A chi di noi non è capitato di ricevere un messaggio spam che pubblicizza l’acquisto di farmaci per la disfunzione erettile? Proprio a partire dai controlli sul commercio via internet di questi prodotti, che contengono spesso sostanze dannose per la salute come il gesso, la magistratura ha individuato l’esistenza di un circuito parallelo, relativo al commercio di sostanze dopanti.

Una “scoperta per caso” l’ha definita il sostituto procuratore Angelo Busacca intervenendo al convegno “Sport e doping” organizzato alla cittadella universitaria, lo scorso otto marzo, da Libera e da PerFormat Salute.

Una scoperta, ha proseguito, che dovrebbe indurci a fare un ‘mea culpa‘ per non aver tenuto abbastanza in considerazione questo reato. Perchè sì, di reato si tratta, di un reato penale punito sia nel caso di somministrazione ad altri o di assunzione in proprio di sostanze “atte a modificare le condizioni psicofisiche degli atleti”, sia – e in modo più pesante- nel caso di commercializzazione, come prevede la legge 376 del 2000.

La legge prevede un aggravante di pena nel caso di somministrazione a minorenni e proprio i minorenni stanno diventando i destinatari più promettenti di un mercato in espansione i cui prodotti vengono utilizzati non solo da atleti professionisti ma anche da chi fa pratica amatoriale.

Come ha ammesso con rammarico Gabriella Stramaccioni, ex atleta e componente dell’Ufficio di Presidenza di Libera, tra le relatrici del convegno, “il doping corre più veloce dell’antidoping”, anche perchè dietro questo mercato ci sono grossi interessi economici che hanno attirato l’attenzione della criminalità organizzata. Tanto è vero che -dice ancora Stramaccioni- le 7 rotte internazionali su cui viaggia la droga coincidono con quelle su cui viaggiano le sostanze dopanti.

Pesanti anche le responsabilità delle società sportive, degli allenatori e talvolta persino delle famiglie, che aspirano a fare diventare i figli dei campioni.

“Ad alto livello il mondo dello sport ha cercato di nascondere la diffusione del fenomeno” ricorda Stramaccioni “arrivando a fare sparire un libro coraggioso di denuncia, ‘Campioni senza valore‘, scritto nel 1989 da Alessandro Donati, già allenatore della nazionale di atletica leggera, poi sollevato dall’incarico a causa delle sue denunce e oggi consulente del WADA, l’agenzia mondiale antidoping.

La scomparsa del libro, del quale qualcuno aveva fatto incetta, non sarà certo dispiaciuta al CONI e ai suoi dirigenti, che saranno stati ben lieti di allontanare le verità scomode e quindi il discredito gettato dal testo sul mondo sportivo o almeno su parte di esso.

Per converso venivano dati riconoscimenti e proposti incarichi prestigiosi a Francesco Conconi, uno scienziato controverso, conosciuto nel mondo degli atleti come il ‘vampiro’, con un passato di rettore dell’Università di Ferrara e una sentenza di condanna (prescritta) per aver ‘migliorato’ le prestazioni di molti atleti con l’utilizzo del cosiddetto ‘doping del sangue’.

Nel 2012 Donati ha pubblicato un altro libro, “Lo sport del doping. Chi lo subisce, chi lo combatte” e l’autore avrebbe voluto aggiungere “chi lo combatte davvero” perchè a parole – sottolinea Stramaccioni – tutti vogliono combatterlo ma non è così. Non serve neanche chiedere maggiori controlli se i controlli sono fatti da organizzazioni che, a loro volta, dovrebbero essere controllate.

Donati, nel suo libro, fa i nomi e smonta la storia di grandi campioni contrastando l’omertà cresciuta attorno a questo fenomeno. “Non parliamo comunque di criminali” dice Stramaccioni “ma di persone che hanno scelto una ‘scorciatoia‘, indotti dal contesto che li circondava”.

C’è infatti una cultura ormai diffusa che punta solo sui risultati a qualunque costo, ignorando quella che Busacca ha chiamato ‘etica del mezzo’.

Corresponsabili ne sono anche gli allenatori che non educano più ai valori tradizionali dello sport, la lealtà, la ‘cavalleria’, il rispetto delle regole e dell’avversario.

Spesso negativo anche il ruolo dei medici, persino pediatri, che assecondano le richieste delle famiglie convinte ormai, sulla base delle sollecitazioni televisive e pubblicitarie, che non si possa avere successo nello sport se non si ‘prende qualcosa’, magari solo degli integratori.

Si determina così un paradosso, si fa sport per avere salute ma si utilizzano prodotti che, nel lungo periodo, hanno conseguenze devastanti per la salute.

Ne ha parlato Angelo Sberna, medico dello sport e membro della Commissione ministeriale per la vigilanza ed il controllo sul doping, indicando i danni acuti (immediati) e quelli cronici (con effetti tardivi) dell’uso delle sostanze dopanti.

Ritroviamo segnalati nelle sue slide, che qui riproponiamo, i problemi vascolari (infarto del miocardio, trombosi, embolie…) e quelli del muscolo scheletrico, i danni al fegato e i problemi cutanei, l’atrofia testicolare e la ginecomastia, i danni al sistema endocrino e quelli al sistema nervoso e al sistema immunitario, con aumento della percentuale dei tumori. Una prospettiva che dovrebbe atterrire e indurre, soprattutto i giovani, ad abbandonare questa strada. Ma la cosa non è così semplice.

I ragazzi tendono ad ignorare le informazioni negative e continuano a riporre elevate aspettative sulle sostanze dopanti, ritenute utili per superare bassa autostima o insoddisfazione del proprio aspetto fisico o per compensare risultati scolastici negativi.

Lo ha sostenuto, nella sua relazione, Anna Ceccherini, psicologa dello sport, che ha ricordato come i giovani in genere non usino queste sostanze per conseguire la vittoria ma soprattutto per modellare il proprio corpo.

Le cause psicologiche ed emotive che inducono ad assumere sostanze dopanti sono state approfondite da Alessandra Pace, psicologa, che -tra l’altro- ha distinto, nell’educazione di un giovane, quello che viene definito “orientamento al compito”, che induce a trarre soddisfazione dall’acquisizione di nuove competenze e dal miglioramento delle proprie abilità, indipendentemente dal confronto con gli altri, dall’ “orientamento al sè” che valorizza i risultati ottenuti superando il maggior numero di avversari ed ‘espone’ quindi al possibile uso di prodotti dopanti.

Nonostante il lavoro compiuto con competenza e abilità dai Nas, nonostante i controlli complessi e costosi, il contrasto al doping rimane difficile, anche perchè “manca, da parte di molti, la volontà di mettere le mani in questo mondo” come si è espresso il moderatore del convegno, Salvo Toscano.

Se Libera è scesa in campo sul doping lo si deve soprattutto alla consapevolezza della gravità di questa piaga sociale che coinvolge sempre più i giovani e alimenta i profitti delle mafie. Portare nelle scuole la discussione su questo tema è uno degli obiettivi che intende perseguire, sarà un’altra occasione di presenza e di impegno sul territorio insieme alle altre iniziative (regolamento sui beni confiscati, sulla festa di sant’Agata e sulle slot machine) che l’associazione sta portando avanti con il coinvolgimento delle istituzioni locali, dall’amministrazione comunale alla procura, come ha sottolineato in apertura il coordinatore provinciale Giuseppe Strazzulla.

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