I risultati dei Quiz INVALSI verranno utilizzati per individuare un piano di miglioramento; sui punti critici individuati gli insegnanti “potranno seguire percorsi di formazione rivolgendosi ad associazioni professionali, università, enti; e portare novità nella didattica” (intervista rilasciata al Corriere della Sera, dal neo presidente dell’Invalsi, Ajello).

Mentre la scuola pubblica statale italiana continua a subire tagli di ore curriculari e risorse, anche quest’ultimo governo prosegue secondo un copione già visto.

Di più, anticipando nel mese scorso i famigerati test di accesso all’Università ha costretto gli allievi dell’ultimo anno della scuola secondaria superiore di secondo grado a concentrare interesse e attenzione in tale direzione, determinando un conseguente disimpegno rispetto allo studio.

Il tutto, peraltro, senza neanche riflettere sull’eventuale paradosso che si concretizzerebbe qualora un ragazzo fosse ammesso all’Università, ma “bocciato” agli esami di stato.

La pervicace riproposizione dei Quiz Invalsi come criterio fondamentale per valutare la scuola, e i docenti, conferma il disinteresse a discutere dei veri problemi dell’istruzione, a partire da un serio bilancio, a quasi quindici della legge sull’Autonomia, sui suoi risultati fallimentari.

Su questi temi il CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica) e i COBAS hanno organizzato, mercoledì 30 aprile presso l’Istituto Gemmellaro di Catania, un convegno dal titolo: “Prove INVALSI: i danni di una didattica standardizzata. E’ ancora possibile una scuola di qualità?”

Ha introdotto i lavori Nino De Cristofaro (doc.”Boggio Lera” – esec. naz. Cobas-Scuola) e sono successivamente intervenuti: Paola Fiore (Docente S.M.”Carducci”-CT), Marina Mangiameli (docente L.S.S.”Boggio Lera”- CT), Gianni Piazza (ricercatore, Università di Catania), Paolo Putrino (studente, Consiglio d’Istituto”Principe Umberto” CT) e Ferdinando Alliata (docente, CESP Palermo).

Quest’ultimo, durante l’intervento, ha proposto la proiezione di un filmato “How the Test Was Won. Come Lisa e Bart Simpson hanno affrontato il test” che conferma la fortissima critica cui è sottoposta, negli stessi Paesi anglosassoni, la riproposizione di una didattica standardizzata.

Tutti i relatori hanno sottolineato la difficile situazione in cui si fa scuola che provoca difficoltà e stress a tutto il personale e agli stessi alunni. Diversamente da quanto si dovrebbe fare, c’è sempre meno tempo per osservare, ascoltare, individualizzare il lavoro.

I processi decisionali sono sempre meno partecipati, con il rischio, anche da parte di chi è più attento e disponibile, di “rinchiudersi” in classe rendendo impossibile quella che dovrebbe essere una peculiarità della scuola: la condivisione del lavoro.

Nonostante importanti esponenti della cultura italiana abbiano radicalmente contestato la logica dei Quiz (ricordiamo, fra gli altri, Luperini, Canfora, Settis, Israel) che rinuncia a indagare la complessità a favore di un’idea standardizzata dei processi educativi e culturali, ogni anno si assiste alla riproposizione dello stesso rito.

Anche se va sottolineato un primo successo ottenuto dai “contestatori”: quest’anno la prova non sarà somministrata agli alunni delle prime classi della scuola secondaria di primo grado.

Un rito che

  1. “esalta” la velocità:  i bimbi di 2^ elementare hanno una prova di lettura di due minuti;
  2. rimette in discussione la didattica dell’integrazione: il Dirigente Scolastico può non far partecipare alle prove INVALSI gli alunni con disabilità o DSA, impegnandoli in un’altra attività, o farli partecipare purché ciò non modifichi in alcun modo le condizioni di somministrazione;
  3. fa sì che per ottenere buoni risultati il lavoro didattico curriculare venga sostituito con ore di addestramento ai Quiz.

Il tutto in un clima decisamente lontano rispetto a quello che dovrebbe caratterizzare un corretto colloquio didattico-educativo. Nel manuale del somministratore si può leggere (sic): “La migliore risposta da dare a qualunque richiesta di aiuto è: mi dispiace ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore”.

I relatori hanno ricostruito, e contestato, la logica che dalla scuola primaria all’Università (Piazza ha parlato della “solitudine” dei numeri chiusi) attraversa l’intero percorso educativo. Una logica che fa a pugni con il fatto che l’intelligenza è una funzione che si sviluppa attraverso vari fattori (sociali, economici, culturali), che non è riconducibile a un unico modello e che, conseguentemente, una didattica avanzata presuppone la ‘diversificazione delle soluzioni’.

