Gli autori non sono professionisti della fotografia. I soggetti sono persone normali.  Ci sono gli uni e gli altri  dentro  la mostra fotografica inaugurata giovedì 29 maggio, al Palazzo della Cultura di Catania.

Insieme alla mostra è stato proposto un libro di fotografie, scatti  che raccontano i primi dieci anni del progetto “Susy Costanzo”. Un programma della LILA di Catania nato, come si può leggere nel libro “con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno del programma di terapia antiretrovirale e di prevenzione della trasmissione materno-infantile dell’infezione da HIV del Luisa Guidotti Hospital di Mutoko in Zimbabwe”.

Non si tratta, dunque, di immagini “professionali”, né di istantanee realizzate per promuovere l’iniziativa. Più semplicemente, sono fotografie che propongono la vita “normale” delle persone, che lavorano o vengono curate in ospedale o che vivono nei dintorni, talvolta scattate all’insaputa degli stessi soggetti ritratti. Gli autori, i fotografi, tranne uno, sono tutti operatori che, con varie mansioni (medici, architetti, formatori, ecc.), hanno contribuito al consolidamento e al successo del progetto.

Una scelta che nasce dall’obiettivo di condividere con i lettori l’allegria e la commozione che queste immagini hanno prodotto in chi le ha realizzate.

Il libro (Malcor D’ edizione), oltre a proporre centinaia di foto, prova, nelle brevi pagine introduttive, a riassumere il senso del progetto e il contesto in cui esso si sviluppa. Si apprende così che “nel distretto di Mutoko non ci sono parchi, ma chi lo conosce sa che il distretto stesso è un parco caratterizzato da rocce particolari, sempre sul punto di cadere, che restano giorno dopo giorno sospese nell’infinito aspettando che arrivi la rinascita”.

Non mancano le riflessioni sul percorso contraddittorio sviluppatosi a partire dalla conquista dell’indipendenza (1979/80) e sugli effetti prodotti dalla grave crisi economica che attraversa il Paese dalla fine del secolo scorso, considerazioni importanti per comprendere meglio il ruolo fondamentale, non solo dal punto di vista strettamente sanitario, svolto dal Luisa Guidotti Hospital.

L’ospedale, nato nel 1936, “prende il nome dalla dottoressa italiana che vi prestava servizio negli anni ’70 e che fu uccisa nel 1979, durante la guerra per l’indipendenza”. Un impegno proseguito dalla dottoressa Marilena Pesaresi, che lo dirige da 34 anni.

Ovviamente, nelle note introduttive, il lettore troverà anche la descrizione degli obiettivi generali del progetto Susy Costanzo – Adotta la terapia antiretrovirale di una donna africana. I programmi, per la terapia antiretrovirale e un programma per la prevenzione della trasmissione materno – infantile dell’infezione da HIV, i primi avviati in Zimbabwe, che sono svolti in partenariato con la Scuola di Specializzazione di Malattie Infettive dell’Università di Catania.

Nel Paese, alla fine del 2012, il numero stimato delle persone affette dall’infezione di HIV è di circa 1,3 milioni e l’aspettativa di vita è di 53 anni. Dati drammatici, ma sicuramente migliori rispetto a 10 anni fa quando le persone affette erano oltre 2,3 milioni e l’aspettativa di vita era di 35 anni.

Nel libro, infine, un breve ricordo di Susy, socia fondatrice, amica e volontaria della LILA di Catania. “Susy Costanzo è stata una socia della LILA di Catania, ma è stata “soprattutto” una nostra grande amica. Com’era Susy Costanzo? Era allegra, triste, spiritosa, malinconica? Era tante cose, una donna dalla personalità complessa, a volte non facile, però, ciò che la rendeva speciale era sentirla sempre presente. Era
presente nelle lotte politiche, nei conflitti personali, nell’impegno sociale. Insieme abbiamo costruito molte cose, programmato nuovi impegni, insieme abbiamo organizzato tante attività; siamo cresciuti e ci siamo anche divertiti”.

La mostra proseguirà sino al 15 giugno. Si può visitare nei seguenti orari: 9,00/14,00; 15,30/19,00.

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One Response to “Le facce normali di Mukoto per il progetto Susy Costanzo”

  1. Sento la canzone “Zimbabwe” di Bob Marley nella mia testa quando sento menzionare questo paese. Ci sono ancora filmati del concerto che Bob ha fatto dopo la guerra in Zimbabwe nel 1979.

    E’ bello che ci si ricordi di questa dottoressa e che i suoi sacrifici non stati invani. Sara’ felice da lassu’ di vedere che al giorno d’oggi i malati di aids possono vivere in maniera normale con i medicinali che sono disponibili al giorno d’oggi. Buona fortuna LILA.

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