Ingiustificato arricchimento ed esercizio di un potere impositivo generico e fiscale che può configurarsi come appropriazione illecita ed abuso di ufficio. E’ il comportamento perseguito dal Consorzio di Bonifica 9 di Catania secondo quanto scrive, in una memoria difensiva, una consorziata che si è vista recapitate una cartella di pagamento per una fornitura di acqua irrigua non erogata.

Indisponibile ad accollarsi una spesa non giustificata e ritenendo vessatorio e illegittimo il comportamento del Consorzio, la proprietaria di un agrumeto ha fatto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Catania ottenendo l’annullamento della cartella esattoriale (sentenza n° 837/01/14) e la condanna del Consorzio al pagamento delle spese del procedimento.

La consorziata aveva motivato il ricorso facendo riferimento alle leggi (RD 215/1933 e LR 45/95) che stabiliscono che il contributo vada pagato

  • solo per servizi realmente ricevuti e non perchè il fondo ricada all’interno del “perimetro del comprensorio irriguo consortile”
  • secondo un Piano di riparto che stabilisca i criteri usati per quantificare canoni e spese fisse da addebitare comunque solo a chi abbia ricevuto l’acqua irrigua

Nell’anno a cui il ricorso fa riferimento questo Piano non era stato ancora predisposto determinando ipso facto, come scrive la ricorrente, l’illegittimità della cartella. Paradossalmente, sebbene sia stato successivamente approntato, non è stato approvato dall’Assessorato Regionale a cui spettava l’ultima parola.

Emerge così una delle contraddizioni che caratterizzano le realtà consortili.  Il Consorzio di Bonifica 9 di Catania, o CB9CT, così come gli altri consorzi di bonifica siciliani, dipende infatti direttamente dall’Assessorato Risorse Agricole ed Alimentari Interventi Infrastrutturali per l’Agricoltura, (ex Assessorato Agricoltura e Foreste) della Regione Siciliana.

Secondo la L.R. 45/95, l’Assessore regionale avrebbe dovuto nominare un amministratore provvisorio che provvedesse all’ordinaria amministrazione e sovrintendesse allo svolgimento delle elezioni degli organi consortili entro 4 mesi dalla sua nomina, entro cioè il 1995, avviando così l’autonomia gestionale del Consorzio.

A distanza di 19 anni il Consorzio di Bonifica 9 di Catania e’ ancora commissariato, le elezioni non sono state indette, e i commissari straordinari nominati in successione dalla Regione non si sono limitati a provvedere all’ordinaria amministrazione. Hanno infatti predisposto il nuovo Statuto, il nuovo Regolamento Irriguo consortile, il Piano di Classifica per il riparto della contribuenza, Piano che però -come dicevamo- la Regione stessa, di cui i commissari sono espressione, non ha poi approvato.

Non sappiamo se la gestione ad opera di un Consiglio di Amministrazione regolarmente eletto sarebbe stato più oculata e più trasparente. Possiamo dire soltanto che, in ogni caso, la legge è stata disattesa.

Non sappiamo inoltre se, nel futuro, le cose cambieranno, ad esempio con la riduzione a due (Sicilia occidentale e orientale) del numero dei Consorzi, prevista dall’art. 13 della legge di Stabilità regionale, non ancora definitivamente approvata.

I consorzi, istituiti con l’obiettivo della “difesa, conservazione, valorizzazione e tutela del suolo, di utilizzazione e tutela delle acque e di salvaguardia dell’ ambiente”, anno dopo anno “si confermano un insopportabile peso, ancor di più oggi che si parla di spending review”. Così scrivono Michele Giuliano e Giovanna Naccari sul Quotidiano di Sicilia.

E ancora: “sono l’esatta antitesi del risparmio: vere e proprie montagne che partoriscono topolini. La realtà di oggi è a dir poco preoccupante: 2.192 lavoratori, 53 milioni di euro all’anno per pagare i loro stipendi e garantire i costi fissi per il funzionamento dei vari uffici e soltanto un terzo del territorio effettivamente irrigato mentre il resto delle campagne resta assetato.

Numeri che danno l’idea di come questo apparato-carrozzone, distribuito nelle province su 11 Consorzi, sia diventato oggi più che mai insostenibile”.

Insostenibile e, contemporaneamente, non in grado, come sostiene Carmelo Gurrieri segretario siciliano della CIA, di “evitare la sete dell’agricoltura siciliana, dove sono saltate campagne di produzione e le coltivazioni arboree sono allo stremo”.