Una critica che sembra aver fatto breccia anche fra coloro che in Italia hanno, sino a ieri, esaltato la logica dei Quiz. Ecco, infatti, cosa si può leggere nell’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli: “Le prove standardizzate non sono affidabili quando si voglia valutare il contributo dei singoli insegnanti […] Usare gli strumenti di valutazione per assegnare premi non funziona perché spinge a comportamenti opportunistici o manipolatori”.

Per tutte queste ragioni, i presenti hanno confermato la volontà di mettere in discussione anche quest’anno lo svolgimento dei Quiz. I docenti e il personale ATA scioperando il 6 e il 7 maggio (infanzia e elementare) e il 13 maggio (media e superiore), gli studenti boicottando le risposte, i genitori non mandando i figli a scuola.

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7 Responses to “Quiz Invalsi, no alla didattica standardizzata per una scuola di qualità”

  1. Io sono a favore dei quiz standardizzati perche’ si possono valutare gli studenti in maniera oggettiva. I risultati danno lo spunto ai docenti di trovare soluzioni per colmare le lacune che si osservano. Quando i risultati sono pessimi qualcuno dovrebbe intervenire e analizzari del perche’ questa scuola sta andando male.

    A me non mi piace il modo in cui si insegna in Sicilia perche’ troppo soggettivo e si basa su quello che piace insegnare al docente. Per dire la verita non mi sorprende che’ cosi’ tanta ignoranza, e’un totale disinteresse per la scuola dati i modelli didattici che esistono. E’ora si cambiare e di adottare modelli diversi d’insegnare anche se non fanno parte di una visione idealizzata di certi docenti. Ma naturlmente fare dei cambiamenti positi e cercare di migliorare non e’ parte della nostra cultura meglio e’ continuare a essere ostinati come i muli.

  2. Io invece sono assolutamente contraria poiché questi quiz servono solo a tentar di valutare le competenze degli insegnanti a scapito dell’istruzione dei nostri figli, perché giustamente detto nell’articolo si sottraggono ore di insegnamento per fare le prove dell’Invalsi. Non si può e non si DEVE omologare, e discriminare se non ci si riesce, i bambini e i ragazzi…le PERSONE che per natura non sono tutte uguali! Non è con una serie di quiz che si valuta la capacità di un insegnante, quello potrebbe anche perdere sei mesi ad addestrare gli alunni per avere il massimo dei voti, ma i ragazzi cosa ci guadagnano? L’omologazione di un nozionismo sterile a scapito dello sviluppo individuale, ognuno coi suoi tempi, che permetta di far uscire dalla scuola verso il mondo delle PERSONE e non dei ROBOT! Ma forse è proprio questo quello che vogliono….

  3. In America uno dei paesi piu’ sviluppati del mondo i test stardardizzati sono la norma (sono usati anche in GB, nella Nuova Zelanda, Canada). In Sicilia, invece si usano quesi sistemi arcani e soggettivi del compito in classe e delle interrogazuioni. In base a questo fatto si vede queale e’ il sistema migliore. I test soggettivi, sono basati su ideali romantici che non hanno scontro con la realta dei fatti (si non solo parole ma fatti).

    La ragione che questi test standardizzati devono essere adottati al piu’ presto possibile e’ che questi metodi possono evidenziare le scuole che stanno svolgendo il loro lavoro e quelle no (a causa di assenteismo, o perche’ gli insegnanti non sanno insegnare etc.).

    Le scuole devono avere obiettivi e gli studenti devono essere valutati sulla base di questi obiettivi. Quando questi obiettivi non sono raggiunti si deve capire il perche’. Ci devono essere delle conseguense solo in questo modo le scuole possono essere tenute responzabili per i loro risultati.

    Si e’ vero non tutti gli studenti sono uguali…assolutamente, ecco perche’ ci sono i corsi professionali!! Ogni persona ha talenti e intelligenze diverse. E gli studenti che sono capaci di studiare devono avere l’opportunita’ di ricevere l’istruzione necessaria per farlo. Purtroppo alla fin, fine c’e’ caos totale e quelli che sono capaci diventano venditori di frutta o emigrano all’estero.

    Meno male ci sono ancora degli individui che malgrado devono lottare ogni giorno contro questa societa’ pazza danno agli altri Siciliani speranza, passione e entusiasmo.

