Riforma della giustizia, anche di quella minorile. E’ tra le priorità dell’agenda Renzi. Ne parliamo con Maria Francesca Pricoco che presiede il Tribunale per i minorenni di Catania, da decenni in prima fila nella difesa dei diritti dei minori in una città ad alta devianza come la nostra.

La commissione giustizia del Senato sta esaminando solo due (n. 194 e n. 595) dei tre disegni di legge presentati, tutti e due del Pdl. Il terzo (n. 1238) a firma Pd, dopo quattro mesi, non è ancora stato assegnato alla commissione.

Tutte e tre le proposte mirano ad unificare le competenze civili (separazioni, adottabilità, affidamenti, etc) per evitare sovrapposizioni, oggi distribuite tra Tribunale per i minorenni, Sezione civile del Tribunale ordinario e Giudice tutelare.

Ciò che differenzia le tre proposte attiene a quale Organo attribuire queste competenze. Le due proposte del Pdl prevedono l’istituzione di una Sezione specializzata all’interno del Tribunale ordinario; quella del Pd vuole l’istituzione del Tribunale per la persona e le relazioni familiari separato dal Tribunale ordinario (come, del resto, è attualmente il Tribunale per i minorenni) che si occuperebbe anche delle competenze penali per i reati commessi da minori di anni 18.

Altra differenza rilevante attiene alla composizione dell’organo giudiziario e cioè alla presenza al suo interno – in qualità di giudici onorari esperti – di psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, sociologi, etc., prevista solo nella terza proposta.

Un ‘Tribunale per la persona e le relazioni familiari’ o una Sezione specializzata di un tribunale ordinario?

Cerchiamo di capire quali sarebbero le conseguenze, sul piano dell’efficacia della risposta di giustizia e della tutela dei minori, nel caso in cui venga scelta l’una o l’altra soluzione.

Con il trasferimento della giustizia minorile civile ad una sezione specializzata del tribunale ordinario, minori e famiglia verranno trattati all’interno di sezioni ‘altre’, come potrebbero essere quella fallimentare o del lavoro. La cosiddetta specializzazione sarà quindi relativa alla materia trattata (minori e famiglia) non ad un organo giudicante qualitativamente adatto.

Eppure, in materia di diritti fondamentali dei minori non può prescindersi da una particolare attenzione alla composizione dell’organo ed alla specializzazione dei magistrati e degli operatori del diritto e sociali che concorrono, ciascuno per il proprio ruolo, alla formazione del convincimento del giudice

Ecco il parere della Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania, Maria Francesca Pricoco:

“Nel corso della mia esperienza ormai ultraventennale di giudice minorile ho maturato l’idea che la giustizia che si occupa di persone e di relazioni tra le persone abbia necessità di spazi, tempi e forme adeguate alla particolare espressione di un giudizio complesso e che richiede una conoscenza di non facile acquisizione.

Trasferire la materia minorile nell’ambito della giustizia ordinaria determinerebbe un’inaccettabile semplificazione ed un appiattimento delle risposte assolutamente contrastante con la complessità dell’intervento assegnato al giudice minorile.

Gli spazi, i tempi e le forme della giustizia ordinaria e del processo civile ordinario, anche sotto il profilo culturale, sono prevalentemente strutturati per procedimenti che riguardano beni materiali, patrimoni, questioni aventi rilevanza economica piuttosto che diritti della persona e della vita di relazione familiare.

In questo sistema l’istituzione di una sezione specializzata sembra un innesto non compatibile con la funzione richiesta perché inevitabilmente ridurrebbe la conoscenza e la possibilità d’interventi a tutela e salvaguardia della persona minorenne. Si tratterebbe di un innesto in un albero che non ha radici in quanto, fatta eccezione per alcune esperienze virtuose, in molti tribunali ordinari la materia della famiglia e della tutela fino ad ora è stata trattata in sezioni promiscue ed anche marginalmente rispetto ad altre materie.

Uno dei rischi è quello di non poter garantire lo spazio adeguato per l’ascolto, per la conoscenza, per le informazioni, per gli approfondimenti, per il confronto, la mediazione, la verifica e per tutte quelle attività processuali che consentono di mettere al centro del giudizio le questioni del benessere psico-fisico della persona minorenne.