Accanto alle difficoltà lamentate dai produttori, crescono le preoccupazioni dei lavoratori dei consorzi arrivati a proclamare uno sciopero generale, evitato, all’ultimo, grazie allo sblocco delle somme necessarie per pagare i lavoratori a tempo indeterminato (circa 7 milioni di euro) e all’impegno del governo regionale di reperire nuovi fondi per garantire il futuro dei lavoratori precari del settore.

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2 Responses to “Consorzi di bonifica, apparati carrozzone”

  1. “I consorzi, istituiti con l’obiettivo della “difesa, conservazione, valorizzazione e tutela del suolo, di utilizzazione e tutela delle acque e di salvaguardia dell’ ambiente”.

    Si vede come stanno valorizzando il suolo!! Manco provvedono l’acqua per irrigare le campagne e poi insultano la nostra intellegenza con la richiesta dei contributi.

    Il problema dell’acqua non e’ dipende dalla penuria di acqua….acqua esiste in abbondanza e una questione di sovrastrutture!! Questi consorzi sono una barzelletta!!

    Ci vuole piu’ trasparenza il consorzio dovrebbe fornire i cittadini con i dettagli di dove vanno i fondi ricevuti!!!

  2. PROMOZIONI AL CONSORZIO DI BONIFICA 9 CATANIA

    Occorre denunciare per tempo lo scandalo che si sta perpetrando ai danni dei consorziati e della collettività.
    L’esposizione dei fatti deve partire da lontano, ma non molto, da circa un anno fa quando le segreterie sindacali sostenevano che “il Consorzio di bonifica 9 di Catania è in ginocchio per mancanza di liquidità: la colpa della crisi finanziaria è del commissario straordinario unico per i Consorzi in Sicilia, Giuseppe Dimino ed ancora “la crisi è frutto della assente e alquanto dissennata gestione del Commissario Straordinario Unico per i Consorzi di Bonifica della Sicilia”.
    Per completare il quadro basterebbe invece riprendere le ultime dichiarazioni rilasciate dal direttore generale del Consorzio di Bonifica 9 in occasione della conferenza promossa lo scorso 16 Aprile sul problematico avvio della stagione irrigua e sulla crisi economico-finanziaria del consorzio etneo.
    In tale occasione, infatti, vennero esposti i moltissimi problemi che affliggono e preoccupano il consorzio, tanto che il direttore generale dott. Barbagallo mise le mani avanti affermando testualmente che “Se dovessero esserci disservizi relativamente la gestione della prossima stagione irrigatoria, ormai alle porte, non sarà responsabilità del Consorzio. Non possiamo inventarci il denaro che non abbiamo”, ma di conseguenza i vertici del consorzio hanno subito studiato e messo in atto una exit strategy che consentisse il risanamento dei conti e il superamento della crisi.
    Ma qual’é stata l’azione, figlia di cotanto scrupoloso senso del dovere, volta a risolvere queste situazioni catastrofiche tanto per l’ente che per l’agricoltura di buona parte della Sicilia Orientale? … PROMOZIONI per gran parte dei dipendenti consortili.
    A dire il vero gli strateghi si erano già adoperati in tal senso nel Dicembre scorso, anticipando dette conferenze e mettendo nero su bianco con le delibere 129, 139 e 168 che autorizzavano tali promozioni ma, nel Febbraio di quest’anno la doccia fredda, un duro colpo si abbatte alla soluzione della crisi, in virtù di alcuni ricorsi al TAR, l’Autorità di Vigilanza sui consorzi di bonifica dell’Assessorato Agricoltura stoppa le procedure nelle more dell’attuazione del riordino dei consorzi di bonifica della Sicilia, ed è il gelo.
    A questo punto dopo diversi mesi, arriva lo scatto d’orgoglio di chi sa prendersi le proprie responsabilità, così ecco palesarsi una nota a firma del Commissario più che Straordinario Dimino con la quale invita il direttore generale, che non se lo lascia dire due volte, a porre in essere tutti gli adempimenti necessari al completamento delle suesposte procedure.
    Dimino si, quello stesso Commissario tanto contestato e bistrattato che adesso impartisce direttive accolte nel silenzio e nell’accondiscendenza più totale per tenere quanto più nascosto l’assalto alla diligenza.

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