  4. Salvatore Castro
    maggio 9th, 2014 at 22:15

    Non so perché, ma ogni volta che sento esaltare i metodi di valutazione “oggettivi”, tipo quelli che determinano il giudizio in base ad una “X”, mi viene tristemente alla memoria il sistema meccanicistico di – Action T4 – (Tiegartenstrasse, 4 – ufficio preposto all’applicazione del programma di eugenetica che piacque molto ai nazisti e non dispiacque ad Inglesi, Americani, Svedesi, etc..tutti cosiddetti popoli civili).
    Gli uomini non sono esseri “oggettivi” ma per loro stessa natura “soggettivi” questo, da solo, dovrebbe smorzare ogni presunzione di valutazione “oggettiva” e pazienza per il rischio (forse senza questo non ci sarebbe mai stata vita sulla terra).
    Una discussione seria sulla scuola deve essere fatta e le opinioni vanno confrontate, ma l’assunto che la scuola, anziché formare “coscenze attraverso la conoscenza” debba ridursi ad operare in nome e per conto di soggetti specifici, toglie alla democrazia uno dei beni fondamentali che è proprio quello che i Test INVALSI non sono in grado di fare (invito chi volesse esprimere opinioni a verificare la struttura ed i contenuti dei suddetti Test, magari si accorgerà che sono perlomeno offensivi e capirà che uno come Einstein non riuscirebbe ancora una volta a passare gli esami di ammissione).
    La logica semplificatoria, di moda ormai da un ventennio, sfida anche le più evidenti verità; ad esempio una delle verità è che ai corsi della “formazione professionale” hanno partecipato, per anni, Insegnanti della scuola Media inferiore e superiore senza per questo essere considerati dei cretini; così come ad un attento osservatore non dovrebbe sfuggire il fatto che sempre più diplomati e Laureati costituiscono il Target della F.P. Siciliana (prima che il governo Crocetta smantellasse senza discriminare gli enti seri dagli approfittatori – spesso presunti meritocrati). Aggiungerei che l’ultimo report sul lavoro indica sulle 24.000 unità il numero di diplomati e Laureati Italiani (principalmente meridionali che ai test invalsi danno gli esiti più scadenti) che trovano lavoro nell’industria Tedesca e mi pongo una domanda semplice: se questi nordeuropei (che non sono fessi) prendono i nostri titolati vuol dire che la scuola non è così difettosa; semmai il mondo delle imprese nostre non è in grado di assorbirli (per motivi che le imprese stesse devono indagare senza tirare in ballo la scuola – secondo una consuetudine ed una cattiva pratica) e se all’estero i nostri ricercatori trovano collocazione , il merito non è forse di un modello che riesce a trasferire conoscenze in grado di generare competenze fra le più varie? (e questo a differenza di modelli di “predeterminazione” che rispondono ad esigenze produttive del momento e che come tutti i “momenti” sono destinati ad esaurirsi).
    Sostengo in ogni sede che la scuola debba insegnare il modo di studiare ed apprendere ed in definitiva formare cittadini di una Democrazia da compiere e non deve occuparsi ne delle aziende e dei loro fabbisogni in assenza, peraltro, di piani industriali a medio e lungo termine, ne della preselezione per l’accesso alle facoltà universitarie che dovrebbero occuparsi di una propria modernizzazione (all’università dovremmo andarci in tanti, magari come succede all’estero per frequentare una particolare tematica, non solo per prendere un titolo).
    Per finire: l’uso del responso dei test è distorsivo perchè se in un quartiere degradato (svantaggiato) la risposta ai Test è negativa, in automatico si avrà una riduzione di impegno dello stato che abbandonerà, perchè inutile, la scuola locale, dove la logica oggettiva (quella si) imporrebbe invece un maggiore impegno (più soldi, più progetti, migliori insegnanti, tempo pieno ,laboratori, sostegno alle famiglie, accesso ai servizi di base, incentivazione alla pratica sportiva, etc. etc.). Tutto questo farebbe la differenza fra un metodo per migliorare le prestazioni scolastiche (si chiama feedback positivo) ed un’altro utile solo a migliorare le prestazioni economiche di chi ha inventato ed imposto un sistema che anche i nord Americani ormai guardano con sospetto.
    A proposito, uno dei sogni nel cassetto dei N.A. è quello di raggiungere lo standard qualitativo del modello scolastico italiano (nonostante sia stato ampiamente saccheggiato) e quello degli scandinavi raggiungere il modello di integrazione dei più sfortunati nelle classi normali (facciamo scuola).
    Abbandonare l’idea della “meritocrazia” che è solo una parola d’ordine per far passare in realtà solo i figli di buona famiglia ed abbandonare o “blindare” l’accesso alla conoscenza a chi proviene dai ceti più bassi, somministriamo noi cittadini i Test INVALSI ai decisori e definiamo che punteggio dare per lo spreco delle nuove e continue edizioni dei testi scolastici inutilmente costosi, per le esorbitanti tasse universitarie,per i percorsi attivati e chiusi dopo sei materie senza convertibilità, per la mancanza di alloggi per gli studenti fuori sede, per la mancanza di tirocini effettivi degli studenti, per la trasformazione dei licei scientifici in tecnologici senza alcun laboratorio applicativo di elettrologia (ad esempio) e per lo spreco di ingegni che potrebbero venire fuori da cio che è considerato “scarto”.
    Scusate la rabbia e Buon lavoro a Tutti.
    Salvatore Castro

  5. Non capisco perche’ sei metodi di valutazioni siciliani basati sui compiti in classe e eesami orali contribuiscono a creare dei soggetti creativi e eclettici perche non ci sono tutte queste menti innovatrici in Sicilia!!

