Un numero significativo di migranti approda quotidianamente nelle coste siciliane. Un paese civile e le sue Istituzioni, invece di creare paura e allarme, dovrebbero attrezzarsi per dare risposte positive e “umane” a chi abbandona tutto e tenta questi “viaggi della speranza”.

Quello che avviene nei centri di accoglienza è stato abbondantemente documentato, e non ci fa onore. Non siamo, però, di fronte a un’eccezione, è l’insieme delle decisioni individuate per affrontare queste problematiche che non va bene.

A Catania, come scrive su La Sicilia del 10 aprile Pinella Leocata, “l’Unità di Medicina Tropicale dell’azienda ospedaliera Policlinico-Vittorio Emanuele, istituita nel 1990, è chiusa da un anno per scelta della Direzione generale e sanitaria dell’azienda ospedaliera e dell’Ateneo”.

Un provvedimento logicamente incomprensibile ma temuto da tempo, tanto da indurre alcuni docenti della facoltà di Medicina, Cacopardo, Nigro e Mughini, a sottoscrivere nel 2010 un appello, pubblicato anche da Argo, rimasto inascoltato.

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Con la chiusura di questa Unità si è rinunciato a una struttura che, per le sue caratteristiche e competenze, potrebbe svolgere un ruolo prezioso rispetto al problema dell’accoglienza perché, come sottolinea Leocata, “malattie come la tubercolosi e la malaria sono in aumento e necessitano conoscenze ed esperienze mediche specifiche. Inoltre, il moltiplicarsi degli sbarchi richiede l’intervento di medici specialisti in grado di effettuare un primo screening, di tenere collegamenti stabili con le prefetture, di elaborare un programma di accoglienza e di avere un luogo dove poter ricoverare chi sta male”.

Siamo di fronte a una decisione che molte Associazioni che si occupano dell’intervento sociale e umanitario fra i migranti (Lila, Rete antirazzista, ANPI, La Città Felice, associazione Astra-Caltagirone, Cobas Scuola-Catania e Azione civile) contestano con forza, sottolineando, fra l’altro, l’illegittimità della stessa, presa autonomamente dall’OVE-Policlinico e dall’Ateneo catanese, invece che dalla Regione, cui sarebbe spettato decidere l’eventuale soppressione della struttura.

Conseguentemente, queste Associazioni hanno scritto una lettera aperta al ministero della Salute, all’Assessorato regionale competente e alle forze politiche e sociali, e lanciato una raccolta firme (chi fosse interessato può recarsi presso la LILA Catania, via Finocchiaro Aprile, 160, tel. 095 551017).

Nella lettera, conclude la Leocata, “le associazioni ricordano che l’azienda ospedaliera e l’ateneo avevano stipulato una convenzione con la Caritas per cui l’Unità di Medicina Tropicale si faceva carico dell’assistenza medica degli immigrati.

E sottolineano i servizi che questa unità operativa può offrire:

  • assistenza altamente specializzata a migranti e viaggiatori per patologie tropicali, inclusa la tubercolosi e le infezioni a trasmissione sessuale;
  • un ambulatorio per le prestazioni di base per gli stranieri;
  • un servizio di parassitologia per la diagnosi microscopica delle malattie tropicali;
  • un ambulatorio per la prevenzione, diagnosi e cura della tubercolosi;
  • consulenza preparatoria al viaggio per turismo, lavoro e volontariato, e diagnosi e cura al rientro;
  • un servizio di prevenzione, diagnosi e cura delle malattie a trasmissione sessuale”.

Servizi di giorno in giorno più utili, si può dire necessari. Averli soppressi rende tutti noi più vulnerabili.

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One Response to “Chiusa Medicina tropicale, una scelta incomprensibile”

  1. Anche il Centro Astalli ha contestato con forza questa illogica decisione ed ha scritto una lettera al Ministero della Salute.
    Inoltre,accanto alle motivazioni da voi ampiamente trattate,ce n’è un’altra che può sembrare insignificante e che invece per chi lavora nel settore si rivela molto importante ed è l’ubicazione di questo prezioso servizio, così centrale e facilmente raggiungibile.

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