Dal Porcellum all’Italicum, la sostanza non cambia. No alle preferenze auspicate dalla Consulta, bocciati gli emendamenti sulla parità di genere e sulle quote rosa, premi di maggioranza ancora troppo elevati. In un dibattito politico infuocato, quella che esce dalla Camera è una legge che non risponde ancora alle pressanti esigenze di rappresentatività del popolo italiano. Ce ne parla Ettore Palazzolo, noto costituzionalista catanese, molto critico sull’impianto della nuova legge elettorale, su cui si gioca la faccia il neo premier Renzi e l’intera compagine governativa.

Ci sono molteplici e seri dubbi di costituzionalità del progetto di nuova legge elettorale approvato di recente alla Camera. E’ da sottolineare che una nuova bocciatura della legge elettorale da parte della Corte costituzionale, a distanza di pochi mesi dalla precedente, avrebbe conseguenze devastanti per l’immagine della classe politica nel suo complesso.

Entrando nel merito si può osservare come la soglia necessaria per il premio di maggioranza è troppo esigua (il 37% dei voti), mentre appare eccessiva la quantità di seggi che verrebbero dati in premio al partito o coalizione che prende più voti (fino a circa il 18% su 630, in aggiunta a quelli spettanti in base al riparto proporzionale, per un ammontare complessivo di 340 seggi). Tutto ciò appare infatti irragionevole in presenza di un secondo turno di coalizione.

Sono parimenti eccessive e irragionevoli le soglie di sbarramento per accedere al riparto dei seggi: 8% dei voti per le liste non coalizzate, 4,5% per le liste coalizzate, purché la coalizione consegua il 12% dei voti.

Si ha quindi un depotenziamento della rappresentatività e del pluralismo politico, non giustificata da esigenze di stabilità, in presenza di un consistente premio di maggioranza e di un secondo turno di ballottaggio.

Senza considerare che nel caso le liste coalizzate non raggiungono la soglia minima (4,5 %) ma la coalizione superi il 12% dei voti, i voti saranno comunque conteggiati ai fini del raggiungimento del premio di maggioranza ed i seggi andranno ugualmente attribuiti, ma ai partiti o liste che avranno preso più voti. Con il che viene sancita per legge l’esistenza di partiti o liste aventi solo il ruolo di portatori d’acqua in favore dei partiti maggiori.

Nonostante quanto stabilito nella sentenza della Corte, c’è il rischio di un altro Parlamento di nominati, per l’assenza sia del voto di preferenza, sia dei collegi uninominali, anche se le circoscrizioni elettorali sono più ristrette (da 3 a 6 seggi) e i candidati saranno individuabili nella scheda elettorale. Ancora una volta i candidati eletti in ciascuna lista di partito saranno determinati secondo l’ordine di lista delle candidature per ogni circoscrizione (deciso, in linea di massima, dalle segreterie dei partiti).

ITALICUM scheda

L’impianto è sostanzialmente quello della legge precedente (cosiddetto Porcellum): si tratta di un sistema elettorale formalmente proporzionale, ma corretto con un consistente premio di maggioranza, con in più l’aggiunta di un doppio turno di coalizione, sia pure eventuale. E’ quindi in buona sostanza un sistema fortemente maggioritario.

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In particolare è stato disatteso il principio della parità uomo-donna di cui all’art. 51 della Costituzione, con la bocciatura degli emendamenti che prevedevano un vincolo di genere (le così dette quote rosa), non solo per l’insieme delle candidature, ma anche con riguardo ai capilista.

La soglia giusta per accedere al premio di maggioranza, in presenza di un secondo turno di ballottaggio non dovrebbe essere inferiore al 45% e l’entità del premio non dovrebbe di conseguenza attestarsi a un livello superiore all’8 – 10% dei seggi.

Sarebbe sufficiente un’unica soglia del 4 o 5% per accedere alla rappresentanza parlamentare, senza distinzione tra liste coalizzate e liste non coalizzate.

Ma sarebbe anche auspicabile prevedere la possibilità, per i partiti aventi percentuali di voto superiori all’1 o 2 % di voti, di avere un diritto di tribuna (1 o 2 deputati). Sarebbe salvo il principio di rappresentanza, senza quella eccessiva polverizzazione che potrebbe incidere sulla governabilità. Il pluralismo politico deve trovare espressione anche sul piano della rappresentanza parlamentare.

Appare francamente esiguo il numero di seggi (appena 9 o 11 oltre la maggioranza assoluta, in totale 325 o 327) attribuito alla coalizione vincitrice al ballottaggio.

Si invitano gli elettori ad un secondo turno di elezione, quando la posta in gioco è il raggiungimento di una maggioranza così risicata? Tutto ciò mi pare risibile, tenuto conto che una maggioranza di tale entità (ripeto 325 o 327 seggi), rischia di andare sotto, in molte votazioni, anche solo per qualche epidemia influenzale, considerando pure che di essa fanno parte anche i membri del Governo (Ministri e sottosegretari) normalmente impegnati in altre attività.

Considerato che la modifica della legge elettorale riguarda soltanto l’elezione della Camera dei deputati, si avrà la compresenza di due sistemi elettorali diversi (uno per la Camera, il cosiddetto Italicum, ed un altro per il Senato, il cosiddetto Porcellum così come depurato dalla sentenza della Corte costituzionale).

Si rende quindi assolutamente necessaria l’approvazione di una norma transitoria che estenda al Senato i principi della legge elettorale della Camera, in pendenza di una riforma costituzionale che dovrebbe modificare composizione e funzioni del Senato stesso.

Qualora neanche al Senato verranno approvate modifiche in tal senso, sarà inevitabile il ricorso alla Corte costituzionale, che potrebbe essere adita dal giudice ordinario, al quale un semplice cittadino intenda rivolgersi, per la ricognizione del proprio diritto di voto. Peraltro come è di recente avvenuto e che ha dato luogo alla ben nota pronuncia della Corte.

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