    Di sicuro visto che questi modelli scolastici esistono dai tempi dei dinosauri ci dovrebbero essere piu’ Bill Gates per capita del mondo…..ed invece tristemente Catania e’ agli ultimi posti in classifica Europa per persone istruite e perche’??….ci si deve passare la mano sulla coscienza e ammettere che questi metodi non stanno funzionando.

    In alcune parti di Catania ancora il 50% non finisce le scuole medie. La scuola non intusiasma e non sta impartendo passione a questi studenti perche’ e’ troppo stagnante!

    I test standardizzati sono solo la punta dell’iceberg. Si deve cambiare totalmente il sistema scolastico perche’ gli studenti siciliani devono gareggiare con altri studenti del mondo per lavoro (non c’e’ lavoro in Sicilia). Guardiamoci un po’ attorno invece di basare l’opinioni sui sentimenti e degli ideali.

    Quello che permettono di fare i test standardizzati e’ di valutare dove esistano lacune e permettono di fare paragoni con altre scuole…in maniera scientifica (si perche’ la SCIENZA e’ OGGETTIVA!!).

    Un’ altra cosa da notare sul commento di qui sopra….perche’ le aziende non riescono ad assorbire i laureati? come e’ che non si puo’ collegare al tema de scuola? c’e’ causa ed effetto per il fatto che imprese siciliane sono quasi inesistenti. Mi dispiace dirlo ma il fatto che non ci siano nuove imprese o tanti personaggi di rilievo del mondo culturale risale al fatto che il sistema scolastico siciliano e’ in crisi!! Poi fate voi …..

    Ps. non c’e’ bisogno di arrabiarsi. Ognuno ha la propria opinione.

  6. salvatore castro
    maggio 13th, 2014 at 07:57

    Diceva Confucio: ..”con una zanna di elefante si possono fare diecimila pettinini…ma, con diecimila pettinini non si può fare una zanna di elefante!”
    I pettinini sono gli studenti (in questo caso), la zanna le imprese.
    Mi piacerebbe invitarla a conoscere il mondo delle imprese e delle nostre imprese, inoltre sarei felice che lei ricordasse a quale “condizionamento ambientale” sono sottoposte le poche imprese buone del nostro territorio e la questione non attiene minimamente il valore degli studenti.
    Dico sarei felice perché evidentemente dovrei rivolgermi all’Olimpo presso cui risiede, mentre non mi spiego l’anonimato di chi interviene su argomenti di espressione di opinione; in definitiva nessun fanatismo ideologico, ma solo decenni di attenzione ai fenomeni sociali; se poi volesse leggere cosa la scuola deve fare per limitare quel 50% di evasione nelle periferie, potrebbe gerarchizzare correttamente i problemi.
    Salvatore Castro

  7. Ci vorrebbe un esercito di sociologi per capire i problemi della Sicilia. Ma di una cosa sono certa, se si continua cosi’ diventeremo piu’ terzo mondo di quanto siamo gia’. Quindi c’e’ bisogno di smettere di fare le pecore e fare dei cambiamenti radicali. Al problema della scuola si dovrebbe dare priorita’ assoluta. Perche’ anche se continuassimo a credere che come impartiamo istruzione agli studenti e’ il migliore modo del mondo, non la vedo questa abbondanza di cittadini di Democrazia invece vedo che la maggioranza dei cittaini (studenti ed ex studenti)se ne frega della democrazia a guarda i propri interessi (anche se questi interessi non coincidono con il benessere della societa in totale).
    Quindi ancora nessuno e’ riuscito a spiegare il rapporto di causa ed effetto della scuola- societa’ Siciliana.

    Il fatto che c’e’ “condizionamento ambientale” per le aziende….non sono scioccata e lo so abbastanza bene che cosa succede nel mondo del lavoro. In Sicilia c’e’ sempre qualcuno che mentre ti stringe una mano ha l’altra mano nella tasca dei pantaloni a sottrarti il denaro. E’ parte della nostra ignoranza che ha radici nel sistema educativo (sempre la’ battiamo).

    C’e’ sempre speranza pero’…non la vedo nella scuola ma nelle gesta di quelle persone che non si arrendono e lottano contro la burocrazia e l’ignoranza e cercano di dare con il loro talento e passione un filo di speranza. Queste persone insegnano piu’ di cento professori.

    Ps. Scusi Signor Castro, se la mia scelta di anonimato la disturba, ma e’ la MIA scelta.

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