COMUNICATO STAMPA

 

Che cos’è la balbuzie?  Si tratta di un disturbo del linguaggio che è molto più diffuso di quanto sembri, e che finisce inevitabilmente per condizionare la vita di chi ce l’ha.

Conoscere più a fondo la balbuzie non dovrebbe essere soltanto un interesse di chi soffre di questo disturbo: il comportamento che le persone “normali” assumono nei confronti del balbuziente può influire negativamente o positivamente su di lui, e di conseguenza sulla balbuzie. Una responsabilità che ricade non solo sui genitori che accompagnano lo sviluppo linguistico dei loro figli, ma anche su chi lavora a contatto con bambini e ragazzi, e non sempre dispone dei mezzi e delle conoscenze esatte per interagire correttamente con il problema.

Di solito si pensa che sia una caratteristica di chi è balbuziente, ma in realtà quello della comunicazione è un problema che riguarda tutti. Saper parlare non sempre vuol dire infatti anche saper comunicare, e chi fa un mestiere basato sulla comunicazione – come un insegnante – questo lo sa bene.

Domenica 23 febbraio la dottoressa Chiara Comastri, psicologa ed ex-balbuziente, terrà presso l’hotel Il Principe di Catania una conferenza informativa gratuita sull’argomento.

“La persona sa esattamente cosa vuole dire e sa, altrettanto esattamente, che ci sarà un suono o una parola che non riuscirà a dire”. E’ questa la definizione che la dottoressa Comastri dà della balbuzie.

“Ho cominciato a balbettare all’età di tre anni, senza un motivo apparente, ripetendo, semplicemente, la sillaba dell’inizio della frase o allungando la vocale iniziale – ricorda la dottoressa – Crescendo, poi, ho imparato a mascherare il più possibile i miei blocchi, attraverso giri di parole, sinonimi, forzando il suono o alterando il flusso della respirazione. Come per ogni altro balbuziente, l’unico scopo è diventato il non far accorgere l’interlocutore del fatto che ti stai per inceppare: addirittura, al bar ordinavo un’S’ucco di frutta perché la’C’ di cappuccino non riuscivo a pronunciarla. A scuola era molto difficile, le interrogazioni mi creavano molta ansia con conseguenti blocchi molto evidenti e, quando mi compativano, provavo dolore e rabbia”.

In molti finiscono con il rassegnarsi a convivere con questo disturbo, convinti che non si possa fare nulla per risolverlo.

“Spesso, chi balbetta sceglie la via più facile nella vita: accettati da amici e dalla famiglia, magari si accontentano, in ambito lavorativo, di una professione per non dover superare altri ostacoli. Il nostro scopo, invece, è di rendere liberi i bambini, gli adolescenti e gli adulti di scegliere la loro strada, gustando la certezza del sentirsi completamente rappresentati dalle proprie parole”.

Dopo tanti anni di studi e battaglie, Chiara Comastri ha messo a punto un nuovo metodo, la “psicodizione” che può essere descritto come una riconquista del proprio posto e della propria libertà nella comunicazione.

“Psicodizione affianca un approccio psicologico ad uno tecnico: lavoriamo sul saper controllare i suoni, guidandoli e liberando, così, la mente dalla percezione degli inceppi, dall’idea pressante di non riuscire ad esprimere liberamente ciò che si ha così chiaro in mente. Non lavoriamo sul rilassare le persone che balbettano, ma insegniamo loro ad usare l’ansia a proprio vantaggio, sfruttandone la forza l’emotività diventa un supporto alla comunicazione. Per questo, a seconda del loro problema specifico, i partecipanti al corso vengono messi sotto “stress”, parlando e leggendo in pubblico, davanti ad una telecamera, proprio perché raggiungano la libertà di espressione in qualsiasi stato emotivo si trovino”.

Inizio conferenza ore 17:30 domenica 23 febbraio.

Hotel Il Principe, via Alessi 20-26, Catania

Ingresso gratuito

Per informazioni: tel. 011.0466223

www.psicodizione.it

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