Oltre a questo la proposta di istituzione di una sezione specializzata ridurrebbe l’effettiva partecipazione del minore e la sua rappresentanza processuale”.

Come cambia il processo decisionale se gli esperti da membri del collegio giudicante diventano semplici consulenti ai quali richiedere un parere?

“Ha scritto Luigi Fadiga, magistrato che ha dedicato la sua vita alla giustizia per i minori -prosegue Pricoco- che l’amministrazione della giustizia minorile si caratterizza per l’espressione di un giudizio formato con l’apporto di altri saperi oltre quello giuridico e che la specializzazione viene acquisita attraverso la formazione, l’aggiornamento, ma soprattutto favorendo l’esperienza giudiziaria del settore.

Un organo giudiziario, quindi, avente una composizione multiprofessionale è indispensabile per conoscere ed approfondire gli aspetti della vita della persona e di relazione familiare e sociale atteso che l’interpretazione della legge può tendere alla giustizia della risposta solo se i fatti sono stati correttamente acquisiti mediante l’apporto di tutti i saperi necessari per decifrare gli elementi di giudizio.

La particolarità di un organo giudiziario composto da magistrati togati specializzati e giudici onorari esperti è che il Giudice designato per questa particolare materia si esprime attraverso la formazione di un convincimento che tiene conto, al suo interno, di tutti gli apporti di conoscenza utilizzabili per il caso concreto.

E ciò nell’ambito di un processo che sia giusto per tutte le parti coinvolte e con la garanzia del contradditorio e della difesa.

Tutto sarebbe diverso nel caso in cui il giudizio fosse espressione soltanto della componente togata e che l’apporto dell’esperto, attraverso il parere di una commissione di tecnici, fosse esterno al giudizio medesimo ma comunque inglobato nella decisione.

Il timore è che con quest’ultimo sistema si voglia indebolire l’organo giudicante specializzato e trasferire fuori dal sistema della giustizia l’effettivo potere della decisione delegittimando il Giudice a favore di tecnici non vincolati ai principi dell’imparzialità e dell’indipendenza della magistratura.

Mi trovo, quindi, perfettamente d’accordo con la proposta formulata dall’Associazione Italiana Magistrati per i Minori e la Famiglia (AIMMF), volta a garantire l‟ effettività della specializzazione della giurisdizione minorile e familiare attraverso l’istituzione di un tribunale per la persona, i minorenni e le relazioni familiari, dinanzi al quale accentrare tutte le competenze in materia civile, penale ed amministrativa riguardati le persone, i minori e le relazioni familiari non solo in ambito civile ma anche in quello penale”.

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2 Responses to “Giustizia minorile, il rischio di una riforma che peggiori le cose”

  1. Se ho letto bene, la soluzione più corretta, che condivido, consiste nell’istituzione di un Tribunale per la persona, i minorenni e le relazioni familiari, dinanzi al quale accentrare tutte le competenze in materia civile, penale ed amministrativa riguardati le persone, i minori e le relazioni familiari non solo in ambito civile ma anche in quello penale. Si tratta perciò della proposta del PD? Se è così, perché nell’articolo si parla genericamente di riforme che peggiorerebbero le cose senza distinguere la proposta del PdL da quella del PD. Sembra, anche in questo caso, che non si debba entrare nel merito se non quando il bersaglio è espressamente il Partito Democratico.
    Buon lavoro.
    Elio Marotta

  2. La proposta della Associazione Italiana Magistrati per i Minori e la Famiglia (AIMMF) precede di quasi un anno quella del PD, che ad essa si ispira.
    Come abbiamo scritto, il disegno di legge del PD, dopo quattro mesi dalla presentazione, non è stato ancora assegnato alla commissione giustizia che attualmente sta discutendo le due proposte del PDL sulle quali abbiamo manifestato le nostre riserve,
    Argo ha scritto ai senatori PD della commissione giustizia, al presidente (PDL) della stessa commissione e al presidente del Senato per conoscere i motivi di questo ritardo.

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