Passano da 3000 a 12.000, con possibile ampliamento a 20.000, i posti messi a disposizione in Italia per i richiedenti o titolari di protezione internazionale nell’ambito dello SPRAR.

Sono state pubblicate le graduatorie che prevedono 456 progetti finanziati per i Richiedenti Asilo e Rifugiati, di cui 367 ordinari, 57 per minori non accompagnati (cioè, presenti in Italia, senza alcun parente), 32 per persone con disabilità o disagio mentale.

In Sicilia sono stati approvati circa 50 progetti ordinari, 14 per minori e 8 per disabili. Ogni progetto è intestato all’Ente locale (Comune singolo o associato) che si avvale della collaborazione del privato sociale, a fronte di un cofinanziamento che non può essere inferiore al 20% del costo totale.

Il contributo del Comune può essere non solo di natura economica, ma anche in termini di beni e servizi (locali, attrezzature, costo del lavoro delle risorse umane).

Altro elemento peculiare di questo bando è il limite posto alla quantità di persone accolte in base alla popolazione del territorio ove è collocato lo SPRAR. Ciò per evitare che si creino dei veri e propri ghetti (stiamo forse parlando del CARA di Mineo?). In un comune con popolazione fino a 5000 abitanti, i posti attivabili sono 15.

L’obiettivo dei progetti del ‘Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati’ (SPRAR) è quello di offrire non solo vitto, alloggio, assistenza sanitaria e istruzione, ma un inserimento nel tessuto sociale ed economico, anche con “percorsi di riqualificazione professionale per promuovere l’inserimento lavorativo e misure per l’accesso alla casa”.

Il fatto che il Ministero preveda una maggiore diffusione di questa modalità di accoglienza e che utilizzi a questo scopo anche i fondi europei, potrebbe significare che qualcosa sta cambiando nel nostro modo di considerare le migrazioni: non più un’emergenza, ma una realtà con cui è necessario confrontarsi.

Più SPRAR significa però più soldi destinati a questo tipo di progetti che diventano  appetibili per gli speculatori. Ecco perchè è indispensabile il controllo e la verifica della qualità dei servizi offerti.

Cerchiamo di fare alcuni conti.

Il Comune di Acireale ha avuto l’approvazione per un progetto di accoglienza di 10 minori, il cui costo nei tre anni (2014-2016) è di oltre 1 milione di euro. Di essi, quasi 800.000 euro a carico dello Stato e 260.000 a carico del Comune. Visto che le risorse dei Comuni difficilmente possono garantire un simile esborso e che gli enti locali possono contribuire con beni e servizi, è probabile che l’introito effettivo sia solo quello statale, che comunque significa oltre 60 euro al giorno per minore accolto.

Anche nel Comune di Catania è stato approvato un progetto per 80 posti per adulti di oltre 4 milioni di euro, la cui quota a carico dello Stato sarà pari a 3 milioni e 800.000 euro, che significa circa 130 euro al giorno per rifugiato.

Attratte da questi finanziamenti, molte comunità che prima rivolgevano i propri servizi al Comune per fasce di popolazione svantaggiata si stanno riconvertendo in SPRAR.

Non è detto che l’abbondanza di soldi stanziati produca un’accoglienza degna di questo nome. In situazioni analoghe, come potrebbero essere quelle delle comunità-alloggio, si sono avuti casi di strutture totalmente inadeguate e di personale insufficiente.

Chi controllerà? Perchè il controllo avvenga davvero bisognerebbe innanzi tutto che i dipendenti degli enti locali, in primis il Servizio sociale, si affrancassero da alcuni condizionamenti. Come quelli creati dai legami talvolta troppo stretti tra alcuni amministratori comunali e qualche ‘privato sociale‘ il cui interesse prioritario è fare cassa..

Guarda le schede relative ad alcuni progetti siciliani

Sui paradossi dell’accoglienza italiana, leggi anche A Riace l’accoglienza è un paradosso clamoroso

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