Gioia‘ è l’esclamazione scandita e ripetuta mentre la statua del Cristo risorto, detta “l’Homu Vivu” ma anche “il Gioia”, viene portata a spalla da gruppi di giovani che la fanno danzare freneticamente, inclinandola in tutte le direzioni e rialzandola poi in modo trionfale.

E’ la Pasqua di Scicli, in cui hanno grande spazio l’euforia, l’esaltazione, un clima da festa pagana, più che il raccoglimento e la preghiera.

Eppure il sentimento della gioia ben si addice alla Pasqua, la più importante festa cristiana (nulla togliendo alla tenerezza che ci ispira il bambinello sulla mangiatoia) che -celebrando la resurrezione del Cristo e quindi la vittoria sulla morte- dà fondamento alla speranza.

Anche il cantautore Vinicio Capossela ha dedicato una canzone a questa festa, sottolineandone l’aspetto gioioso non solo con le parole ma anche con il ritmo.

Nulla del senso cristiano della Pasqua è però rimasto. Secondo Capossela sono i paesani a salvare il Cristo accompagnandolo, facendo festa e portandolo a mangiare.

“Se il Padre eterno l’aveva abbandonato/Ora i paesani se l’hanno accompagnato/Che grande festa poterselo abbracciare/Che grande festa portarselo a mangiare”

Dio Padre non viene nominato se non per dire che ha abbandonatoil figlio e Cristo stesso appare alla ricerca di una strada: “Con le tre dita la via pare indicare /Nemmeno lui nemmeno lui sa dove andare”.

La vita resta fragile e minacciata nonostante la gioia, qualcosa che non dovrebbe finire ma che di fatto finisce: “Alziamolo di peso gioventù, facciamolo saltar / Fino a che arrivi in cima, fino al ciel, fino a che veda il mar / Fino a che vita, che bellezza è la vita mai dovrebbe finir”.

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2 Responses to “Pasqua a Scicli, Capossela canta l’Uomo Vivo ma uccide il Padre”

  1. Alleluja, e’ rinato! Auguri di Buona Pasqua a tutti!

  2. rosario Mangiameli
    aprile 20th, 2014 at 19:15

    Mi pare che Capossela sia all’interno di una tradizione che comincia dalle stesse parole di Cristo morente del Vangelo (Padre perché mi hai abbandonato)e che ha una grande continuazione nella teologia e nella letteratura. Mi viene in mente un epitaffio della Spoon River Antology in cui Dio viene accusato di aver fatto morire il figlio. Capossela così si fa portatore di una tradizione la cui esistenza andrebbe spiegata e non stigmatizzata. La festa è poi un’altra cosa ancora con significati e svolgimenti storicamente significativi. Buona Pasqua alla simpatica redazione e un saluto ai miei amci.

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