Una storia fatta di specchi e conflitti, quella di Peppino Impastato. Lo scontro “tra figlio e padre, tra rivolta vitale e obbedienza passiva”, come ci ricorda Lirio Abbate (Prefazione a “Peppino Impastato”, Becco Giallo s.r.l., 2009). Una storia passata in sordina. Quel giorno, il 9 maggio del 1978, esattamente 36 anni fa, le telecamere erano puntate altrove. In via Caetani, all’interno di una Renault 4 rossa, veniva infatti ritrovato il corpo dell’allora presidente della DC, Aldo Moro. L’omicidio di Peppino passò in secondo piano.

Le voci circolarono violentemente. Tentativo di attentato terroristico finito in tragedia? Suicidio? No, Peppino fu ammazzato. Ma abbiamo dovuto aspettare vent’anni per quel processo che finalmente ha condannato all’ergastolo il boss Tano Badalamenti come mandante.

Ci rimangono l’acuta ironia e gli sfottò di Peppino contro “Mafiopoli” e “Tano seduto” su “Onda pazza”, la sua trasmissione. Rimane la rivolta difficile, complessa, ma allo stesso tempo spontanea, di un uomo che ha saputo dire “no” al sistema mafioso di una Cinisi troppo a lungo rimasta in silenzio.

Ancora oggi, durante il corteo che ogni anno si svolge da Terrasini a Cinisi, tra la popolazione locale c’è chi si rintana e chiude le finestre al passaggio dei manifestanti. C’è ancora paura. Quel silenzio che ha seguito il boato dell’esplosione di quel 9 maggio non si è del tutto dissolto.

Ma dei passi avanti si sono fatti. Grazie all’impegno degli amici di Peppino e del fratello Giovanni. Grazie soprattutto alla madre di Peppino, Felicia, che ci ha lasciato ormai 10 anni fa.

Felicia ha aspettato. Non ha chiesto vendetta per l’omicidio del figlio. Ha aspettato 20 anni, con caparbietà, per conoscere la verità e fare giustizia. Adesso, la memoria di Peppino è limpida e veritiera, onesta e vera. E Cinisi, seppur con fatica, sta camminando sul percorso da lui tracciato.

Oggi ci piace ricordare Peppino con i suoi versi (tratti da “Amore non ne avremo”, Navarra editore, 2008). Profondi, nostalgici, terribilmente attaccati alla vita.
E vogliamo volgere il pensiero anche a Felicia Impastato. Se il lavoro di Peppino non si è frantumato insieme al suo corpo su quei binari, è soprattutto grazie a lei, al suo impegno e alla sua forza. La ricordiamo con un ritratto inedito realizzato da Rita Mavilia

“Appartiene al suo sorriso

 l’ansia dell’uomo che muore,

 al suo sguardo confuso

 chiede un po’ di attenzione,

 alle sue labbra di rosso corallo

 un ingenuo abbandono,

 vuol sentire sul petto

 il suo respiro affannoso;

 è un uomo che muore”

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