in particolare da uno studio dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) del 2009 . Nella situazione attuale, in assenza di agglomerati urbani, viene indicato un rischio medio che diventerebbe elevato in caso di urbanizzazione.

Ecco perchè le associazioni denunciano la mancanza di uno studio geologico a supporto della documentazione della variante e sostengono che non si tratti “di una dimenticanza, in quanto l’amministrazione comunale era certamente a conoscenza della estrema delicatezza del contesto territoriale sotto l’aspetto geomorfologico. In quanto la delicatezza del territorio trova specifica conferma nello studio geologico a supporto della proposta di Piano regolatore generale del 2012, già depositato presso il Consiglio comunale, dove le aree oggetto della variante vengono definite, nelle tavole di piano, quali zone di alta pericolosità potenziale per input sismico, in quanto soggette a liquefazione di sedimenti sciolti (sabbie monogranulari sature)”.

Oggetto complessivo della contestazione la valutazione del progetto proposto dalla ditta Stella Polare che sarebbe “del tutto difforme al Piano Urbanistico Attuativo “P.U.A. – VCS”, già approvato con decreto A.R.T.A. n. 468 del 07.06.2005”. Progetto che, in particolare, prevede:

  • altezze degli edifici maggiori per: Palazzo dei Congressi, Acquario, Giochi del parco tematico od acquario, Parcheggi multipiano, Alberghi;
  • ombreggiatura di tutti i parcheggi con pensiline fotovoltaiche al posto di alberature;
  • usi consentiti nuovi: medicina dello sport, foresterie, residenze turistico alberghiere, alberghi e chiesa;
  • strutture commerciali: compresa ristorazione nella quantità del 10% di superficie utile;
  • distributori carburanti anche al di fuori di parcheggi.

Come si vede da quest’elenco, peraltro parziale, si tratta di un intervento che rischia di modificare, per sempre, un territorio che, per la sua unicità, andrebbe, invece, preservato e valorizzato.

Secondo i ricorrenti appare “evidente che la proposta di progetto della ditta Stella Polare è del tutto difforme al Piano Urbanistico Attuativo “P.U.A. – VCS”, già approvato con decreto A.R.T.A. n. 468 del 07.06.2005”.

Non comprendono, perciò, perché la Giunta Comunale accolga la proposta della ditta, invece che invitarla ad adeguare la progettualità all’impianto generale del PUA. Le motivazioni addotte sono, “di carattere generale collegate a flussi turistici non meglio quantificati. Si legge, infatti, di “grandi numeri” e di generiche ricadute positive in campo socio economico ed occupazionale”.

Sono realistici oggi i grandi numeri dei flussi turistici, sono reali le possibilità di occupazione o limitate al periodo della edificazione? Ma quest’ultima rischia di distruggere concrete prospettive di turismo, oggi sempre più legate (come dimostra il successo di Vendicari e del Parco dello Zingaro) a nuove forme di interesse naturalistico che non necessitano di interventi di cementificazione che stravolgano il territorio.

  • . . dal sito del Comune: “ L’ambito territoriale su cui interviene il P.U.A. comprende una vasta area di circa 5,300 Ha, che dal porto si estende nella zona a sud della città. Confina: a nord con lo snodo viario di faro Biscari, ad est con Mare Ionio, a sud con perimetro dell’Oasi del Simeto e con stradale Primosole, ad ovest con l’Area di Sviluppo Industriale (A.S.I.), l’aeroporto di Fontanarossa e l’Asse dei Servizi della zona artigianale”.

La Giunta ha invece dato mandato al Servizio P.R.G. Pianificazione Urbanistica Progetti Speciali della Direzione Urbanistica “di predisporre tutti gli atti di pianificazione necessari da sottoporre al Consiglio Comunale al fine di variare il PUA”.

Anche da un punto di vista procedurale viene osservato che la variante urbanistica, approvata il 17.4.2013, non è stata assoggettata alla Valutazione Ambientale Strategica, valutazione resa ancor più necessaria dal fatto che “una pluralità di destinazioni ad alto impatto urbanistico, ambientale e paesistico, quali parchi tematici, acquari, palaspettacoli, centri congressuali, discoteche e drive in, sono state collocate in aree diverse da quelle delle variante originaria”.

Ancora, non si tiene conto dei vincoli presenti sull’area derivanti dal Piano per l’Assetto Idrogeologico della Regione Siciliana (PAI). “Della presenza di tali vincoli, però, non vi è riscontro all’interno delle Norme Tecniche di Attuazione le quali fanno riferimento esclusivamente alle zone di vincolo aeroportuale trascurando, di fatto, l’esistenza di zone a rischio idraulico R2 (rischio medio) ed R3 (rischio elevato). La presenza oggi di aree a rischio idraulico R2 (rischio medio) ed R3 (rischio elevato), che diventerebbero in presenza delle strutture ed infrastrutture presenti nel PUA aree a rischio idraulico R4 (rischio molto elevato), esigono progetti di mitigazione del rischio, ad oggi inesistenti,che andrebbero approvati e finanziati ancor prima di qualunque variante urbanistica che volesse ossequiare gli interessi della Ditta Stella Polare”.

Vengono, inoltre, ignorate le prescrizioni della legge 78\71 (art. 2, comma 5) che stabilisce che “non possono essere destinati ad usi extragricoli i suoli utilizzati per colture specializzate, irrigue o dotate di infrastrutture ed impianti a supporto dell’attività agricola”, sebbene la presenza di zone agricole irrigue e specializzate venga riconosciuta da uno studio agricolo forestale già depositato in Consiglio comunale a supporto della proposta di Piano Regolatore generale del 2012.

Viene contestata, infine, la prevista demolizione di masserie ed edifici storici che attualmente caratterizzano la zona e che andrebbero salvaguardati e riqualificati per il loro “valore storico, culturale, antropologico e paesaggistico”.

Queste le conclusioni degli esponenti del Comitato No Pua e Legambiente: “da quanto sopra riportato è evidente che il PUA e la sua attuale variante sembrano disconoscere il territorio in questione, trattando l’area di interesse come una tabula rasa sulla quale tutto ed il contrario di tutto è progettabile. Si ritiene che quanto contenuto nel P.U.A. e nella sua variante è gravemente carente dei necessari approfondimenti urbanistici, idrogeologici, paesaggistici, storico/culturali, che qualunque variante urbanistica esige, ancor più quando si è in presenza di una progettualità di P.R.G. che si aspetta venga presentato e discusso in sede di Consiglio Comunale da ben 30 anni”.

Il testo integrale delle Note al PUA a questo link

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