Nel Febbraio di quest’anno la Corte Costituzionale ha “bocciato” la legge sulle droghe (Fini-Giovanardi) che equiparava droghe leggere e pesanti, facendo così rivivere la legge Iervolino-Vassalli (modificata dal referendum del 1993) che prevede pene più basse per le prime.

In questo quadro significativamente mutato, lo scorso 14 aprile al teatro Piscator di Catania, la LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) ha promosso un primo momento di confronto fra operatori del settore.

Nella convinzione, come ha detto Toy Racchetti introducendo i lavori, che le dipendenze, tutte le dipendenze, incidono e condizionano la vita di tutta la comunità e che la riflessione su questi temi deve essere nello stesso tempo articolata e unitaria. Deve, cioè, affrontare organicamente e specificamente tutte le complesse problematiche della dipendenza, dal quadro normativo ai progetti di accoglienza.

Daniele Farina (parlamentare alla Camera dei Deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, primo firmatario della proposta di legge per la modifica del Testo Unico sugli stupefacenti) ha innanzitutto sottolineato il fallimento, a livello mondiale, della strategia della guerra alla droga, come dimostra il boom del narcotraffico e la capacità delle mafie di penetrare e pervadere i mercati ufficiali.

E ha ricordato il fallimento, anche in Italia, dell’impostazione punitiva e proibizionista che ha contribuito al sovraffollamento delle carceri, visto che almeno un terzo dei detenuti è ristretto per violazione dell’art. 73 del T.U. (Produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, modificato dall’articolo 4-bis del DL 272/05, convertito dalla legge 49/06 ).

Da qui la necessità di sperimentare nuovi approcci, come sta avvenendo in Uruguay e in diversi stati USA.

Sergio Cuzzocrea (Psichiatra e psicoterapeuta, supervisore delle comunità terapeutiche Progetto Sud Calabria) ha invitato i presenti a riflettere sui nuovi approcci alle sostanze che, per esempio rispetto alla cocaina e agli stimolanti, rispondono alla necessità di superare il “grigio” che sta di fronte ai soggetti che ne fanno uso. L’intervento terapeutico, necessariamente individualizzato, deve essere, perciò, indirizzato a superare il conseguente ‘stallo’ emotivo, per evitare che tutti i giorni siano uguali, che il passato ‘infiltri’ il presente e renda impossibile progettare il futuro.

E’ quindi intervenuto, a conferma della pluralità del dibattito, Giovanni Arcidiacono della Questura di Catania. In premessa ha ricordato le dimensioni del narco traffico, la sua continua espansione testimoniata dalla quantità delle sostanze sequestrate e dalle nuove rotte utilizzate. In particolare, ha segnalato l’incremento dell’uso della cocaina, visto che il prezzo di vendita si è significativamente abbassato. Ma, soprattutto, ha dichiarato che l’obiettivo fondamentale delle forze di polizia è quello di “togliere” i ragazzi dalle mani di spacciatori e trafficanti.

Cecco Bellosi (Responsabile Educativo dell’Associazione Comunità il Gabbiano Onlus e membro del direttivo del CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) ha premesso che ogni osservatorio del fenomeno è parziale, ma riconoscere questo dato di fatto non deve impedire di tentare di interpretare la realtà, di coglierne gli aspetti dinamici, per evitare di trovarsi impreparati, come quando, con troppa superficialità, ci si era convinti che l’eroina fosse ormai in via di estinzione, per essere poi clamorosamente smentiti.

Così come non si possono omologare i tanti percorsi di chi arriva in comunità. Un approdo che coinvolge chi è in gravi condizioni esistenziali, ma anche chi apparentemente vive “perfettamente integrato” (ha citato come esempio liberi professionisti che si fanno pagare con le sostanze), chi rientra nella tipologia del bullo/violento, chi è mentalmente sofferente.

Mentre, ha ricordato che non ha mai visto in comunità una persona dipendente da cannabis. Ha concluso denunciando il fatto che le carceri si stanno riempiendo delle persone più fragili, come se per il legislatore il problema fondamentale non fosse quello di stroncare il narco traffico.

Paolo Castorina (medico, responsabile Ser.T Catania 1) ha innanzitutto denunciato come i Ser.T (servizi per le tossicodipendenze) siano considerati, all’interno della sanità siciliana, come l’ultima ruota del carro. Infatti non solo mancano le risorse materiali ma, a fronte di un impegno più gravoso rispetto al passato (per l’aumento delle dipendenze – si pensi in primo luogo all’esponenziale diffusione del gioco di azzardo – e dei compiti) vi sia stata una riduzione del personale: nel 1994 nel ‘suo’ servizio lavoravano 29 dipendenti, oggi soltanto 15. Il che rende difficile rispettare il paziente, concordando e individualizzando l’intervento, così come è complicato elaborare e praticare strategie specifiche rispetto alle diverse sostanze.

Luciano Nigro (infettivologo, Università di Catania, Presidente della LILA Catania), preso atto del fallimento di tanti anni di “lotta alla droga”, ha proposto di iniziare a ragionare sulla legalizzazione delle sostanze, tenendo conto delle novità che a livello legislativo si stanno diffondendo, anche in Italia (ad esempio sull’uso terapeutico della cannabis).

Ma ha sottolineato, soprattutto, la necessità di riaprire un confronto fra operatori, associazioni di consumatori e cittadini sui perché legati alle dipendenze, sull’uso e l’abuso delle sostanze per ridefinire una mappa corretta dei bisogni, capace di comprendere ciò che accade nel territorio, con l’obiettivo, in un’ottica di collaborazione fra pubblico e privato sociale, di progettare e sperimentare nuovi interventi, a partire da un rilancio delle politiche di riduzione del danno.

Altrettanto ricco il dibattito, unica pecca non più di cinquanta i presenti. A conferma della necessità di riprendere, in maniera diffusa, una discussione per troppo tempo colpevolmente demandata agli “addetti ai lavori”.

 

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