Invincibili e disconosciute. Saranno patologie incurabili fino a quando l’ambiente non sarà bonificato. Il killer, infatti, è proprio l’aria che ci circonda, i prodotti chimici che usiamo per la pulizia del nostro corpo e della nostra casa, le industrie che inquinano, insomma il nostro habitat. Lo hanno denunciato, anche nella giornata mondiale del malato, i volontari dell’Adas, Associazione onlus per la Difesa dell’Ambiente e della Salute, che hanno sfilato in via Etnea, a Catania, fermandosi di tanto in tanto a parlare con la gente, a spiegare quali e cosa sono le malattie ambientali e cosa fare per tentare di difendersene, per rivendicare il diritto alla salute e alle cure. Sono la Sensibilità chimica multipla MCS, la Fibromialgia FM, l’Encefalomielite mialgica ME, la Sindrome da fatica cronica CFS.

A Catania sono stati solo dieci i casi diagnosticati di patologie ambientali ma manca il computo del sommerso che è enorme. Infatti è difficile ottenere una diagnosi: i medici non riconoscono i sintomi e spesso parlano di malattie psicosomatiche. “In assenza di protocolli di diagnosi è difficile ricondurre i sintomi ai veleni dell’ambiente. – dice l’avvocata Marisa Falcone, presidente dell’Adas e paziente anch’essa di una di queste patologie – e intanto il dna si danneggia in modo irreversibile”.

Cosa fare per contrastare il male senza attendere una modifica dell’habitat che appare utopistica? “Ci sono degli integratori ma non possono farcela e poi i viaggi della speranza.- dice Marisa Falcone- L’Italia, infatti, non riconosce tali malattie mentre lo fanno Austria, Svizzera e Germania”.

Non è facile conviverci. Ne sa qualcosa l’avvocata Falcone che è affetta da quattro anni dalla MCS. Dice: “Ho bandito candeggina e detersivi e vado avanti con acqua e bicarbonato e acqua e aceto. Stando attenta a verificare che non ci siano sostanze tossiche anche dentro prodotti venduti come naturali”.

“Le nostre patologie per lo Stato non esistono – denunciano i volontari dell’Adas associazione creata a Catania e proprio dall’avvocata Falcone- Nonostante l’art.32 della Costituzione riconosca e garantisca, come valore intangibile, il diritto alla salute correlato al diritto alle cure e ad un ambiente salubre, lo Stato italiano viola ogni giorno questo nostro diritto perché continua a restare indifferente alla nostra domanda di salute. I servizi sanitari nazionale e regionale ci negano pervicacemente sia il riconoscimento delle patologie ambientali sia l’ assistenza socio sanitaria ed è assente la ricerca medico-scientifica nel settore delle malattie ambientali.”

Fondamentale la tutela dell’ambiente. “Un ambiente salubre – si legge in un depliant dell’Adas – è una condizione fondamentale per garantire all’organismo la possibilità di respirare, alimentarsi, depurarsi, riprodursi, recuperare le energie.

L’inquinamento chimico o elettromagnetico, da fonti radioattive o da metalli pesanti che sia, costringe l’organismo ad un innaturale processo di adattamento che mina le capacità di autodifesa ed indebolisce il sistema immunitario, altera le funzioni di organi e apparati, sconvolge il metabolismo cellulare, innesca mutazioni genetiche ed epigenetiche nel DNA, le quali si rivelano irreversibili anche nelle generazioni future.”


foto di Antonio Costa – Ufficio stampa ADAS

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One Response to “Patologie ambientali, diritto alla cura e alla vita”

  1. esiste una branca del diritto penale che tratta i REATI AMBIENTALI , lINQUINAMENTO ed i danni alla salute. Perchè non creare un gruppo specializzato di avvocati e di medici non solo per denunciare i singoli eventi e cioè i fatti che hanno distrutto l’ambiente e arrecato danni ma soprattutto per presentare le denunce alle procure e seguire con costanza i singoli processi. Mi spiace che non si possono pubblicare perchè impegnerebbero troppo spazio ma dispongo di ben 4 sentenze di condanna inflitte ai Testa per la distruzione del golfo di Ognina. E pensare che il Comune di Catania si è costituito parte civile nel processo per cui adesso è obbligato ad intervenire. Eppure quella faccia brutta di Bianco e dei suoi assessori alla Bellezza condivisa non fanno nulla per far cessare quel disastro. Bisogna intervenire almeno in questo modo e fare spaventare i veri responsabili.

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